A Catania un quartiere storico prende il nome da una donna leggendaria: Zza Lisa

In Sicilia i nomi dei luoghi non sono mai scelti a caso, ma condensano in sé storie del passato che sono state tramandate oralmente di generazione in generazione. A volte fissano nel presente avvenimenti accaduti realmente, altre volte ricordano personaggi di fantasia che però hanno sempre un legame stretto con il territorio.
Catania non sfugge a questa tradizione atavica e, attraverso la denominazione dell’antico quartiere Zza Lisa, racconta, ancora oggi, la storia di una donna bellissima e libera dalle convenzioni sociali del tempo.
Si narra che Zza Lisa era una donna sicura di sé e che non aveva alcun bisogno della protezione di un uomo.
Gli uomini li usava per il proprio piacere e poi li allontanava.
Era la moglie del gestore, un certo “Zzu Cicciu Burritta Pilusa”, di un fondaco, un’antica locanda di basso livello, situata all’inizio della strada che oggi porta al Gelso Bianco.
Incurante dei pettegolezzi, e senza alcun riguardo per la presenza del marito, sceglieva di trascorrere una notte d’amore tra i carrettieri che ogni giorno venivano dalle campagne ed entravano nella locanda per rifocillarsi.
Il continuo andirivieni di uomini a ogni ora del giorno e della notte, ha dato origine a un particolare modo di dire, usato ancora oggi:
“Pari ù fùnnucu d’àzza Lisa”.
La leggenda narra che questi uomini erano tutti perdutamente innamorati di Lisa, attratti dalla sua bellezza fuori dal comune, ma lei li seduceva solo per una notte, poi non voleva più rivederli.

Molti non si rassegnavano e, distrutti dalla loro passione amorosa, alcuni si suicidavano e altri si consacravano alla vita monastica.
Lisa oltre a essere bella era anche una donna di carattere. Si racconta che, rapita da un brigante, che non aveva accettato un suo rifiuto, non cedette, si procurò un coltello e gli tagliò la gola senza alcun indugio.
Lisa non era solo una donna affascinante, era anche un’abile locandiera, esperta negli affari. Aveva reso la sua locanda una sorta di zona franca, dentro cui poter operare indisturbata, per questo imponeva a tutti di entrare senza coltelli e vietava l’ingresso agli “Sbirri”.
Una squadra di circa una ventina di persone a lei fedeli garantiva il rispetto di questa regola, in modo che all’interno della locanda non ci fossero mai disordini e tafferugli.
Nessuno sa se questa bella popolana sia esistita per davvero, ma il rievocarla nella tradizione popolare affascina ancora oggi.
Alcuni studiosi propendono nel ritenere che il nome di questo quartiere tragga le sue origini da una denominazione antica risalente alla parola greca: Theia Elysia cioè Divini Elisi. Un nome che rappresentava la bellezza del quartiere, ricco di floride campagne. Una teoria che trova riscontro in un’altra leggenda che narra che qui, un tempo lontano, esisteva la “Fonte dell’Acqua Santa” da cui sgorgava l’acqua che serviva per irrigare i rigogliosi giardini tutto intorno.
Qualcun altro ipotizza anche che Zza Lisa derivi dall’arabo Zisa: Palazzo Maestoso.

Zia Lisa sarebbe solo una sorta di storpiatura popolare quando le campagne iniziarono a sparire e al loro posto comparve la città.
Le teorie degli studiosi, per quanto più attendibili, non sono mai riuscite a intaccare i racconti della fantasia popolare che è rimasta legata nel tempo alla figura di questa donna bellissima.
Negli anni non si è mai affievolita e si è, invece, arricchita di nuove versioni e di altre leggende. Si racconta che nel 700 venne scolpito un mezzo busto di marmo, da un autore ignoto, che riproduceva le fattezze di splendida donna e che fosse posizionato all’ingresso del quartiere catanese. Ma che poi un gerarca fascista se ne sia innamorato e che l’abbia rubato e portato con sé per custodirlo nella sua camera da letto. O che invece sia stato distrutto a seguito dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Nessuno ha mai visto realmente questo mezzo busto, così come non esiste alcuna certezza dell’esistenza di Lisa.
La sua bellezza, così come la sua vita, ancora oggi, restano avvolte in un alone leggendario che continua a incantare e a riportare indietro in un tempo lontano.