L’Odissea di Christopher Nolan e gli antichi miti in Sicilia

Il viaggio di ritorno di Ulisse, nel film “Odissea” di Christopher Nolan, -viaggio interiore di un uomo che diviene metafora della perenne lotta dell’uomo di tutti i tempi contro le avversità del Fato- con le sue ambientazioni spettacolari in Sicilia, tra le Isole Eolie, le Egadi e Favignana –Il Castello di Santa Caterina fa da sfondo a Itaca- ha acceso i riflettori sulle bellezze della nostra terra.

Paesaggi naturali, dai colori vividi in una armonia cromatica profumata dagli odori tipici della nostra vegetazione. Luoghi custodi di memorie storiche e archeologiche, di miti atavici che continuano a raccontarci delle nostre origini e ad attrarre, così come in passato i giovani viaggiatori del Grand Tour.
Al di là delle polemiche tra i cultori del mondo classico e chi ne ha apprezzato l’attualizzazione del personaggio, il merito di questo ultimo film di Nolan è quello di aver suscitato in ognuno di noi il desiderio di riaccostarci ai nostri antichi miti, di rievocarli con la rinnovata consapevolezza che fanno parte della nostra tradizione culturale e della nostra identità di popolo.
Primo fra tutti, l’incontro di Ulisse con Polifemo, figlio del Dio del mare Poseidone e della Ninfa Toosa.
Polifemo, gigante narrato da Teocrito, Euripide, Ovidio e Virgilio, nella mitologia classica greca era un Ciclope, Kyklopes, in greco antico : “dall’occhio rotondo”.
Una particolarità fisica propria dei Ciclopi, creature gigantesche con un solo occhio rotondo in mezzo alla fronte e la stirpe di Polifemo, differentemente dai figli di Urano e Gea che forgiavano i fulmini, era di pastori rozzi e senza leggi.
Descritto da Omero come un gigante –pastore, che viveva isolato in una grotta alle pendici dell’Etna, con il suo corpo massiccio simbolicamente rappresenta la forza bruta fatta di sola fisicità contro l’astuzia di Ulisse, incarnazione dell’uomo che utilizza l’intelligenza come strumento per sconfiggere la violenza materiale.

Nelle Metamorfosi di Ovidio, nel mito di Aci e Galatea, diviene incarnazione della passione distruttiva, espressione dell’individuo assoggettato al proprio amore rozzo e ammorbato dalla gelosia folle. Polifemo, pastore brutale, non è reso migliore dall’amore, brama solo distruzione e morte. Il suo istinto animalesco prevale e, per questo amore non corrisposto per la Ninfa marina Galatea, uccide, schiacciandolo con un masso, il pastorello Aci, di cui è innamorata Galatea.
Polifemo, nella tradizione mitologica, ha sempre rappresentato la violenza barbara avulsa dalla civiltà, e, ancora oggi, è ricordato, attraverso il poema di Omero, per il suo scontro con Ulisse dal quale venne ingannato e accecato.
Un racconto leggendario che, quando narra di Polifemo che, per tentare di affondare le navi di Ulisse, gettò alla cieca dei massi in mare, ha dato vita a un altro suggestivo mito sull’origine dei Faraglioni di Acitrezza: i due spettacolari scogli che sembrano proiettarsi verso il cielo dalle profondità del mare.
Un mito antico che cela un momento della storia geologica della nostra isola.
Gli studi scientifici hanno confermato che i Faraglioni sono nati circa 500.000 anni fa a causa di una delle primissime attività vulcaniche dell’Etna avvenuta sotto la superficie del mare.
Un mito in cui la fantasia antica ci riporta indietro in tempi antichissimi.
Come il mito stesso dell’esistenza del gigante Polifemo.
Studi scientifici hanno confermato che il mito di Polifemo in Sicilia si sia ispirato all’era geologica denominata Pleistocene, in cui la Sicilia era abitata da elefanti nani, così come attestato dal ritrovamento dei loro teschi fossili. Quando, circa tremila anni fa, i popoli antichi e gli stessi marinai greci sbarcati In Sicilia, ritrovarono in numerose grotte questi resti, considerate le loro dimensioni troppo grandi per essere uomini, cominciarono ad alimentare racconti di gigantesche creature con un solo occhio dando vita alle suggestive leggende sui giganti. Il foro nasale al centro del cranio, in corrispondenza della proboscide, venne scambiato per la grande e unica orbita di un solo occhio centrale.

Il mito di Polifemo documenta un momento particolare della nostra storia naturale caratterizzato dalle grandi glaciazioni che determinarono delle importanti migrazioni di animali che portarono qui in Sicilia elefanti di grandi dimensioni. Secondo gli studiosi evoluzionisti, queste specie, per adattarsi all’ambiente ristretto della nostra isola in modo da sfruttarne al meglio le risorse alimentari, si evolvettero rimpicciolendo le loro dimensioni originarie.
Resti di questa nuova specie di elefanti nani ( Elephas Falconeri) sono stati ritrovati in molte grotte tra cui la Grotta di Luparello vicino Palermo e la grotta Spinagallo a Siracusa.
Ritrovamenti fossili che confermano quanto i miti siciliani siano fortemente radicati nella nostra isola. Attraverso personaggi leggendari, descrivono e ricordano eventi storicamente reali e attestano come il mito si intrecci in un nodo indissolubile con le bellezze naturali dei luoghi siciliani, alimentando da sempre la tradizione culturale e popolare della Sicilia.