La sfida della Sidri sui dottorati di ricerca

Dottorato di ricerca, la sfida della Sidri: «È tempo di riconoscere il valore di chi investe nella conoscenza»
La proposta di legge n. 1609 punta a rafforzare il ruolo dei dottori di ricerca nella Pubblica Amministrazione, nell’università e nel sistema produttivo. La Società Italiana del Dottorato di Ricerca chiede un’accelerazione dell’iter parlamentare, ritenendo la riforma strategica per il futuro dell’innovazione italiana.
In Italia il dottorato di ricerca rappresenta il più alto livello della formazione universitaria, ma continua a non trovare un adeguato riconoscimento nel mondo del lavoro, nella Pubblica Amministrazione e, in molti casi, persino all’interno dello stesso sistema accademico. Da questa consapevolezza nasce l’impegno della Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri), presieduta dal professor Antonio De Lucia, che promuove una cultura dell’alta formazione e della ricerca come leva strategica per lo sviluppo del Paese.

A tal proposito, l’associazione ha rivolto un appello al Governo e al Parlamento affinché venga accelerato l’iter della proposta di legge n. 1609, attualmente all’esame della VII Commissione Cultura, unitamente alla XI Commissione Lavoro della Camera dei deputati. L’obiettivo è arrivare all’approvazione del provvedimento entro la conclusione della legislatura.
La riforma interviene su diversi ambiti del sistema pubblico e universitario con precisi intenti: riconoscere in maniera concreta il valore del titolo di dottore di ricerca; favorire una più ampia spendibilità nei concorsi pubblici, nelle progressioni di carriera, nel reclutamento universitario e nel sistema previdenziale.
Per la Sidri, il dottore di ricerca non è soltanto uno studioso, ma un professionista altamente qualificato, capace di affrontare problemi complessi, promuovere innovazione, coordinare attività di ricerca e trasferire conoscenze scientifiche all’interno delle organizzazioni pubbliche e private.
«Superare una visione ormai anacronistica»
Per approfondire il significato della proposta di legge e le prospettive della riforma abbiamo rivolto alcune domande al dottor Luigi Di Cataldo, componente del Consiglio nazionale di Sidri.

Luigi Di Cataldo
«Nel 2026 è ancora necessario un intervento normativo per superare definitivamente una logica anacronistica che continua a confinare l’alta formazione all’interno del solo mondo accademico», afferma Di Cataldo. «I dottori e le dottoresse di ricerca rappresentano una risorsa strategica per il sistema Paese: innovatori in grado di generare valore, crescita e progresso. La nostra mission è rafforzare il senso di appartenenza ed orgoglio di chi ha conseguito il più alto titolo di studio previsto dal nostro ordinamento.»
Secondo Di Cataldo, le maggiori criticità riguardano soprattutto la Pubblica Amministrazione. «Negli anni sono stati elevati i requisiti di accesso a molti profili professionali, ma il titolo di dottorato di ricerca continua a non ricevere un riconoscimento adeguato. Il limite emerge nei concorsi pubblici, nelle progressioni di carriera e nell’assegnazione degli incarichi di responsabilità. Così, in questo status quo, il Paese rischia di disperdere competenze scientifiche, capacità di problem solving e metodologie avanzate che potrebbero, invece, contribuire a migliorare l’efficienza delle amministrazioni e la qualità dei servizi offerti ai cittadini.»
Le novità previste dal Ddl 1609
La proposta di legge si sviluppa lungo due direttrici principali: da un lato la valorizzazione del dottorato nella Pubblica Amministrazione, dall’altro il rafforzamento delle prospettive di carriera nel mondo universitario.
«Il provvedimento punta ad aggiornare i meccanismi di reclutamento dello Stato, riconoscendo maggiore rilevanza al titolo di dottore di ricerca nelle procedure concorsuali per l’accesso alle posizioni di elevata responsabilità», spiega Di Cataldo. «L’obiettivo è inserire nella macchina pubblica professionisti altamente qualificati, capaci di innovare i processi organizzativi, migliorare la gestione delle amministrazioni e contribuire a una più efficace valutazione delle performance.»

Antonio De Lucia
Sul versante universitario, la riforma introduce misure finalizzate a riconoscere pienamente il ruolo di chi già svolge attività didattica e a rendere più certi e strutturati i percorsi di stabilizzazione dei ricercatori. Accanto a questi interventi, il testo affronta anche il tema previdenziale, prevedendo il rafforzamento delle tutele attraverso il riconoscimento del periodo di dottorato come esperienza professionale. «Si tratta di riforme mirate – osserva Di Cataldo – che puntano ad elevare gli standard del sistema della ricerca e a ridurre una precarietà che da troppo tempo caratterizza il settore.»
Una strategia per il futuro della ricerca
Per la Sidri, la proposta di legge rappresenta solo il primo passo di un progetto più ampio, volto a rafforzare il ruolo dell’alta formazione nello sviluppo del Paese.
«La nostra visione è quella di un’Italia che assuma il “dottorato di ricerca come uno degli assi portanti della crescita nazionale”, nel pieno rispetto dei principi della Carta europea dei ricercatori», sottolinea Di Cataldo. «Continueremo a sostenere il rapido completamento dell’iter parlamentare del Ddl 1609, ma vogliamo anche essere un interlocutore stabile e propositivo delle istituzioni sui temi della ricerca e dell’innovazione.»
L’obiettivo, aggiunge, è quello di costruire un sistema nel quale i dottori e le dottoresse di ricerca possano contribuire pienamente allo sviluppo del Paese, non soltanto nelle Università, ma anche nella Pubblica Amministrazione e nel mondo delle Imprese. «Riteniamo indispensabile che il riconoscimento del dottorato diventi uno strumento strutturale per rafforzare la competitività, la crescita economica e la capacità innovativa dell’Italia.»
Investire sulla conoscenza
In un contesto internazionale sempre più competitivo, valorizzare il dottorato di ricerca significa investire sul capitale umano più qualificato di cui il Paese dispone.
Per la Sidri non si tratta di una “rivendicazione corporativa”, ma di una scelta strategica: riconoscere pienamente le competenze dei dottori e delle dottoresse di ricerca significa rafforzare la capacità innovativa dell’Italia, favorire il trasferimento delle conoscenze verso le amministrazioni e le imprese e contribuire alla costruzione di istituzioni più moderne, efficienti e orientate ai risultati.
La proposta di legge n. 1609 si inserisce, così, in una riflessione più ampia sul ruolo della ricerca come motore dello sviluppo economico, della competitività internazionale e della crescita civile del Paese. Una sfida che, secondo la Sidri, riguarda non soltanto il mondo accademico, ma il futuro dell’Italia.