Il libro di Anna Maria Ortese “Alonso e i visionari”

Nei mesi della recente pandemia ci è sembrato di vivere come in un film. Il nostro immaginario culturale (film, immagini televisive, racconti) è impregnato da: apocalissi ecologiche, epidemie globali, raffreddamenti e riscaldamenti repentini, nuovi medioevi. Tutto sembra anticipare e giustificare le distruzioni reali della nostra specie, ma, come ci insegna Anna Maria Ortese nel suo ultimo romanzo, Alonso e i visionari, nessuna storia umana è definitivamente scritta o inevitabile. Il piccolo puma, Alonso, che viene dal deserto dell’Arizona, la terra del Caos, ricercato e rievocato per l’intero racconto, qui diventa il simbolo di una diversa umanità. Una umanità più vera e più profonda, capace di cambiare il nostro destino di specie.
Nel romanzo si racconta del magico incontro tra un bambino di nome Decio e Alonso. Il loro è un amore a prima vista, molto più di un semplice incontro. Potremmo dire un vero e proprio riconoscimento. La morte improvvisa del bambino e il trasferimento di Alonso in Italia generano, però, una serie di eventi che rimandano alla storia della famiglia Decimo, dell’America e soprattutto dell’Italia negli anni Sessanta; di un paese che cresce per successo e ricchezza, ma che è percorso da contraddizioni profonde. Ed è in questo contesto, quello di un paese che non riesce a recuperare intera la sua identità, che l’amico americano, il professore Jhonny Op, ricostruisce la tragica storia della famiglia Decimo, aiutato dalla voce narrante del romanzo, la signora Stella Winter. In realtà, la vera intenzione del romanzo è cogliere il mistero incarnato dal piccolo puma e dal suo amore incondizionato per il mondo, lontano da quella pseudo-speciazione di cui parlava Leopardi domandandosi se l’uomo fosse davvero un animale sociale.
Infatti, in un mondo in cui domina la razionalità fredda e la logica spietata dell’uomo troviamo Alonso: spirito di dolcezza e umanità. Forse il significato sta tutto nelle parole dell’ultima lettera del professor Op:
La grazia dell’uomo non è nella forza […], ma nell’amicizia modesta, benevola, operante, continua verso tutti i viventi della Terra […]. Diamo una consolazione a tutti. Prima della Giustizia per l’uomo, venga la Giustizia per il Puma che è il Mutamento, è l’avvento dell’innocenza.
La nostra origine sta tutta nella sfera animale e, quindi, solo in un nuovo rapporto con essa è possibile immaginare un mondo libero da aggressività e passioni antisociali.