Il colera in Sicilia nel 1837. Una terribile pandemia e una assurda Fake news

Le fake news non sono un’invenzione della nostra società, ma una pratica ampiamente diffusa nel corso del tempo, così come dimostrano gli eventi accaduti nel 1837, qui in Sicilia, durante il regno di Ferdinando II di Borbone.
Un anno segnato dalla devastazione del colera che produsse un gran numero di morti e dalla manipolazione originata da una falsa notizia.
Nell’estate del 1837 questa pandemia terrorizzò sin da subito il popolo siciliano, non solo per il suo decorso rapido e violento, ma perché, a differenza delle altre pestilenze, i medici non sapevano come curarlo, non conoscendone né cause né rimedi.
In questo clima di incertezza e di terrore, l’ignoranza collettiva e le credenze superstiziose trovarono terreno fertile e degenerarono in assurde convinzioni e conseguenti comportamenti irrazionali.
In molti posti della Sicilia si cominciarono ad accendere mucchi di paglia per le strade e a tenere spicchi di aglio sotto il naso nella convinzione che il fumo dei roghi e l’odore forte dell’aglio potessero tenere lontani i germi del colera.

Ferdinando II di Borbone
E ai primi sintomi si ricorse ai rimedi naturali fatti di olio di oliva e limone e di decotti di erbe curative.
Ma, mentre il colera mieteva vittime senza alcuna pietà, tra la gente impaurita, desiderosa di trovare un colpevole reale a cui imputare ogni causa di morte, iniziarono a circolare voci, dicerie e sospetti. Prima solo sussurrati, poi sempre più concreti nel loro incessante chiacchiericcio.
In pochissimo tempo, si radicarono teorie complottiste su misteriose sette segrete e che il colera fosse un veleno versato di nascosto nell’acqua e nell’aria da presunti agenti segreti.
Le voci esplosero e di tramutarono in accuse specifiche contro il governo borbonico e il re, ritenuto il solo responsabile della comparsa del colera-veleno, deliberatamente diffuso per decimare i siciliani, in modo da ridurre le richieste di cibo, divenute insufficienti rispetto a una popolazione cresciuta in alto numero.
Una fake news, improbabile ma che, invece dilagò non solo tra il popolo, ma anche tra la classe colta e illuminista compreso l’Arcivescovo di Palermo, Gaetano M. Trigona.
Pur non essendoci né cellulari né computer, volò di bocca in bocca fino a trasformarsi in un unico pensiero dominante della massa che perdette ogni ragionevolezza.
Divenne ricerca ossessiva contro chiunque, caccia agli untori e inevitabilmente degenerò in una violenza incontrollata, espressione di un risentimento sociale a lungo represso del popolo contro i nobili e i rappresentanti dell’ordine costituito e delle classi abbienti contro il regime borbonico.
Di questo diffuso sentimento antiborbonico, ne approfittarono i patrioti liberali. Esattamente come accade ancora oggi, questa fake news divenne un formidabile strumento di controllo e di manipolazione. I circoli liberali, invece di screditarla la alimentarono, parlando apertamente e volutamente del piano del Re per eliminare i propri sudditi.
Nonostante fosse una teoria poco credibile, se non assurda, non sostenuta da prove concrete, venne strumentalizzata con l’intento di accendere la miccia per una insurrezione popolare guidata dai liberali.
E il popolo, in balia delle sue paure e della disperazione, rispose con violenza.
Tanti i tumulti sanguinosi contro decine di presunti avvelenatori, massacrati dalla folla inferocita. Soprattutto a Siracusa e a Catania, dove i rivoltosi, ossessionati dai loro stessi pregiudizi, si riversarono per le strade della città, perquisendo case e uffici, sequestrando boccette e barattoli sospetti.

Questo clima di confusione e di esaltazione collettiva, trovò il suo delirante apice nella pubblicazione del “manifesto dei veleni” sottoscritto dal sindaco di Siracusa, Barone Pancaldi, ma in realtà redatto dall’avvocato Mario Adorno, noto esponente liberale siracusano.
Innescata la furia cieca del popolo, esplose in una brutale ossessione contro ogni possibile untore come quando i rivoltosi per le vie della città di Siracusa catturarono Joseph Schweitzer, uno straniero innocente che venne processato e ritenuto l’avvelenatore. O quando vennero massacrati diversi commercianti sospettati di commercio clandestino di veleni.
Queste rivolte cruente, segnarono non solo Siracusa e Catania, ma anche Messina e molti altri centri siciliani, in cui i gruppi liberali sfruttarono il manifesto di Adorno per sollevare le masse.
Insurrezioni che vennero duramente represse dal re Ferdinando con l’intervento del Marchese del Carretto che soffocò ogni anelito di rivolta con decine di condanne a morte. La Chiesa, invece, organizzò processioni per espiare i peccati in modo da convincere che il colera era un castigo di Dio e non opera borbonica
Gli eventi siciliani del 1837, nonostante siano avvenuti due secoli fa, rivelano tutta la loro attualità nella società moderna, soffocata da fake news che manipolano l’opinione generale.
Siamo sempre più proiettati verso le meraviglie di un futuro altamente tecnologico, ma a volte dovremmo voltarci indietro, alla storia vissuta dai nostri predecessori e trarne un insegnamento prezioso.