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Il Requiem di Mozart incanta Catania: il Coro Lirico Siciliano e Francesco Costa protagonisti di una serata memorabile

Ci sono opere che sembrano appartenere a una dimensione altra, sospese tra la storia e il mito. Il Requiem K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart è una di queste. Ultima composizione del genio salisburghese, rimasta incompiuta e completata dopo la sua morte dall’allievo Franz Xaver Süssmayr, il Requiem continua a esercitare ancora oggi, nell’era dei social e dell’’AI, un fascino unico, alimentato dalla leggenda che lo avvolge (commissionato da quale misteriosa figura? E se si fosse trattato di un segnale celeste?) e dalla atroce consapevolezza che, in quelle toccanti  pagine, Mozart sembrò scrivere anche il proprio tragico addio alla vita.

La première assoluta proposta venerdì 24 luglio dal Festival Lirico dei Teatri di Pietra, nel suggestivo Cortile di Palazzo Platamone, ha avuto il merito di affrontare questa monumentale partitura con uno sguardo davvero originale, trasformando un assoluto capolavoro della musica sacra in un’esperienza di teatro totale, che ha lasciato piacevolmente sorpresi gli spettatori. Un’operazione dunque audace, potenzialmente rischiosa: e se si fosse sacrificata l’intensità spirituale dell’opera in favore dell’effetto scenico?

Ma il Coro Lirico siciliano ancora una volta è riuscito  a raggiungere un  convincente equilibrio tra ascolto, visione ed emozione. Compatto, potente e al tempo stesso capace di morbidezza espressiva, il coro ha affrontato una delle pagine più impegnative del repertorio sacro con una compiuta maturità interpretativa. Ogni ingresso, ogni sfumatura dinamica, ogni frase musicale è apparsa frutto di un lavoro rigoroso e di attenta preparazione, ma soprattutto di una profonda partecipazione emotiva, percepita a pelle dal folto pubblico di ascoltatori. Dalla struggente delicatezza del Lacrimosa fino all’intensa invocazione del Lux Aeterna, il coro ha saputo dare voce non soltanto alla scrittura di Mozart, ma al suo messaggio universale, diventando il vero narratore del dramma. La voce umana, dunque, il più potente strumento, è stata grande protagonista della serata.

Ma un plauso va anche alla direzione di Francesco Costa, capace di restituire, grazie alla sua solita vèrve che ormai ben conosciamo, tutta la forza drammatica della scrittura mozartiana, attraverso la sapiente valorizzazione del continuo alternarsi di tensione e raccoglimento.

La regia visionaria di Salvo Dolce ha scelto di non limitarsi a illustrare la musica, ma di amplificarne il significato simbolico con una collocazione ben studiata degli artisti.  Le coreografie di Sarah Lanza hanno trasformato il corpo dei danzatori in un linguaggio speculare alla partitura, plastico fluido e accattivante quanto basta per rendere visibile l’incessante dialogo tra vita e morte, paura e speranza, finitudine e desiderio di eterno.

Un elemento scenico di grande rilievo si è poi rivelato l’uso del fuoco, mai ridotto a semplice espediente spettacolare, bensì elemento con un simbolismo ben preciso: le fiamme, accompagnando alcuni dei momenti più intensi della rappresentazione, sono diventate esse stesse elemento drammaturgico, evocando il giudizio del Confutatis, ma anche la purificazione e la luce della redenzione e contribuendo a creare immagini di grande impatto emotivo.

Decisivo e di grande pregio anche il contributo dei quattro solisti — Xue Jia, Erika Prostamo, Davide Benigno e Agustin Albornoz — che hanno saputo inserirsi con equilibrio nel tessuto corale, guardando  sempre al carattere collettivo dell’opera, autentica preghiera universale più che vetrina di virtuosismo individuale.

Il tutto per uno spettacolo immersivo, nel quale musica, danza, luce e fuoco hanno dialogato senza mai tradire l’essenza del capolavoro mozartiano.

Il Festival Lirico dei Teatri di Pietra firma così una produzione di grande coraggio artistico, capace di dimostrare come anche un’opera apparentemente intoccabile possa essere riletta con sensibilità contemporanea, senza perdere il proprio valore spirituale. Perché il Requiem di Mozart continua, dopo oltre due secoli, a porre le stesse domande fondamentali sull’esistenza, sulla morte e sulla speranza. E quando la scena riesce a dare corpo a queste domande con tale intensità, il teatro diventa davvero esperienza, memoria e bellezza.

 

 

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Docente liceale, collabora con la pagina culturale del quotidiano La Sicilia e la rivista di informazione scolastica La tecnica della scuola. Recensisce spettacoli di teatro di prosa, musica e lirica per il quotidiano on line Sicilymag.
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