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Parla Barbara Bellomo, fervida narratrice di una Catania vera

Barbara Bellomo, figlia di madre tedesca, è nata in Sicilia e si è laureata a Catania in Lettere. Dopo un dottorato di ricerca in Storia antica, conseguito all’Università di Messina, ha lavorato per diversi anni con due assegni di ricerca presso la cattedra di Storia Romana all’Università di Catania, per poi insegnare all’Istituto Nautico della stessa città. Oggi insegna italiano in una scuola superiore catanese, cattedra che fu in passato di Vitaliano Brancati ed è un dettaglio che, conoscendo i suoi recenti lavori su Brancati, potrebbe essere un aggancio naturale.

Il suo percorso narrativo è passato dalla saggistica storica al romanzo: dopo diverse pubblicazioni di storia romana, si è dedicata alla scrittura di romanzi gialli, thriller storici e storie familiari. Tra il 2016 e il 2018 ha pubblicato la serie di Isabella De Clio (La ladra di ricordi, Il terzo relitto e Il peso dell’oro), seguiti nel 2020 da Il libro dei sette sigilli e nel 2022 da La casa del carrubo, prima del passaggio a Garzanti con La biblioteca dei fisici scomparsi (2024) e ora L’incartatrice di arance (2026).

Il romanzo è ambientato a Catania, 1906, nel mercato del pesce, racconta di Rosetta, sedici anni, che lavora tra i banchi dall’alba al tramonto e sogna un futuro diverso insieme a Michele, contadino che le racconta di una nuova varietà di arance conservabile più a lungo se avvolta nella carta oleata .

Rosetta incrocia il cammino di Concetta Campione, donna forte e determinata, proprietaria di una tipografia in cui lavorano soltanto donne e si tratta di una figura realmente esistita.

Il romanzo mette in dialogo figure di finzione con personaggi storici, calando la vicenda in una Catania di inizio Novecento fatta di lavoro, povertà e trasformazioni, sullo sfondo della nascita dell’arancia Tarocco e dell’Esposizione Agricola catanese del 1907.

C’è un filo che lega le sue protagoniste — da Isabella De Clio a Rosetta — donne che cercano qualcosa, spesso un segreto sulle proprie origini? 

Quando scrivo non penso a cosa possa legare un mio personaggio di un romanzo precedente a quello in corso. Ma riguardando tutti i miei personaggi femminili posso dire che un filo le lega: sono tutte donne determinate e coraggiose. Hanno le loro fragilità e paure ma non si fanno rinchiudere in forme precostituite. Lottano per la loro libertà.

Come lavora sull’intreccio tra fonti storiche verificate ( Concetta Campione )e invenzione narrativa?

Per me la storia è molto importante, per questo rimango sempre fedele ai dati storici, da me rintracciati dopo lunghe ricerche, lasciando la fantasia alla parte di invenzione letteraria.

Da dove nasce l’idea di raccontare la storia della “carta velina” e della nascita del Tarocco attraverso una storia d’amore e di formazione?

La mia prima idea era quella di raccontare Catania all’inizio del Novecento e di farlo attraverso un frutto che la rappresenti e che nel passato ha fatto la ricchezza di questa terra. Mi piaceva l’idea di rivedere Verga e De Roberto passeggiare per via Etnea, dare spazio alle meraviglie naturali, dal mare all’Etna. Desideravo farlo con gli occhi di una giovane che lavorasse in pescheria, in una parte intensa della nostra città. Poi mi sono imbattuta nella storia di Concetta Campione e il romanzo ha preso una nuova forma.

Concetta Campione è una figura storica dimenticata: come l’ha scoperta, e perché meritava un romanzo?

Concetta Campione era la proprietaria di una ditta in via Plebiscito, a Catania. Nella sua tipografia si stampavano sia le carte dei tarocchi siciliani sia le veline per avvolgere le arance. Quando ho visitato la tipografia sono rimasta affascinata e la mia penna non ha avuto dubbi su che taglio ridare al romanzo in parte già scritto. Anche perché la mia Rosetta era una ragazzina senza madre e Concetta era una donna che aiutava molto le donne, non solo le assumeva, ma svolgeva attività di carità presso gli istituti femminili della città.

Il segreto sulle origini di Rosetta è un topos classico perché ha scelto di intrecciarlo proprio con la vicenda delle arance?

Nasco scrittrice di gialli e mi piace portare anche nel romanzo storico un poco di suspence.

Catania ricorda Sant’Agata ma dimentica le sue donne forti reali: è una riflessione che hai voluto fare scrivendo questo libro?

No. Non c’è stata assolutamente questa volontà. C’è stata solo la volontà di dare luce a un personaggio dimenticato come Concetta Campione inserendolo in un romanzo di narrativa.

Se Rosetta camminasse oggi per via Plebiscito, cosa riconoscerebbe della sua Catania?

Ne rimarrebbe stupita. Centoventi anni sono tanti. In tutto il modo, anche a Catania.

Un consiglio a chi vuole scrivere di storia siciliana senza cadere nel folklore di maniera?

Essere veri. Non modificare la realtà. Osservare con cura e riprodurre fedelmente.

 

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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.
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