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Francavilla di Sicilia, la battaglia del 1719 riletta attraverso gli occhi di Consalvo

Un grande lavoro artistico dedicato alla Battaglia di Francavilla, combattuta il 20 giugno del 1719 tra gli eserciti spagnoli e austriaci, entra a far parte del patrimonio visivo della cittadina.

Donata da Francesco Consalvo, già docente di storia dell’arte e maestro ceramista, l’opera misura 7,46 per 3,63 metri ed è formata da nove pannelli in multistrato marino, installati con la collaborazione di Antonio Grifò su una parete di via dei Mulini.

L’intervento, per scala e posizione, si impone nello spazio urbano e richiama l’attenzione su un episodio storico affidandone il racconto non alle formule tradizionali della pittura celebrativa, ma allo sguardo personale dell’autore.

La donazione assume così il valore di un gesto rivolto alla comunità: il lavoro lascia l’ambito privato e si offre alla visione quotidiana di residenti e visitatori, diventando parte integrante del luogo che la ospita.

Chi si attendeva una rappresentazione letterale dello scontro — cavalli al galoppo, colpi di cannone, cariche di cavalleria e il movimento concitato degli eserciti — potrebbe essere rimasto sorpreso, o persino deluso.

Consalvo ha infatti scelto una strada diversa: non la ricostruzione puntuale di una scena di battaglia, ma una libera interpretazione dell’evento, filtrata attraverso la propria sensibilità.

È proprio in questa distanza dall’immaginario più prevedibile che la composizione rivela la sua identità. Il dipinto non pretende di restituire una cronaca visiva del combattimento; propone, invece, una lettura autonoma, nella quale la Battaglia di Francavilla viene osservata e raccontata secondo il linguaggio dell’artista.

Ne nasce un lavoro destinato anche a suscitare confronto: tra ciò che il pubblico immagina e ciò che effettivamente incontra sulla parete di via dei Mulini, si apre uno spazio di interpretazione che invita a soffermarsi, discutere e guardare l’episodio storico da una prospettiva differente.

«Ho scelto di ambientare l’opera qui, in via dei Mulini, immaginando i soggetti in posa per una fotografia davanti agli archi dell’antico acquedotto», spiega Francesco Consalvo.

Gli domando quindi perché abbia deciso di sbarrare con croci blu i simboli degli eserciti spagnolo e austriaco che si affrontarono a Francavilla.

«Perché simboleggiano un grave errore. Gli errori si correggono con la matita blu, ritenuta più severa di quella rossa. Molti non lo sanno; anch’io l’ho scoperto documentandomi».

L’opera vuole dunque essere una condanna della guerra?

«Sì, è un messaggio universale, e molti lo hanno compreso, come dimostrano i commenti sui social, ed hanno compreso anche perché alcuni soggetti sono in abiti moderni. La mia posizione è chiara: non condivido la guerra, le dominazioni né il colonialismo. Abbiamo bisogno di tanta pace nel mondo.

Non ho voluto, quindi, proporre una ricostruzione storica né raccontare la battaglia, sebbene sia stata importante per le sorti e il futuro dei domini austriaco e spagnolo. Chi desidera conoscerne gli eventi può approfondirli. Ho voluto mettere al centro la famiglia, perché i veri protagonisti dell’opera sono i francavillesi, i nostri avi.

È un’immagine senza tempo: i genitori indossano abiti ispirati al Settecento e alla tradizione siciliana, mentre i bambini vestono in modo contemporaneo, a rappresentare la continuità tra passato e presente. Uno di loro porta persino una maglietta con il simbolo dei Rolling Stones».

 

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Luigi Lo Presti nasce a Francavilla di Sicilia il 10 settembre 1959; diplomato presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Randazzo. La sua prima esperienza con il giornalismo risale agli anni Ottanta, quando all’età di 25 anni inizia a collaborare con il quotidiano “La Gazzetta del Sud” come corrispondente da Francavilla di Sicilia, dal 1984 al 1988, e con il settimanale “La Gazzetta Jonica”. Nel 1989 viene assunto nella Pubblica amministrazione e si trasferisce a Cuneo, in Piemonte, dove rimarrà per 20 anni. La lunga permanenza nella città subalpina non gli farà tuttavia dimenticare le proprie origini, e così nel 2008 rientra in Sicilia. Studia Scienze dell’Informazione, tecniche giornalistiche e social media presso l’Università di Messina. Attualmente, collabora anche con il Gazzettinoline di Giarre.
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