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La scomparsa di Citto Maselli

E’ scomparso ieri a Roma, all’età di novantadue anni, Francesco Maselli, meglio conosciuto col nome di Citto Maselli, regista cinematografico.

Per motivi anagrafici il mio primo ricordo di Maselli è relativamente recente (almeno rispetto alla carriera del regista): nel 1986-87 ero un tredicenne già innamorato del cinema, e in quella stagione cinematografica il film “Storia d’amore” fu uno dei titoli di maggiore richiamo, almeno per quel che riguarda la critica e i festival.

Valeria Golino in una scena di Storia d’amore

La pellicola del regista romano ottenne grandi consensi a Venezia, con il Leone d’Argento a Maselli (candidato anche al Leone d’Oro),  la Coppa Volpi alla giovane interprete Valeria Golino, pronta a diventare uno dei volti nuovi del cinema italiano, e diverse candidature ai David di Donatello.
“Storia d’amore” fu, per Maselli, l’occasione per un rilancio in grande stile, dopo anni di silenzio cinematografico, e per una deviazione di rotta rispetto alle sue precedenti regie, in particolare l’ultima, “Il sospetto”, film del 1975 con, tra gli altri, Gian Maria Volontè, Annie Girardot e Renato Salvatori: una pellicola ambientata durante il periodo fascista, nella quale le vicende di un militante comunista diventano la metafora delle vicissitudini del PCI.

Gian Maria Volonté e Citto Maselli

Un’opera figlia di una militanza politica e di una convinta adesione ideologica, che come altre pellicole del regista (ricordo, ad esempio, “Lettera aperta ad un giornale della sera”), nonostante il nobile tentativo di coniugare militanza e coscienza critica, non sempre riuscirono ad accontentare critica e pubblico.
Il miglior Maselli si era visto, probabilmente, negli anni cinquanta e  sessanta: il suo primo lungometraggio, il bellissimo “Gli sbandati” (1955), aveva avuto una menzione speciale a Venezia; l’anno successivo il regista aveva diretto “La donna del giorno”, con Virna Lisi; del 1960 è invece “I delfini”, sceneggiato da Moravia, Savioli, De Concini assieme allo stesso Maselli, e interpretato da una folta schiera di notevoli attori (Tomas Milian, Claudia Cardinale, Gerard Blain, Antonella Lualdi, Sergio Fantoni).

Nel 1964 Maselli diresse quello che forse fu il suo film più ambizioso, sicuramente quello più ricordato: “Gli indifferenti”, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, prodotto da Franco Cristaldi, sceneggiato dal regista assieme a Suso Cecchi D’Amico, e con interpreti del calibro di Rod Steiger, Tomas Milian, Shelley Winters, Claudia Cardinale, Paulette Goddard. Al di là dell’infinita querelle che ogni pellicola tratta da un libro di successo genera, e sorvolando su una certa critica non sempre tenera con Maselli, “Gli indifferenti” rimane uno dei film più importanti di quel periodo, e una testimonianza dell’altissimo livello produttivo del cinema italiano degli anni sessanta.

Claudia Cardinale e Rod Steiger nel film “Gli indifferenti”


Prima di dare al suo cinema un’impronta più marcatamente politica, Maselli aveva diretto, sul finire dei sessanta, due commedie oggi un po’ dimenticate, ma sicuramente ben fatte: “Fai in fretta a uccidermi… ho freddo!” (1967), con Jean Sorel e Monica Vitti, e “Ruba al prossimo tuo” (1968), con la star americana Rock Hudson protagonista accanto a Claudia Cardinale, sicuramente l’interprete più gettonata dal regista romano.
Che dopo la lunga pausa tra il 1975 e il 1986, e dopo “Storia d’amore”, continuò a rimanere attivo nel mondo del cinema.

Mi piace ricordare, ad esempio, “Codice privato”, film del 1988 con cui Ornella Muti tentò, con successo, di uscire dagli stereotipi interpretativi in cui era stata costretta per anni: l’attrice vinse, per la sua interpretazione, un Nastro d’Argento e un Ciak d’oro, assieme ad una nomination ai David di Donatello e una, ancora più prestigiosa, agli European Film Awards. “L’alba” e “Il segreto” furono girati a distanza di un anno, nel 1990 e nel 1991, concludendo il viaggio del regista nelle tematiche legate all’introspezione psicologica e ai sentimenti.

Citto Maselli e Gabriel Garcia Marquez

Nelle pellicole successive Maselli tornò all’impegno politico, sociale e civile. I tempi, tuttavia, erano decisamente mutati, e l’attenzione di pubblico e critica verso questo tipo di produzioni era venuto meno.
Il cinema era cambiato; Maselli, uomo coerente e per niente incline alle concessioni commerciali, no. Sia dietro la macchina da presa, che negli ambiti sindacali e organizzativi legati all’attività cinematografica, il regista romano è stato, fino all’ultimo, un esempio di impegno e dedizione.

Non è un caso che nel 2006 gli sia stata conferita, da parte dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l’onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana: il giusto attestato per una vita spesa per l’arte, per il cinema, per l’impegno sociale e civile.

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Ivano Di Puglia, 49 anni, ingegnere edile e libero professionista. Appassionato di cinema sin da bambino, dello sport in generale e del tennis in particolare, amante dell'arte, della letteratura (anche quella a fumetti), della poesia. Ha collaborato, per un breve periodo, alla fanzine cinematografica "The Ed Wooder".

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