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Operazione Husky, la notte in cui la guerra approdò in Sicilia

A più di ottant’anni dallo sbarco alleato, la più grande operazione anfibia dell’epoca resta uno spartiacque per l’isola e per l’Italia.

Che la Sicilia fosse il primo obiettivo lo stabilirono Roosevelt e Churchill alla conferenza di Casablanca, nel gennaio 1943. Chiusa la campagna in Nord Africa, l’isola offriva agli Alleati un trampolino verso il continente, il controllo del Mediterraneo centrale e la possibilità di colpire il regime fascista nel suo territorio. L’operazione prese il nome in codice di Husky. Il comando supremo era del generale Eisenhower, mentre sul campo operavano la 7ª Armata americana di Patton e l’8ª britannica di Montgomery.

Husky cominciò dal cielo. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 paracadutisti e alianti alleati partirono verso l’isola, ma il forte vento disperse molti lanci. Numerosi alianti caddero in mare e molti uomini furono sparpagliati lontano dagli obiettivi. Quei gruppi isolati contribuirono comunque a disorientare i difensori.

All’alba del 10 luglio le truppe sbarcarono su un fronte di circa 160 chilometri. Gli americani toccarono terra tra Licata, Gela e Scoglitti, gli inglesi tra Pachino e Siracusa. Per quasi 160.000 uomini, con migliaia di mezzi e circa tremila navi, fu la più grande operazione anfibia della storia fino a quel momento.

Le difese costiere italiane, spesso male armate e demotivate, resistettero poco. Siracusa cadde il primo giorno. La reazione più seria venne dalle divisioni tedesche e da alcuni reparti italiani: l’11 luglio, nella piana di Gela, un contrattacco mise gli americani in difficoltà, finché l’intervento dell’artiglieria navale e dei rinforzi non ristabilì la situazione.

Più a est gli inglesi puntarono su Catania. Nella piana, tra l’Etna e il mare, la resistenza tedesca si fece dura, con scontri intorno al ponte di Primosole a metà luglio. Le truppe di Montgomery, rallentate, non ebbero la strada libera verso Messina. Gli americani intanto spinsero verso ovest e il 22 luglio presero Palermo, poi risalirono lungo la costa tirrenica. Catania fu occupata solo il 5 agosto.

Husky ebbe conseguenze politiche immediate. Il 25 luglio, quindici giorni dopo lo sbarco, il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Mussolini e il re ne dispose l’arresto. Il governo Badoglio avviò trattative segrete con gli Alleati. Il 3 settembre a Cassibile, nel Siracusano, fu firmato l’armistizio, reso pubblico l’8 settembre. Da lì nascerà la tragedia dello sbando dell’esercito e dell’occupazione tedesca del Centro-Nord.

Il 17 agosto 1943 gli Alleati entrarono a Messina e la campagna si concluse dopo 38 giorni. I tedeschi, però, avevano organizzato un’evacuazione ordinata attraverso lo Stretto, mettendo in salvo decine di migliaia di uomini con armi e veicoli. La Sicilia era stata liberata, ma il nemico poteva continuare a combattere in Calabria e oltre.

La storia di Husky non è soltanto militare. Nei mesi precedenti i bombardamenti aerei avevano colpito duramente Palermo, Catania, Messina e molti centri minori, con vittime e distruzioni tra la popolazione. Durante i combattimenti non mancarono episodi di violenza anche da parte alleata, come l’uccisione di prigionieri a Biscari. Alla liberazione seguirono fame, scarsità e il governo militare alleato, l’AMGOT, che amministrò l’isola nei primi mesi.

Per la Sicilia, e in particolare per la costa ionica e il Catanese, Husky è un evento che ha lasciato segni visibili: musei, cimiteri militari, targhe, ponti, campi d’aviazione. Raccontarlo oggi significa tenere insieme i due volti di quell’estate: la fine di un regime e l’inizio della libertà, ma anche la memoria di chi quella libertà la attraversò sotto le bombe.

 

Le cifre sono stime storiche e variano a seconda delle fonti, quindi ti consiglio di controllarle prima di pubblicare. Se mi dici a quale ricorrenza o iniziativa locale vuoi legare l’articolo, posso aggiungere un aggancio al territorio e preparare anche titolo, sommario e versione per i social. Se preferisci, lo trasformo in un documento da tenere e condividere.

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Nato a Catania nel 1990. Attualmente ricopre il ruolo di capo di gabinetto dell'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana. Militante politico e appassionato di giornalismo sin dalla prima giovinezza ha collaborato con il Settimanale I Vespri e con il Secolo d’Italia. Ha ricoperto ruoli di amministratore pubblico nella sua città d’origine, Mascali, come consigliere comunale e assessore. È dottore in Scienze della Difesa e della Sicurezza e in Scienze Politiche. Autore di un saggio su Kelsen e la politica contemporanea "Pensiero forte" edito da Bonfirraro Editore.
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