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La recensione del libro “Storia d’amore e d’archeologia” di Marinella Fiume

Il nuovo libro di Marinella Fiume è un riuscito sincretismo di generi: biografia, saggio e romanzo si intrecciano in una narrazione che unisce rigore storico e invenzione letteraria.

La scena è dominata da due protagonisti reali: Daphne Phelps e Dinu Adamesteanu. Ma accanto a loro agisce un terzo personaggio, decisivo: l’archeologia, forza silenziosa che orienta e determina le loro esistenze.

Daphne, inglese e nipote del pittore Robert Kitson, eredita la casa costruita dallo zio a Taormina. Giunge in Sicilia con l’intento di sistemare e forse disfarsi della proprietà, ma è irretita dalla bellezza magica del posto. Senza mai rinnegare la propria identità, si lascia contaminare dalla cultura locale, si integra nella comunità taorminese e ne diventa un punto di riferimento. Il suo destino è segnato: non potrà mai più staccarsi da quel luogo e da quella casa, che custodirà per sempre.

Dinu, profugo dalla Romania del regime di Ceauşescu, approda in Italia e poi in Sicilia dove, a Gela, conduce importanti scavi archeologici. Innovatore nel suo campo, introduce l’uso della fotografia aerea nello studio del territorio, contribuendo in modo decisivo al progresso della disciplina. Anche lui è sedotto da una terra che svela i segni del passato a ogni carezza. Si trasferisce in Basilicata ma rimane legato alla sua missione e ambizione archeologica.

Il possibile legame sentimentale tra Daphne e Dinu resta a lungo avvolto nel mistero, affidato a un carteggio rimasto ignoto per decenni. L’autrice propone al lettore un’indagine che, mescolando testimonianze dirette e documenti, tenta di fare chiarezza su un’enigmatica relazione d’amore e/o d’amicizia. A guidare il racconto è una giovane donna che, rispecchiandosi nella storia dei protagonisti, ne comprende i sentimenti e coglie il ruolo decisivo esercitato dall’archeologia nelle loro vite.

Ricco di rimandi a letterati, artisti e scienziati, il libro di Marinella Fiume trasforma l’archeologia in racconto e il racconto in strumento di conoscenza.

 

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Maurizio Salustro ha maturato 41 anni di esperienza nel settore legale, compresi 31 anni con la magistratura italiana, spaziando dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti. Ha presieduto la Prima Sezione Penale del Tribunale di Catanzaro. Ha svolto un’intensa attività internazionale sia con funzioni esecutive (in Kosovo come Giudice con la Missione ONU - UNMIK e, poi, come Pubblico Ministero per i crimini di guerra con la Missione dell’UE – EULEX; in Guatemala come Capo delle Indagini con la CICIG -Commissione Internazionale contro l’Impunità in Guatemala-, sia nel settore dello sviluppo delle istituzioni (specialmente in Georgia e Iraq). In pensione dall’agosto 2022, si dedica a iniziative di promozione sociale.

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