Intervista a Regina Orioli, protagonista di “Gallo Cedrone”

Ospite ad Acireale della prima serata dedicata al cinema di Carlo Verdone, Regina Orioli, sua coprotagonista in “ Gallo Cedrone”. Lanciata da giovanissima da Paolo Virzì che la scelse per interpretare “ OVOSODO”. Ho avuto la possibilità d’intervistarla prima della proiezione del film che conclamò la sua popolarità.
Tu hai lavorato sia con Paolo Virzì che con Carlo Verdone. C’è qualche somiglianza tra di loro nel gestire il set , nel dirigere gli attori
Direi di no, nel senso che Verdone recitando e dirigendo non è solo fuori dal set ma è anche dentro la scena e c’è qualcosa che avviene nel rapporto fra attori, mentre Virzì stando fuori dalla scena ha bisogno di creare un’atmosfera, però entrambi sanno sicuramente quello che vogliono e come ottenerlo.
Oltre a Verdone E Virzì hai lavorato con Alex Infascelli, Riccardo Milani, Giovanni Veronesi, in Tv con Maurizio Zaccaro.Chi secondo te con la sua regia è riuscito a farti andare oltre i tuoi limiti
Credo che questa possibilità venga anche dalla scrittura e dal personaggio che s’interpreta oltre che da tutto il resto, dal contesto. L’esperienza che ricordo per me come veramente particolare è stata “ Benzina”, e la regista si chiama Monica Stambrini. Lì io ho sentito che veramente potevo dare qualcosa di mio, di personale, di intimo ed è stata un’esperienza molto bella.
Sostieni campagne di sensibilizzazione ambientale come “ Io ci tengo”. Che fine farà il nostro Pianeta se continuiamo a non tutelarlo.
Non una buona fine, io poi ho un figlio di dieci anni quindi egoisticamente è un tema che mi tocca da vicino. Ci sono delle tematiche che io sento dire per esempio da mio padre, che era un’ecologista della prima ora, veramente da quarant’anni, da quando ero piccola.Ho vissuto un periodo un pò di sconcerto quando il problema è diventato più urgente, come dire : “ si, ma è una cosa che va avanti da anni”, però meglio tardi che mai. Adesso spero sempre, lo dico anche rispetto alle condizioni internazionali come la bonifica, spero e forse questo me lo da il fatto di essere mamma, che comunque uno tocca il fondo per risalire e quindi spero veramente che essendoci dei segni molto evidenti di uno sconvolgimento profondo, si rivedano soprattutto le bonifiche, perchè si, uno può fare appello ai singoli, però ci vorrebbe un pensiero un pò più ampio.
Sostieni e appoggi anche la “ Casa Internazionale delle Donne” . Quant’è importante per voi attrici fare rete al di fuori dal set ed esporvi in prima persona contro le discriminazioni.
Penso che sia molto importante come lo è per tutti, il fatto di riuscire a trovare dei motivi per riunirsi, per fare delle proposte, per non lamentarsi per lamentarsi ma fare delle critiche costruttive, avere delle proposte è fondamentale.

Regina Orioli ad Acireale
Delle statistiche teatrali e cinematografiche hanno messo in risalto che anche nel vostro settore non c’è parità di genere sia a livello salariale che di lavoro sicuro. Quali sono le tutele giuridiche e contrattuali che mancano per raggiungere tale parità.
Temo di non saper rispondere in maniera precisa a questa domanda, nel senso che mi rendo conto che ci sono tanti piani su cui si può ancora lavorare. Io vivo questo lavoro nella precarietà più totale. La verità è questa, che comunque un attore non ha nessunn tipo di tutela, fare questo mestiere è quasi un vezzo, se non sei sulla cresta dell’onda e quindi è il tuo momeno, ma la maggior parte degli attori non è sulla cresta dell’onda, eppure hanno questo bisogno di esprimersi e pur di continuare a fare questo mestiere fanno in contemporanea due, tre, lavori quindi non saprei. Io sono stata a contatto con una realtà completamente diversa , che è quella americana, dove addirittura avevo questi colleghi che facevano parte di un Sindacato che avevano un appartamento a Manhattan, assegnato dal Sindacato degli Attori. La sensazione che ho avuto è che era veramente tutto molto blindato, c’erano delle regole molto precise su quello che si poteva fare, sugli orari, una cosa che qua sembra veramente inimmaginabile. Non dico che quella è una soluzione, perchè l’ho vissuta in maniera un pò rigida, era una situazione in cui addirittura io non potevo dare una bottiglietta d’acqua ad un attore perchè non era il mio ruolo, bisognava chiamare la persona addetta, è un sistema abbastanza faragginoso però in effetti funzionava.

Fausta Testaj e Regina Orioli
Progetti futuri come teatro, cinema.
Io ho un mio testo su cui sto lavorando e che mi piacerebbe portare innanzitutto al teatro e poi potrebbe diventare anche un qualcosa di cinematografico, forse di seriale ma non con me come protagonista.
E qual’è il tema che stai trattando ?
E’ il racconto di una mia esperienza personale che risale ormai a dieci anni fa, infatti ci ho messo un pò ma ho voluto aspettare prima di raccontare. Io ho avuto un tumore quando avevo tretatrè anni ma il racconto di questo percorso di guarigione è tragicomico sostanzialmente, perchè penso che molto spesso quando si tratta la tematica della malattia , dei tumori in particolare, come per le notizie del telegiornale, fa molto più audience la tragedia. Quando però poi ti scopri ad avere questo tipo di male, secondo me sarebbe bene avere dei percorsi di guarigione che prendano la malattia anche come uno stimolo a fare magari un salto di qualità , cercare di capire, o comunque di entrarci dentro non per forza come una tragedia, che poi è tragico, non è che non lo è, però penso che la vita è sempre con più sfaccettature è appunto tragicomica. Ho avuto bisogno di raccontare questa storia perchè quando mi sono trovata in quella situazione mi sono resa conto che mancava un pezzetto di punto di vista che fosse, come dicevamo, non tragico quanto basta a dare un pò più di speranza, di luce.