Il premio che non c’è: quando l’assenza del premiato svuota la cerimonia

C’è un paradosso che attraversa sempre più spesso le cronache delle manifestazioni culturali, letterarie e artistiche del nostro tempo: il premio consegnato “a distanza”, senza che il premiato varchi la soglia del luogo in cui la sua opera viene celebrata. Una targa recapitata per posta, una menzione letta da altri, un video messaggio proiettato su uno schermo al posto di una presenza fisica. Un gesto che, dietro l’apparente cortesia organizzativa, rischia di svuotare di senso l’intera manifestazione.
Il premio non è un oggetto, è un rito, un riconoscimento che non si esaurisce nella targa, nella pergamena o nella statuetta che viene recapitata. Il premio è, prima di tutto, un rito collettivo: un momento in cui una comunità fatta di lettori, di spettatori, di cittadini che si riunisce fisicamente per rendere omaggio a chi ha prodotto qualcosa di valore. È l’incontro tra chi ha creato e chi ha scelto di riconoscere quella creazione a dare senso alla cerimonia. Tolto l’incontro, resta solo la burocrazia del merito: un atto amministrativo travestito da festa.
Quando il premiato non c’è, la platea non applaude una persona ma un’assenza. Il pubblico, che ha atteso, che si è organizzato, che ha scelto di partecipare, si trova a celebrare un vuoto. E chi organizza la serata, molto spesso con sacrificio, con risorse limitate, con la passione di chi crede ancora nel valore delle cose fatte bene , vede il proprio lavoro ridotto a semplice cornice per un nome letto ad alta voce. Quando la manifestazione viene fatta con la consapevolezza dell’organizzatore o del direttore artistico è ancora peggio, intrisa di una negativà quasi assoluta.
Il danno silenzioso alla manifestazione di questo tipo di assenza(presenza)produce un danno che non si misura subito, ma che si accumula edizione dopo edizione. Ogni volta che un premiato sceglie , o è costretto , a non essere presente, si invia al pubblico e agli altri partecipanti un messaggio implicito: che il riconoscimento locale, radicato in un territorio, promosso da un’associazione o da una piccola realtà culturale, valga meno di altri impegni. Si insinua così una gerarchia silenziosa tra premi “che meritano la presenza” e premi che si possono onorare per procura.
Le conseguenze si vedono anche sul piano pratico. Una serata di gala costruita attorno a un’attesa, quella dell’incontro con l’autore, con l’artista, con la personalità premiata , perde il proprio culmine drammaturgico. Il pubblico che aveva sperato in un dialogo, in una parola diretta, in una foto, resta con una sensazione di incompiutezza. E la manifestazione, che vive anche di racconto e di memoria condivisa, fatica a lasciare un segno reale in chi vi ha partecipato.
Si tratta di una questione di rispetto reciproco anche se non si possono negare che esistano ragioni legittime, a volte di salute, di distanza, di forza maggiore , che possono impedire una presenza. Ma quando l’assenza diventa prassi, quando si trasforma in abitudine o addirittura in scelta di comodo, il problema cambia natura. Diventa una questione di rispetto: verso chi organizza, verso chi partecipa, verso il territorio che quel premio ha scelto di rappresentare e onorare.
Le piccole e medie manifestazioni culturali, quelle che nascono dal basso, dal lavoro di associazioni, di comitati, di persone che credono nella cultura come presidio di comunità, vivono proprio di questa reciprocità. Chi riceve un riconoscimento in un contesto simile riceve, insieme alla targa, la fiducia e la stima di chi lo ha scelto. Ignorare questo patto implicito, presentandosi solo attraverso un delegato o un messaggio registrato, significa svalutare non tanto il premio in sé, quanto il tessuto di relazioni che lo ha reso possibile.
Bisogna restituire senso alla cerimonia e difendere la presenza fisica del premiato non è un vezzo formale né nostalgia per un cerimoniale d’altri tempi. È piuttosto la difesa di un principio: che il riconoscimento culturale ha valore nella misura in cui è condiviso, vissuto, incarnato in un momento reale di incontro. Un premio letto in assenza è un annuncio; un premio consegnato di persona è un evento.
Le manifestazioni che vogliono davvero lasciare un segno dovrebbero forse interrogarsi, prima ancora di scegliere chi premiare, sulla disponibilità di quella persona a esserci. Perché un riconoscimento senza presenza rischia di diventare, alla lunga, un rito vuoto e le comunità che organizzano questi momenti meritano ben altro rispetto.