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L’uomo è un animale sociale e non un utente  social

A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte ne sono sicuro”

Parole scritte da Charles Bukowski nel suo libro “Niente canzoni d’amore” in cui descrive la desolante vita americana.

Considerazioni che purtroppo, ancora oggi, in questa nostra società alienante e disturbante, conservano tutta la loro validità.

Noi siamo soli!

E ne siamo sempre più certi.

La nostra solitudine non è solo una nostra sensazione, ma una realtà quotidiana che ci accompagna silenziosa nelle nostre giornate.

Negli antichi monasteri medievali la solitudine era considerata “beata” in quanto era un’esperienza interiore di meditazione e di riflessione, stare da soli permetteva di conoscersi in profondità, di accettarsi e di ritrovare una condizione di pace.

“O Beata Solitudo, o sola beatitudo” (o beata solitudine, o solitaria beatitudine)

Un’espressione che solitamente è attribuita a San Bernardo ma che invece sarebbe da collegare a una raccolta di poesie del XVI secolo del sacerdote olandese Cornelius  Musius.

Però, al di là della sua provenienza, attesta come la solitudine, sin dal medioevo fino ai secoli successivi, fosse ritenuta un valore positivo.

Solo nella quiete della solitudine era possibile raggiungere una calma interiore.

Ma oggi la solitudine, a cui siamo costretti, ci ha rinchiuso in noi stessi ed è percepita solo come sofferenza, vuoto dilaniante.

Essa si è trasformata in un perenne stato di disconnessione con gli altri, ci impedisce di relazionare con chi ci sta accanto e, di conseguenza, non siamo più capaci di riempire quella sensazione di assenza che sentiamo dentro di noi.

“La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi”

Ha scritto lo scrittore portoghese Josè Saramago  nel suo romanzo “l’Anno della morte di Riccardo Reis” evidenziando come la solitudine ci eroda dentro e ci faccia sentire non solo soli con noi stessi, ma soprattutto inutili.

E, soffocati da questa nostra inutilità, crediamo di compensarla aggrappandoci spasmodicamente ai bagliori dei social. Crediamo che vivere, sempre di più nell’illusorio mondo digitale, ci possa permettere di trovare una connessione con gli altri, invece restiamo inesorabilmente separati, come isole brutalmente divise da questo immenso oceano digitale.

Viviamo nascosti dietro a degli anonimi schermi senza sapere che dall’altra parte c’è qualcun altro, solo come noi.

I mirabolanti progressi tecnologici si sono rivelati una pericolosa arma a doppio taglio.

Ci illudono di connetterci con chiunque noi desideriamo, invece ci estraniano, ci privano della nostra primordiale necessità: relazionare con i nostri simili.

Solo dal contatto con l’altro siamo in grado di definirci.

L’uomo è un “animale sociale” ha affermato, nel IV secolo a.C. il filosofo greco Aristotele, nella sua opera “Politica” avendo compreso che l’essere umano  per natura vive in società. 

Ogni uomo tende per natura alla socialità, lo stare a contatto con l’altro è essenziale per definire la propria identità.

Ogni uomo ha il bisogno innato di far parte di una comunità,  si realizza attraverso le relazioni con l’altro, ma quando queste divengono virtuali appaiono falsate, innaturali, e generano relazioni che non uniscono ma dividono in prigioni che emarginano.

L’uomo è un animale sociale, non un anonimo utente social!

Eppure è sempre più connesso in modo ossessivo, sempre più catapultato in una realtà avulsa dalla sua quotidianità.

Invece di riempire il vuoto che ci portiamo dentro, lo alimentiamo giorno dopo giorno, condividendo ogni momento della nostra giornata, postando in modo febbrile decine di foto.

Immersi totalmente in questa ossessione narcisistica di noi stessi, paradossalmente perdiamo la nostra identità e vaghiamo disorientati nell’universo virtuale, estraniati dai veri rapporti relazionali.

La grande illusione che i social siano un mezzo per socializzare, come una bolla di sapone, è esplosa e si è frantumata in mille riflessi luccicanti che ci hanno imprigionato dietro brillanti sbarre di ferro.

La solitudine, se vissuta come scelta, più che distacco, diventa un mezzo per comprendere se stessi e la realtà che ci circonda, ma se provocata dalla imperante pressione dei social, ci svuota e, paradossalmente, ci rende uomini soli e solitari in questa società digitale, aperta al mondo intero.

E lentamente, ma inesorabilmente, abbiamo relegato in un angolo recondito delle nostre coscienze, la nostra vera essenza di esseri umani, fatta di sentimenti profondi e di emozioni intense.

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Laureata in Lettere moderne, per alcuni anni ho insegnato, ma la passione per la scrittura ha prevalso e ho collaborato con diverse riviste locali e pubblicato tre romanzi giallo-storici. Il mistero mi affascina e ho collaborato come saggista per il Blog Sicilia Arcana. Sono anche speaker radiofonica su Radio CRT Catania con un programma di pillole di cultura e di storia. Ha pubblicato tre romanzi gialli: “L’Ombra della Verità”, “L’Impercettibile Sussurro del Silenzio”, “Il Respiro profondo del mare”.

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