La Carboneria e la massoneria: una genealogia e un’affinità contesa

Le origini della Carboneria restano, ancora oggi, uno dei nodi meno districati della storiografia sul primo Ottocento italiano. Gli storici concordano su un punto: la società segreta nasce e si diffonde negli anni della dominazione francese e murattiana, tra il 1806 e il 1815, in un clima in cui il crollo dell’ordine napoleonico in Europa fa fiorire ovunque sette e associazioni clandestine con finalità patriottiche e riformatrici. Sul luogo esatto di nascita, invece, il dibattito resta aperto: alcune fonti la collocano tra i monti d’Abruzzo, altre ne rintracciano la matrice nella Franca Contea francese, presso le corporazioni dei carbonai (i charbonniers) che avrebbero fornito il lessico simbolico, le “vendite”, il linguaggio del bosco e del fuoco , poi trapiantato nel Regno di Napoli dagli ufficiali dell’esercito murattiano.
Ciò che è certo è la rapidità della diffusione: da nucleo circoscritto del Mezzogiorno, la Carboneria si estende in pochi anni a gran parte della penisola, oltre che in Francia e in Spagna, diventando negli anni Venti dell’Ottocento la più temuta tra le società segrete dai governi della Restaurazione.

Vi è una filiazione massonica nella carboneria ma non è un’emanazione e sul rapporto con la massoneria, la storiografia converge su una tesi ormai acquisita: la Carboneria nasce all’interno della massoneria, ne eredita l’architettura organizzativa, persino la struttura in gradi (apprendista, compagno, maestro), la segretezza, il rituale iniziatico, però se ne distingue presto per contenuti e funzione politica. Non fu, come ha osservato la pubblicistica specializzata, un braccio armato della massoneria né una sua semplice emanazione: fu piuttosto uno scisma, generato da logge e affiliati che, delusi dalla cautela politica dell’obbedienza massonica ufficiale, scelsero una via più immediatamente cospirativa e insurrezionale.
Le differenze, tuttavia, non sono solo tattiche e sul piano simbolico e dottrinale la Carboneria si allontana dai riferimenti massonici alla tradizione esoterica, egizia e biblica, per rivendicare un’ispirazione dichiaratamente cristiana: il “Cristo carbonaro” diventa figura del perseguitato dal potere, modello del cittadino oppresso, in una rilettura del Vangelo, depurata nell’autorappresentazione carbonara e dalle sovrastrutture teologiche accumulate nei secoli. Una religiosità civile, insomma, funzionale a un programma di riforma politica e sociale prima ancora che spirituale.
Nella prassi, il confine tra le due organizzazioni fu assai più poroso di quanto la teoria suggerisca e si rintracciano doppie appartenenze nonchè ambiguità storiografiche. Le fonti attestano numerosissimi casi di doppia affiliazione, personaggi del Risorgimento tra cui, secondo diverse ricostruzioni, lo stesso Giuseppe Garibaldi e molti in quel periodo storico furono al contempo massoni e carbonari.

Giuseppe Garibaldi
Questa sovrapposizione ha alimentato per due secoli un dibattito storiografico che oscilla tra due poli: chi legge la Carboneria come semplice costola della massoneria, e chi ne rivendica l’autonomia organizzativa e ideale, come esperienza originale di costruzione di un consenso politico di massa attorno alle idee di uguaglianza giuridica e sovranità popolare, in aperta rottura con l’ordine patrimoniale dell’Antico Regime.
Resta il dato, difficilmente contestabile, della matrice comune: riti, gradi e formule pressoché identici, un’eredità organizzativa che la Carboneria non rinnega mai del tutto, pur reinterpretandola secondo le urgenze politiche locali, sin dalla cospirazione contro i Borbone ai moti del 1820-21 e del 1830-31, fino al lento confluire, negli anni successivi, in altre forme di associazionismo risorgimentale.
La difficoltà di fissare con precisione tempi, luoghi e responsabilità della nascita carbonara non è un limite della ricerca storica, ma un tratto costitutivo dell’oggetto stesso: una società segreta, per definizione, non lascia archivi ordinati. Ciò che rimane, al di là delle dispute sulla paternità massonica o autonoma del movimento, è la sua funzione storica: la Carboneria fu, insieme alla massoneria da cui in parte derivò, uno dei laboratori in cui si elaborò tra simbolismo iniziatico e cospirazione politica, l’idea stessa di una cittadinanza fondata sull’eguaglianza di fronte alla legge, premessa culturale del lungo processo che avrebbe condotto, decenni più tardi, all’unità d’Italia.