Con “Montgomery, un Generale in Sicilia”, Felice Vito Vitale firma un’opera che sfugge alle categorie rigide del saggio storico tradizionale. Il libro ricostruisce le strategie militari del generale britannico Bernard Law Montgomery durante la Campagna di Sicilia del 1943, ma lo fa scegliendo un punto di vista insolito: quello del protagonista stesso dello sbarco alleato, restituendo al lettore una prospettiva che intreccia la grande Storia con lo sguardo di chi quella storia l’ha vissuta e diretta.
Il pregio maggiore del volume sta nel metodo con cui Vitale lavora sulle fonti: documenti d’archivio, fotografie d’epoca e testimonianze dirette non vengono semplicemente accostati, ma montati in una narrazione che ha il ritmo del racconto più che quello dell’inventario storiografico. Ne risulta una “memoria pulsante”, per usare l’espressione con cui è stato presentato al pubblico, con encomiabile rigore storiografico , capace di restituire concretezza a un evento, lo sbarco alleato del ’43 , che rischia sempre di scivolare nell’astrazione dei manuali scolastici.

Felice Vitale
Il valore aggiunto per un lettore siciliano, o comunque interessato alla storia dell’Isola, è evidente: la Campagna di Sicilia non viene trattata come mero antefatto della liberazione italiana, ma come episodio che ha segnato in profondità l’identità e il territorio siciliano, in un dialogo tra passato e presente che il libro non smette di sollecitare. È un’operazione che si inserisce bene nel filone della memoria storica applicata ai luoghi, più che nella storiografia militare pura.
Se c’è un limite, è quello tipico di operazioni che uniscono rigore documentario e ambizione narrativa: chi cerca un’analisi strategico-militare esaustiva potrebbe trovare la componente narrativa preponderante rispetto all’apparato critico. Ma è probabilmente proprio questa scelta , privilegiare l’accessibilità e l’impatto emotivo senza rinunciare alla serietà della ricerca ,a rendere il libro capace di parlare tanto agli appassionati di storia quanto a un pubblico più ampio.
Un lavoro che testimonia bene la vitalità di una certa saggistica siciliana attenta al rapporto tra memoria collettiva e territorio.
Il libro di Felice Vito Vitale restituisce umanità e concretezza allo sbarco alleato del 1943, in cui affiora con nettezza la competion tra due generali, l’americano Patton e l’inglese Montgomery, con cui si sostanzia il mutamento geopolitico nel mediterraneo tra il dominio inglese al tramonto e quello americano che diviene preminente.
C’è un momento in cui la grande Storia smette di essere un capitolo di manuale e torna a farsi terra, volti, decisioni prese sotto il peso dell’incertezza. È questo il momento che Felice Vito Vitale prova a restituire con Montgomery, il volume dedicato al generale britannico Bernard Law Montgomery e al suo ruolo nella Campagna di Sicilia del 1943.
Non e’ un saggio militare, ma una narrazione della memoria.
La prima cosa da chiarire, per chi si avvicina a questo libro con l’aspettativa di un manuale di strategia bellica, è che non è quello che troverà o comunque non è preminente anche se si analizzano per sommi capi le dinamiche militari dello sbarco nella Sicilia orientale e i fatti salienti nel territorio ionico etneo. Il merito di questo lavoro è importante poiché restituisce con chiarezza la storia e la rende accessibile come un evento che, a ottant’anni di distanza, rischia di ridursi a data da manuale scolastico 1943, sbarco in Sicilia.
Il merito più interessante del lavoro di Vitale è il rifiuto di trattare la Sicilia come mero teatro di operazioni, palcoscenico neutro su cui si è consumata una partita altrui. Il libro insiste piuttosto sul rapporto tra quell’evento bellico e l’identità del territorio: la Campagna di Sicilia come cicatrice e insieme come snodo che ha condizionato, nel bene e nel male, i decenni successivi dell’Isola.
Questo è il punto in cui il libro smette di essere semplice divulgazione storica e comincia a porre domande più scomode, che restano sullo sfondo ma si avvertono: che cosa resta, nella memoria collettiva siciliana, di quello sbarco? Quanto lo raccontiamo ancora come “liberazione” e quanto invece meriterebbe letture più stratificate, che tengano conto anche dei costi umani e delle ambiguità di quella stagione?
L’operazione di Vitale non è, e non vuole essere, storiografia accademica. Chi si aspetta un apparato di note critico- comparative resterà parzialmente deluso. Ma sarebbe un errore di prospettiva giudicare il libro con lo stesso metro di un saggio universitario: la sua ambizione dichiarata è un’altra, ed è quella di riportare un pezzo di storia bellica dentro la sensibilità di un pubblico ampio, non specialistico, senza però scivolare nella banalizzazione.
Montgomery si inserisce in un filone che negli ultimi anni sta producendo buoni frutti in Sicilia: quello della memoria storica applicata al territorio, capace di tenere insieme rigore documentario e urgenza narrativa.