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La duplice realtà del narcisismo

 

«Il delitto di Narciso è di preferire, alla fine, la sua immagine a sé stesso».

È con tale incipit, citato dalla riflessione del filosofo francese Louis Lavelle, che questo articolo si propone di iniziare. Da come ben si evince, questa espressione si rifà al mito di Narciso che tutto il mondo ben conosce: il giovane di eccezionale bellezza che, rifiutando l’amore e la devozione di qualsiasi fanciulla (ne è un esempio Eco) finisce per specchiarsi nelle acque e innamorarsi del proprio volto riflesso.
Non è un caso che, per tali prime dinamiche e non solo, Narciso diventa e continua a essere protagonista di uno dei casi più interessanti nella storia della psicologia con il quale la nostra attuale società continua a fronteggiare: il narcisismo.
(Se sapesse di aver dato il nome a un disturbo che continua statisticamente ad aumentare, ciò accrescerebbe il suo ego).


Ma il narcisismo cos’è, nell’esattezza? Indica solamente l’amore per sé stessi come ci insegna il buon Narciso o c’è molto altro? Nel concreto, come si riconosce?
Diversi tra filosofi e psicologi hanno dato la loro versione circa questa tendenza, ma è approfondendo le parole dello psichiatra statunitense Alexander Lowen che, riunendo tutti gli studi realizzati in materia, si riesce ad avere un quadro chiaro e dettagliato in merito.
Lowen pubblicò nel 1983 un saggio dal titolo Il narcisismo – L’identità rinnegata in cui spiega, attraverso esempi sia personali sia di suoi pazienti, tutto quello che caratterizza tale disturbo e da cosa viene generato.
Partiamo da una definizione generale: per narcisismo si intende quella tendenza e/o atteggiamento psicologico in un individuo che presenta una grande ammirazione verso sé stesso, senso di grandiosità e ambizione con conseguente scarsa empatia nei confronti degli altri. Come ben sottolinea Lowen, non è un’invenzione del nostro secolo ma si sviluppa già nell’epoca vittoriana e non fa altro che crescere sempre di più andando di pari passo con lo sviluppo della società (o declino?).
Da questa generica premessa che già ben spiega quali sono le basi del narcisismo, nel concreto la sua articolazione è ben più complessa poiché, a seconda della combinazione che unisce sintomi e gradi del disturbo, ci possiamo trovare di fronte a: carattere fallico-narcisistico, carattere narcisistico, personalità borderline, psicopatica e paranoide. Per quanto si vada verso una gravità crescente con nette differenze tra un caso e un altro, alla base troviamo una dinamica comune: la perdita del sé in favore dell’immagine. Il narcisista opprime la sua reale essenza per crearsi un’immagine completamente opposta e finisce per non vedere altro all’infuori di essa.
Ma perché opprime il suo vero io? Cosa lo conduce a scegliere di essere qualcun altro? E, soprattutto, ne è consapevole?
Come qualsiasi disturbo dello sviluppo e, in questo specifico caso, della personalità, il narcisismo ha origine dal vissuto familiare del singolo individuo. Freud lo colloca nella prima infanzia, nei rapporti che il bambino ha con entrambi i genitori, nelle dinamiche interne che sperimenta. Ad esempio, Lowen elenca diverse situazioni familiari che hanno portato sin dalla tenera età allo sviluppo di tratti narcisistici negli individui: genitori che esaltano le qualità del figlio a discapito di altri, che non perdono tempo a sottolineare come non sia dignitoso mostrarsi deboli, che pretendono dal proprio figlio un ruolo che non gli appartiene. Fino a chi, già narcisista, sfoga le proprie frustrazioni sui figli che ne assorbono i tratti. È per questo che il bambino affronta la fase della negazione dei sentimenti, quello che per Lowen è il cuore pulsante del narcisismo.
Si diventa narcisisti perché si negano i sentimenti. Si opprime la tristezza, la rabbia, la paura perché non si è vissuti in circostanze che permettessero di esprimerle, perché non era corretto, perché non c’era spazio. E quindi negando questi sentimenti si nega il proprio io fino a idealizzarsi completamente nell’immagine creata. Un’immagine fittizia che il narcisista rende concreta, non riuscendo più a distinguere ciò che è reale da ciò che ha inventato, si rispecchia totalmente con l’immagine creata da non averne
più consapevolezza.


Sopprimere i sentimenti sopra citati rappresenta una tutela dal dolore. Ciò che più preme il narcisista, dopo la fase di negazione, è quella del controllo. Deve avere il controllo tanto su quello che prova quanto sugli altri. Proprio perché tristezza e paura rendono vulnerabili, deve sopprimerli e mostrare l’opposto: forza e superiorità. Teme il rifiuto e l’umiliazione, dunque tiene tutto sotto controllo per evitare che possano colpirlo.
Del resto, se non ci si concede la possibilità di sentire, si può davvero essere feriti?
Una protezione nei confronti di sentimenti che ha già vissuto in passato e dai quali vuole farsi trovare corazzato. Il narcisista non può tollerare il senso di impotenza tipico dei sentimenti, non può lasciarsi trasportare da essi; potere e protezione sono i suoi capi saldi. Ecco cosa cela la superiorità che trasmettono: una nascosta inferiorità.
Sanno di essere stati (e di poter essere) vulnerabili e questo deve essere nascosto.
Dettaglio non trascurabile: il narcisista non vive solamente sé stesso come un’immagine ma anche gli altri sono immagini per lui. La negazione dei sentimenti nei confronti del suo io la proietta anche in chi gli sta accanto.
Il narcisista non prova sentimenti, di conseguenza per lui nessuno li prova. O meglio, nessuno deve provarli.
Infatti, un altro aspetto che più li caratterizza è la minimizzazione dei sentimenti a favore di una spietata razionalità. Il narcisista si rifugia nella logica che per lui rappresenta un luogo sicuro, controllabile, vive tutto nella sua testa ma non sente nulla al livello del corpo (dove, secondo Lowen, vengono percepiti i sentimenti) e appaiono freddi con uno scarso senso di moralità.
Questo spiega come i narcisisti non riescano a instaurare legami sinceri e duraturi. Non riuscendo a curare sé stessi, non possono avere cura dell’altro, non hanno limiti né sensi di colpa e, soprattutto, non mostrano rispetto.
Se non rispettano sé stessi, come pretendere che rispettino gli altri?
E tutto ciò si riduce in relazioni tossiche e manipolatorie. Perché per avere controllo sugli altri, il narcisista mette in atto due dinamiche importanti: la seduzione e la manipolazione.
Etimologicamente, il verbo sedurre è similare al verbo sviare e questa correlazione è di per sé esaustiva: spostare l’attenzione dell’altro, allontanarlo dal giusto attraverso lusinghe e inganni per conquistarlo. Il narcisista seduce e inganna per proprio beneficio, per guadagnare la fiducia delle persone persino con promesse che non riesce a mantenere poiché non ha l’energia sufficiente a sostenere a lungo le menzogne che monta su e così, a rotazione, si focalizza su vittime diverse.

 

Ed è doveroso dedicare uno spazio anche a loro: alle vittime dell’abuso narcisista. Proprio per la loro abilità nella creazione di immagini, chi si ritrova in relazioni (di qualsiasi tipo, specialmente sentimentali) con questi soggetti, fa fatica a scindere ciò che viene detto e creato da ciò che realmente esiste. I narcisisti devono conquistare e usano tutti gli strumenti possibili: dal love bombing, che possiamo definire come un corteggiamento precoce e insistente, alla decostruzione della realtà attraverso bugie mascherate di sentimentalismo.
Non è facile rendersi conto di avere di fronte un disturbo narcisista: attualmente vengono distinti in overt, ovvero quelli evidenti che presentano arroganza e bisogno di attenzione in maniera esplicita e quelli covert ovvero i nascosti, che presentano timidezza e sensibilità apparenti. Sono i più difficili da smascherare.
Abbiamo detto come generalmente negano paura e dolore ma spesso sfruttano questi sentimenti per presentarsi e impietosire: colorano di profonda sofferenza il proprio passato, esprimono disgusto per le relazioni passate incolpando ex partner del proprio stato di malessere e si mostrano vittime in costante ricerca di approvazione.
Ed è per questo che hanno maggior successo con una categoria ben precisa di persone: gli empatici. L’empatico si immedesima in questi racconti, esaltando e giustificando qualsiasi atteggiamento, incondizionatamente: sostentamento del narcisista. Il quale, al contrario, dopo essere riuscito a entrare nella vita dell’altro e avendo ottenuto fiducia, ricambia con la distruzione. Tutto quello che l’altro sente e cerca di comunicare viene bloccato, razionalizzato, privato di importanza e questo viene applicato, pian piano, a qualsiasi aspetto della vita. All’improvviso l’altro non va più bene, ne viene sminuito il carattere, il passato, i pensieri, il lavoro, i progetti futuri. E il paragone con la grandiosità del narcisista è continuo.
Non solo, la realtà viene ribaltata a suo piacimento con tesi difficilmente confutabili.
Dalla parte di chi subisce tutto questo, si prova stanchezza mentale e fisica. Si viene catapultati in uno stato di irrequietezza, nell’inutile tentativo di dare un senso al cambiamento avvenuto all’interno della relazione in poco tempo.
Il narcisista ha ottenuto ciò che voleva: un empatico che lo ammiri e aumenti il suo ego e che gli creda senza se e senza ma. E dopo averne avuto abbastanza, lo molla.
L’altro, invece, si ritrova con più domande che spiegazioni, con l’autostima spezzata in due e con il terreno crepato sotto ai piedi. Si è svuotato per riempire il narcisista già vuoto di per sé, con la differenza che il primo potrà sempre rialzarsi mentre il secondo, se non prende coscienza del suo disturbo, resterà vuoto a vita poiché nessuna relazione lo soddisfa e mai lo farà.
Sviluppare il disturbo narcisista si sta rivelando sempre più facile e frequente ed è estremamente importante prenderne consapevolezza per evitare di spegnere la propria vita e quella degli altri.

                                                                                             

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Angelica Grasso ,21 anni. Frequento l'Università di Catania, dipartimento di Scienze Umanistiche, CdL in Scienze e Lingue per la Comunicazione Internazionale. Spinta dall'interesse per tutto quello che rientra nell'ambito comunicativo, ho conseguito un Diploma di Corso Base LIS (lingua italiana dei segni) e due attestati di superamento degli esami di Lingua Spagnola livello B1 e B2. Ho avuto sin da sempre la passione per la scrittura e la considero un mezzo fondamentale per poter esprimere noi stessi sotto qualsiasi forma, dalla letteratura al giornalismo, dalla poesia al romanzo. Comprendere la forza delle parole è l'elemento principale per poter realizzare una comunicazione efficace.
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