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Pasta ‘cchi sardi

E’ una specialità ricorrente che da Palermo a Cefalù arriva ad Agrigento;

le varianti sono parecchie, ma qui diamo la ricetta classica in uso a Palermo e più precisamente a Trappeto, località marinara dove le famiglie del luogo custodiscono gelosamente i segreti di questo delizioso piatto.

Iniziamo la preparazione mettendo su a lessare mezzo chilo di finocchi selvatici, i cosiddetti “finocchi rizzi”.

Una volta cotti, scolateli fitti, tritateli e conservate l’acqua di cottura.     Soffriggete in un tegame con mezzo bicchiere d’olio extra vergine di oliva due o tre capi di erba cipollina tritati. In mancanza, potete usare uguale quantità di cipolla normale. Unite al soffritto un etto di acciughe spinate; aspettate che si sciolgono a calore leggero per incorporarvi mezzo chilo si sarde decapitate e diliscate. Poco dopo aggiungete i finocchietti, un mestolo della loro acqua di cottura, una pizzicata di pepe, un pugnello di uva sultanina e uno di pinoli.

Col cucchiaio di legno tramenate le sarde in modo che diventino tutta una cosa con gli altri ingredienti.

In tegame a parte preparate una seconda salsa con mezzo bicchiere d’olio extra vergine di oliva, un capo o due di erba cipollina tritata, qualche rametto di prezzemolo pure trito, mezzo chilo di sarde diliscate e decapitate.

Bagnate anche questa seconda salsa con un mestolo scarso dell’acqua di cottura dei finocchietti colorita con un grammo di zafferano.

In questa, a differenza della prima, le sarde debbono rimanere a filetti.

Nella rimanente acqua insaporita dai finocchietti, la coloriamo con un altro grammo di zafferano, buttiamo giù un chilo di pasta, preferibilmente Bucatini di semola fatti in casa e scolatela al dente, versatela nella prima salsa, aggiungetevi la seconda e tenete il tegame ben coperto a “covare” per cinque minuti, poi potete impiattare.

Infine spargete sulla pasta un pugno di mandorle tostate, spellate e tritate.

La provenienza di questa ricetta risale al secolo scorso, quando ancora prevalevano i sapori gli odori e le tradizioni, qui la dieta non è mai stata contemplata.

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Rosario Cunsolo, è stato commerciante e agente nel settore dell’elettronica di consumo per ben venticinque anni. Ha collaborato con le più importanti aziende del settore degli elettrodomestici, dell’elettronica e della telefonia, dove è stato spesse volte insignito come migliore professionista del settore. Si è sempre distinto in tutti i settori merceologici e oggi si è saputo rinnovare diventando consulente e intermediario assicurativo. Nel 1995, ha fondato la prima associazione Antiracket a Paternò (CT) denominata A.P.A.A. la quale operò con successo nel territorio. A novembre del 2011, prese la presidenza dell’Associazione Antiracket Antiusura “Alfredo Agosta” del sistema Confcommercio a Paternò dove con la stessa professionalità ha saputo essere una guida per tutti, verso la legalità. Alla fine del 2012, ha dato le dimissioni dalla “Alfredo Agosta” e da subito, ha formato una squadra di professionisti che hanno dato alla luce il 19/03/2013 alla nuova Associazione Antiracket Antiusura “Libera Impresa” ONLUS. La nuova formazione è composta da professionisti e imprenditori che hanno saputo dire No al Racket.
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