Ficodindicioltura e concorrenza straniera

C’è un dato che i produttori di fichidindia a San Cono conosco bene e che riguarda le periodiche crisi dell’agricoltura, con le relative conseguenze. A cominciare dalla produzione del grano, che è stato soppianto dalla concorrenza delle praterie americane. Oggi è venduto a circa 25centesimi: una miseria. Stesso discorso con gli aranceti, sbaragliati soprattutto dalla California, e coi vigneti, il cui vino, esportato soprattutto in Francia, per essere tagliato, fu bloccato dalle proteste dei locali “vigneros”. Crisi periodiche affrontate, per lo più, aggirando le specialità da coltivare, fino alla riscoperta della ficodindicoltura che oggi pone San Cono come il maggiore produttore italiano del frutto simbolo di Sicilia.
Risultati lusinghieri che però incominciano a essere aggrediti, togliendo le Americhe col Messico, il Brasile e il Cile, dalla Spagna, dalla Grecia, da Israele e pure, con sempre più aggressività, da Tunisia e Marocco, mentre un’altra spinta arriva dal Sudafrica insieme ad Eritrea ed Etiopia.
In Italia si stanno attrezzando Calabria, Basilicata, Sardegna e Puglia. Quest’ultima, in particolare, ha tutte le carte in regola per sbaragliare la stessa produzione siciliana dove insistono sempre più numerose piantagioni su alcuni versanti dell’Etna, nell’agrigentino e nel palermitano. Meglio servita dalle infrastrutture e più vicina ai grandi mercati nazionali ed esteri, la Puglia è una concorrente temibile, come pure i paesi del Nordafrica dove i costi di gestione, come la manodopera, sono assai bassi. Un esempio è l’ulivicoltura, il cui olio ha invaso i nostri mercati.
Da qui l’attenzione che la politica regionale siciliana dovrebbe “impiantare” per non lasciare che un’altra crisi afferri l’agricoltura di San Cono, il quale già soffre un notevole rigurgito migratorio, se si pensa che dai circa 4.000 abitanti degli anni Ottanta, si è passati ai quasi 2.500 di oggi. Vandalizzato, per mancanza di una ordinaria strada di appena duecento metri, il centro di stoccaggio, dotato di celle frigorifero e altri marchingegni, i produttori preferiscono vendere i frutti direttamente sulle pale, mentre i collegamenti languiscono, se si pensa che le due arterie stradali più importanti, l’una, per Mazzarino, è un disastro e sull’altra, lo scorrimento veloce Catania-Gela, San Cono non è nemmeno segnalato, mentre si attende, sono già 40 anni, la mitica Libertinia. La terza, da Piazza Armerina, oltre a essere piena di curve, assomiglia a una trazzera. Segnali questi che denotano poco interesse per il futuro della Capitale della ficodindicoltura italiana.