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Edilio Rusconi, l’editore che insegnò all’Italia a sognare

Oggi voglio fare un ritratto a trent’anni dalla scomparsa del “biundin”, Edilio Rusconi, l’imprenditore che rivoluzionò il giornalismo popolare italiano.
C’è una frase che racchiude tutto il pensiero editoriale di Rusconi, e che divenne quasi un manifesto del suo mestiere: il giornalismo, come la letteratura, non è altro che lo sfruttamento consapevole dei sentimenti. Non un’affermazione cinica, ma la lucida intuizione di un uomo che aveva capito, prima e meglio di molti altri, che il pubblico italiano del dopoguerra non cercava soltanto notizie: cercava di sognare.
Nato a Milano l’11 novembre 1916, figlio di un orafo, il giovane Edilio  trascorse parte dell’infanzia a Bruxelles prima di tornare nella città natale per completare gli studi classici. Si laureò in Lettere all’Università Cattolica nel 1940, con una tesi su Alfredo Panzini che gli valse anche un Littoriale della cultura e dell’arte. Furono anni di formazione intensa, in cui iniziò a frequentare alcune delle voci più significative della cultura italiana del Novecento: Eugenio Montale, Giancarlo Vigorelli, Piero Bargellini, Curzio Malaparte, e più tardi Carlo Bo, Salvatore Quasimodo, Vittorio Sereni.
La svolta arrivò nel 1945 quando Angelo Rizzoli, alla ricerca di un direttore non compromesso con il regime appena caduto per rilanciare un settimanale di attualità, si affidò al consiglio di Indro Montanelli, che gli fece il nome di quel giovane biondo di ventinove anni. Nacque così la direzione rusconiana di Oggi, un sodalizio che avrebbe cambiato il volto dell’editoria popolare italiana: in meno di dieci anni la testata raggiunse il milione di copie, e Rusconi divenne il direttore di giornali più pagato d’Europa, grazie a un accordo che gli garantiva un compenso proporzionale a ogni copia venduta in più rispetto al concorrente L’Europeo.
Lasciata la direzione di Oggi, Rusconi scelse la strada più rischiosa: quella dell’editore in proprio. Fondò Gente, primo di una lunga serie di rotocalchi di successo e complessivamente ne avrebbe creati una quarantina costruendo attorno a questa intuizione un vero impero editoriale, che a metà degli anni Novanta arrivava a fatturare centinaia di miliardi di lire e dava lavoro a oltre mille persone.
Ma la sua figura non si esaurisce nel giornalismo popolare. Fu Rusconi a ideare il Premio Campiello, uno dei riconoscimenti letterari più prestigiosi del panorama italiano, e fu sempre lui, come editore di libri, a pubblicare per primo in Italia l’edizione integrale de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, intuizione che avrebbe segnato per decenni l’immaginario dei lettori italiani. Nella sua casa editrice trovarono spazio collane di saggistica e narrativa che ospitarono autori come Nicola Abbagnano, Ludovico Geymonat, Erich Fromm e Karl Popper, insieme a una fortunata linea di biografie che, come quella dedicata alla contessa di Castiglione, seppe conquistare sia il grande pubblico sia il Premio Bancarella.
Negli anni Ottanta l’inquietudine imprenditoriale lo portò anche verso la televisione: dalla fusione di alcune emittenti regionali nacque il network Italia 1, che Rusconi cedette quasi subito a Silvio Berlusconi, consapevole ,come amava ripetere  che la televisione fosse “l’editoria del futuro”, ma un futuro a cui bisognava arrivare vivi.
Nonostante il peso della sua eredità imprenditoriale e culturale, Edilio Rusconi è rimasto per lungo tempo una figura defilata  nella memoria collettiva, quasi nell’ombra oscurata forse dalla fama di altri grandi editori del Novecento come Mondadori o Einaudi. Solo negli ultimi anni, in occasione del centenario della nascita, studi e convegni universitari tra cui il volume Come un don Chisciotte: Edilio Rusconi tra letteratura, editoria e rotocalchi, curato da Velania La Mendola per l’Università Cattolica hanno provato a restituire la complessità di un personaggio che seppe muoversi con naturalezza tra cultura alta e giornalismo popolare, tra letteratura e mercato.
Rusconi morì a Milano il 10 luglio 1996, lasciando un’eredità imprenditoriale e culturale che ancora oggi merita di essere riscoperta: quella di un editore capace di intuire, prima di molti, che raccontare storie, sia vere che di finzione, significa prima di tutto saper toccare il cuore delle persone.
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Nato a Catania nel 1990. Attualmente ricopre il ruolo di capo di gabinetto dell'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana. Militante politico e appassionato di giornalismo sin dalla prima giovinezza ha collaborato con il Settimanale I Vespri e con il Secolo d’Italia. Ha ricoperto ruoli di amministratore pubblico nella sua città d’origine, Mascali, come consigliere comunale e assessore. È dottore in Scienze della Difesa e della Sicurezza e in Scienze Politiche. Autore di un saggio su Kelsen e la politica contemporanea "Pensiero forte" edito da Bonfirraro Editore.
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