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Tribunale di Catania: Parla Mariano Sciacca “La giustizia si rinnova con metodo, innovazione e collaborazione”

 

A pochi mesi dall’insediamento, il presidente del Tribunale di Catania traccia un primo bilancio del lavoro svolto e guarda al futuro: dalla digitalizzazione alla Cittadella giudiziaria, dall’intelligenza artificiale al progetto “Catania 2030”.

A poco più di tre mesi dal suo insediamento alla guida del Tribunale di Catania, il presidente Mariano Sciacca affronta con determinazione una sfida complessa: rendere la giustizia più efficiente, coeva e vicina ai cittadini. Organizzazione, innovazione tecnologica, valorizzazione delle risorse umane e dialogo con le istituzioni rappresentano i pilastri di un progetto che guarda al lungo periodo. In questa intervista, il presidente illustra le linee della propria azione amministrativa, soffermandosi sul ruolo dell’intelligenza artificiale, sulla futura Cittadella giudiziaria e sul piano strategico “Catania 2030”, destinato a orientare il percorso di rinnovamento dell’ufficio giudiziario.

Presidente, sono trascorsi poco più di tre mesi dal Suo insediamento. Qual è il primo bilancio di questa esperienza?

«Tre mesi rappresentano un tempo ancora breve per formulare un bilancio compiuto, ma sono sufficienti per verificare la direzione intrapresa. Sin dall’insediamento, l’azione della Presidenza si è sviluppata secondo un metodo di lavoro fondato sulla programmazione, sull’analisi delle priorità e sul confronto costante con tutti gli attori del “sistema giustizia”.

Tra le iniziative già avviate figurano la digitalizzazione del settore penale, l’istituzione di tavoli tecnici permanenti con la Procura della Repubblica e con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Si cita, altresì, l’analisi dei flussi di lavoro, per una più equilibrata distribuzione dei carichi e la valorizzazione del personale dell’Ufficio per il processo, ritenuto una risorsa strategica per accompagnare il percorso di innovazione organizzativa.

Tra le iniziative più significative, si menziona poi la sottoscrizione di un protocollo d’intesa quadriennale con l’Università di Catania. L’accordo, dedicato alla formazione, alla ricerca e all’innovazione, rappresenterà uno dei pilastri del Piano strategico “Catania 2030”, la cornice entro cui il Tribunale intende sviluppare il proprio percorso di modernizzazione.»

Mariano Sciacca

Il Tribunale di Catania è oggi considerato uno dei laboratori più avanzati nell’impiego dell’intelligenza artificiale. Quale ruolo potrà avere questa tecnologia?

«L’intelligenza artificiale costituisce, all’unisono, opportunità e innovazione, ma non sostituirà mai il giudice. La decisione giurisdizionale, invero, rimane prerogativa esclusivamente umana e richiede, nondimeno, un controllo costante ed effettivo da parte del magistrato.

De facto – spiega il presidente Sciacca – l’IA può supportare magistrati e personale nelle attività documentali e nella ricerca giuridica, “alleggerendo” il carico delle operazioni più ripetitive e consentendo di dedicare maggior tempo all’analisi delle questioni più complesse. Per i cittadini ciò potrà tradursi in una giustizia più efficiente, con tempi di definizione dei procedimenti progressivamente più contenuti.

«Per questo il Tribunale di Catania ha avviato LEXINTEL, un progetto interistituzionale dedicato allo sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale a supporto dell’attività giudiziaria. La sua peculiarità è che le soluzioni vengono progettate insieme a magistrati, avvocati e personale amministrativo, garantendo trasparenza e controllo umano.

Parallelamente, è stato posto al centro del dibattito istituzionale il tema di regole condivise per l’impiego dell’IA negli uffici giudiziari: perché la vera alternativa non è rinunciare alla tecnologia, ma evitarne un utilizzo privo di criteri comuni.»

Grande attenzione è rivolta anche alla futura Cittadella giudiziaria di Viale Africa. A che punto è il progetto?

«La nuova Cittadella rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più importanti per la giustizia catanese degli ultimi decenni. Il nostro compito è prepararci sin d’ora affinché il trasferimento degli uffici avvenga senza interrompere il servizio ai cittadini.

Quando l’opera sarà consegnata, il passaggio sarà già stato pianificato nei dettagli: organizzazione degli spazi, infrastrutture informatiche e comunicazione con avvocati e utenti. L’obiettivo è realizzare un sistema moderno e funzionale, con Viale Africa destinata alla giurisdizione civile e Piazza Verga che continuerà a rappresentare il polo del settore penale.

Una sede giudiziaria efficiente non è soltanto un edificio: è un segnale concreto della qualità dello Stato e del rispetto dovuto ai cittadini e agli operatori della giustizia.»

Lei parla spesso di collaborazione tra Magistratura, Avvocatura, Università e istituzioni. Qual è la Sua idea di giustizia per il futuro?

«Immagino una giustizia che sia realmente un servizio pubblico, capace di misurare i propri risultati e di dialogare stabilmente con il territorio. Nessuna istituzione può affrontare da sola le sfide dell’innovazione.

Si richiama, pertanto, il Piano strategico “Catania 2030”, traduzione logica di una precisa visione: mettere insieme organizzazione, digitalizzazione, formazione, edilizia giudiziaria e partenariati istituzionali in una prospettiva di lungo periodo.

In quest’ottica, la Regione Siciliana rappresenta un partner fondamentale. In realtà, investire nella giustizia non significa unicamente orientarsi alla tutela dei diritti dei cittadini, ma costituisce persino una leva di crescita e garanzia di sviluppo, contribuendo a rendere il territorio più competitivo e attrattivo anche dal punto di vista economico.»

M. Sciacca interviene all’ insediamento da Presidente del Tribunale

Più volte Lei ha definito il Tribunale di Catania un possibile laboratorio nazionale di innovazione. Quali condizioni sono necessarie perché questo obiettivo diventi realtà?

«Servono anzitutto dati affidabili, perché solo ciò che viene misurato può essere migliorato e replicato. Occorrono poi formazione continua, protocolli condivisi, collaborazione stabile con Università e Avvocatura e un costante dialogo con il Ministero della Giustizia e con il Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma c’è anche un’altra condizione: la sobrietà. Un modello organizzativo non si costruisce sulla comunicazione, bensì sui risultati concreti. Preferisco che del Tribunale di Catania si parli tra qualche anno, quando sarà possibile valutare i numeri e verificare quanto il lavoro svolto abbia realmente migliorato il servizio ai cittadini.»

Conclusione

L’impressione che emerge dalle parole del presidente Mariano Sciacca è quella di una guida che punta a coniugare innovazione e rigore, senza cedere alla tentazione degli annunci. Al centro del suo progetto, si configurano chiari segni direzionali, ossia: il metodo, la programmazione e la collaborazione istituzionale, nella convinzione che la modernizzazione della giustizia non dipenda soltanto dalla tecnologia, ma soprattutto dalla capacità di costruire organizzazioni solide e durature.

È una prospettiva che guarda oltre l’immediato e che affida al Tribunale di Catania l’ambizione di diventare un “laboratorio di buone pratiche”, con un obiettivo puntuale: offrire ai cittadini una giustizia più efficiente, accessibile e vicina ai bisogni del territorio.

 

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Giornalista e Dottore di Ricerca in Scienze Politiche Luisa Trovato è Dottore di Ricerca in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Catania, con una tesi dedicata all’analisi storico-sociologica delle Regie Trazzere di Sicilia e al recupero dei percorsi identitari e turistico-culturali del territorio. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, svolge attività giornalistica per testate regionali e nazionali, occupandosi di tematiche di interesse scientifico, sociologico, artistico, religioso e istituzionale, con particolare attenzione agli aspetti legati al cerimoniale e al galateo pubblico. Ha conseguito un Master in “Cerimoniale, Galateo ed Eventi Istituzionali” presso l’Università “La Sapienza” di Roma ed è inserita, con la qualifica di Cerimonialista, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Ha inoltre ottenuto il Diploma di Specializzazione in Diritto Nobiliare, Scienze Araldiche e Cerimoniale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum della Città del Vaticano, con tesi dedicata a Santa Ildegarda di Bingen, pubblicata negli Atti del Quarto Convegno di Studi di Diritto Nobiliare (Pisa University Press, 2025). Collabora con riviste e giornali come La Sicilia, Il Giornale di Sicilia e La Voce dell’Jonio, e ha curato la comunicazione e la diffusione di progetti accademici e sociali, tra cui la Conferenza Nazionale dei Dottorandi in Scienze Sociali (CNDSS). È autrice e coautrice di pubblicazioni scientifiche, tra cui Il Futuro delle Professioni della Comunicazione: il Cerimonialista ed Esperto di Galateo nella Società delle Reti (IUSVE, Venezia). Appassionata di arte, storia e cultura delle istituzioni, partecipa a convegni nazionali come relatrice su temi legati al cerimoniale, alla comunicazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale.
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