Addio a Francesco Guccini, il Maestrone che ha trasformato la canzone in letteratura

Se n’è andato oggi, a 86 anni, uno degli intellettuali più importanti della cultura italiana del secondo Novecento. Francesco Guccini si è spento questa mattina nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, il luogo che aveva scelto come rifugio e come cuore pulsante della sua scrittura, circondato dall’affetto della moglie Raffaella e della figlia Teresa.
Nato a Modena nel giugno del 1940, Guccini è stato molto più di un cantautore. È stato un narratore delle contraddizioni italiane, capace di intrecciare la Storia con le storie minute della provincia, la memoria collettiva con quella personale. Brani come Dio è morto, La locomotiva, Auschwitz e Canzone per un’amica non sono stati soltanto successi discografici, ma vere e proprie pagine di un’Italia che cambiava, raccontata con la lucidità di chi non ha mai smesso di guardare la realtà con occhio critico e impegnato.
Dopo l’addio ai concerti nel 2012, Guccini non ha mai smesso di scrivere: ventisei libri pubblicati, spesso in collaborazione con Loriano Macchiavelli, tra romanzi, cronache e narrativa che hanno raccontato l’Italia delle periferie e dei piccoli borghi con la stessa cura riservata alle sue canzoni.
La famiglia ha annunciato che le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, come da volontà del cantautore, mentre una cerimonia commemorativa aperta a chi ha voluto bene al “Maestrone” è prevista per il mese di settembre.
Con Guccini se ne va una voce libera, antifascista e libertaria fino all’ultimo. A tal proposito basti pensare alla sua reinterpretazione di Bella Ciao nel 2023 che ha insegnato a intere generazioni che la canzone può essere anche letteratura, e la letteratura può cantare.
E’ stato un cantautore-scrittore simbolo della canzone d’autore italiana
La sua lunga carriera artistica inizia ufficialmente nel 1967 con l’album Folk beat n. 1 e dopo inanella circa trenta album, firmando brani entrati stabilmente nel canone della musica italiana: Dio è morto, Auschwitz, La locomotiva, L’avvelenata, Canzone per un’amica ed Eskimo, tra gli altri. Il brano Dio è morto, portato al successo dai Nomadi, fu censurato dalla Rai per blasfemia, salvo essere apprezzato da papa Paolo VI e trasmesso da Radio Vaticana.
Dopo l’annuncio del ritiro dalle scene nel 2012, Guccini prosegue l’attività letteraria: ventisei libri pubblicati tra il 1989 e il 2020, molti dei quali scritti in collaborazione con Loriano Macchiavelli. Negli ultimi anni la sua salute si era progressivamente indebolita, aggravata da un ricovero ospedaliero nel 2025 e dalla perdita quasi totale della vista, condizione che il cantautore aveva più volte definito dolorosa per l’impossibilità di continuare a leggere.
Con la sua scomparsa se ne va una delle voci più rappresentative dell’impegno civile e politico nella canzone italiana, capace di tenere insieme, per oltre mezzo secolo, musica, narrativa e osservazione della realtà sociale del Paese.