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La Cucina italiana entra nei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

Nella giornata odierna la Cucina italiana entra nei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza.

A deliberarlo, all’unanimità, è stato il Comitato intergovernativo dell’Unesco, che si è riunito a New Delhi, in India.

Secondo la decisione, la cucina italiana è una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie, un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda.

Ha saputo adottare e arricchire piatti della cucina mediterranea, genuini, gustosi e geniali come l’arancino, un preparato tipico sapientemente elaborato dai Siciliani alle porte dell’Europa e del Mondo.

Voglio raccontarvi brevemente la storia dell’arancino.

Un intingolo portato dagli Arabi già nel 900, composto da riso e zafferano con carne per i banchetti, si serviva a forma di polpetta, tanto che venne chiamato “naranji” (piccola arancia).

Già ai tempi di Federico II di Svevia, Il genio dei cuochi Siciliani pensò bene di elaborare con gusto questa specialità sperimentando la tecnica della panatura.

Come al solito cercando tra gli archivi della nostra famiglia, ho trovato una ricetta risalente a circa sessant’anni fa.

Preparazione: Approntare un intingolo con conserva e pomodori freschi, carne trita di vitello, pezzetti di carne magra a dadi, funghi e piselli, fateli cuocere a fuoco lento per almeno sei ore o almeno fino a quando pippia.

Preparare a piccoli dadi del formaggio molle, meglio la TUMA.

Lessare in acqua e sale il riso con il zafferano e scolarlo a giusta cottura. Versate il riso scolandolo in un ripiano di marmo e iniziatelo ad amalgamare con un filo di sugo fino a renderlo compatto.

Con le mano raccogliete una palla di riso, con l’indice preparate una cavità per ottenere la sede capace di accogliere una cucchiaiata di ragù insieme a un tocco di carne, aggiungete la tuma e chiudete l’apertura con altro riso, poi lavorarlo con le mani fino a ottenere delle palle o dei coni. Fateli riposare e passateli prima nell’uovo sbattuto e successivamente nel pangrattato, deporli su un piano e metteteli a riposare. Disporre a fuoco allegro un padellone con tanto strutto, aspettare che arrivi a temperatura e gettare ad uno ad uno gli arancini che appena indorati, vanno recuperati con la ramina; lasciarli ad asciugare su fogli di carta paglia affinchè perdano l’unto.

Infine, collocarli tutti insieme in una marmitta e mandarli per pochi minuti in forno preriscaldato a 230 gradi.

In questa ricetta ci sono pochi e semplici ingredienti “popolari”, vengono mescolati con cura per ottenere un prodotto completo, gustoso e inimitabile.

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Rosario Cunsolo, è stato commerciante e agente nel settore dell’elettronica di consumo per ben venticinque anni. Ha collaborato con le più importanti aziende del settore degli elettrodomestici, dell’elettronica e della telefonia, dove è stato spesse volte insignito come migliore professionista del settore. Si è sempre distinto in tutti i settori merceologici e oggi si è saputo rinnovare diventando consulente e intermediario assicurativo. Nel 1995, ha fondato la prima associazione Antiracket a Paternò (CT) denominata A.P.A.A. la quale operò con successo nel territorio. A novembre del 2011, prese la presidenza dell’Associazione Antiracket Antiusura “Alfredo Agosta” del sistema Confcommercio a Paternò dove con la stessa professionalità ha saputo essere una guida per tutti, verso la legalità. Alla fine del 2012, ha dato le dimissioni dalla “Alfredo Agosta” e da subito, ha formato una squadra di professionisti che hanno dato alla luce il 19/03/2013 alla nuova Associazione Antiracket Antiusura “Libera Impresa” ONLUS. La nuova formazione è composta da professionisti e imprenditori che hanno saputo dire No al Racket.
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