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Don Antonio Mazzi, il “prete matto” che ha restituito futuro agli ultimi

Se n’è andato a 96 anni il fondatore di Exodus, una vita spesa tra i ragazzi che nessuno voleva più guardare

Milano, la Cascina Molino Torretta dentro il Parco Lambro, il luogo dove don Antonio Mazzi ha vissuto per oltre quarant’anni: è qui che venerdì 31 luglio si è spento, circondato dai suoi ragazzi e dai suoi educatori, quelli per cui aveva speso l’intera esistenza. Aveva 96 anni. I funerali si terranno lunedì 3 agosto, alle 15, nella basilica di Sant’Ambrogio.

Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più originali e scomode del cattolicesimo sociale italiano del secondo dopoguerra: sacerdote, educatore, pedagogista, giornalista, scrittore, ma prima di tutto uomo di strada, capace di stare accanto a chi la società aveva già archiviato come un caso perduto.

Una vocazione nata dall’irrequietezza

Nato a Verona nel 1929, rimasto orfano di padre da giovanissimo, don Mazzi era stato un ragazzo ribelle, inquieto, tutt’altro che destinato per vocazione naturale alla tonaca. Fu l’esperienza di Maguzzano, negli anni della Seconda guerra mondiale, a far germogliare in lui una vocazione religiosa che avrebbe preso forme mai convenzionali. Non ha mai indossato il clergyman, il collarino bianco che identifica tanti sacerdoti: un dettaglio piccolo ma rivelatore di un modo di intendere il sacerdozio lontano dai palazzi, vicino alle periferie esistenziali.

Exodus, la comunità nata dall’eroina

Nel 1984 don Mazzi fonda la Fondazione Exodus, pensata in origine per rispondere all’emergenza eroina che in quegli anni devastava intere generazioni di giovani. Negli anni la missione si è allargata a ogni forma di dipendenza e di disagio giovanile, arrivando a contare circa quaranta centri su tutto il territorio nazionale. Una rete costruita non a tavolino, ma giorno dopo giorno, accanto a ragazzi che spesso non avevano più nessun altro accanto.

Tra le mura di Exodus sono passate anche persone note, finite sui giornali per le proprie vicende personali — il caso di Fabrizio Corona è tra i più citati — ma don Mazzi ha sempre rifiutato distinzioni tra “casi celebri” e ragazzi anonimi: la sua accoglienza non guardava al nome, guardava alla persona.

Il volto televisivo di un prete scomodo

Il suo carattere diretto, spesso tagliente, lo aveva reso un ospite ricorrente nei talk show, dove interveniva su fatti di cronaca senza mai edulcorare il linguaggio né le posizioni. Non ha mai risparmiato critiche neppure alla Chiesa istituzionale: una delle sue frasi più note, pronunciata con la consueta ironia graffiante, immaginava un Vaticano venduto per spostare la Chiesa ad Assisi, più vicina ai poveri. Si definiva, con una formula che è diventata quasi un marchio, “pazzo di Dio”.

Proprio questa dimensione pubblica, mediatica, ha permesso a don Mazzi di portare fuori dai centri di recupero un tema che la società preferiva rimuovere: quello delle dipendenze giovanili, della marginalità, del disagio che cresce nel silenzio delle famiglie.

Un’eredità che continua

Il cordoglio arrivato da più parti — dalle istituzioni alla Chiesa, dal mondo dello spettacolo a quello del sociale — testimonia quanto la sua figura abbia superato i confini della cronaca religiosa per diventare patrimonio civile del Paese. La stessa Fondazione Exodus, nel darne notizia, ha scelto parole che sintetizzano bene il senso di un’eredità da non disperdere: non un pianto rassegnato, ma l’impegno a proseguire la missione avviata.

Don Antonio Mazzi lascia una domanda aperta, forse la più scomoda tra tutte: quanto siamo disposti, come comunità, a non lasciare mai soli gli ultimi. Una domanda che lui, per oltre quarant’anni, ha scelto di vivere prima ancora che di predicare.

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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.
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