La non innocenza del regime iraniano e lo scontro diplomatico con l’Italia

Trump (e gli Stati Uniti), nei tempi correnti, ha ben spiegato in cosa consista il suo di diritto e in quanto poca considerazione tenga il Diritto Internazionale. In qualche occasione spingendosi ad affermare che, se occorresse, andrebbero bene anche crimini di guerra qualora necessari allo scopo. Il Regime Teocratico, per converso, fa, forse, ipocritamente, di peggio. Lo invoca continuamente. Esmaeil Baghaei portavoce del Ministero degli Esteri Iraniano accusa l’Italia di aver cooperato nella “violazione flagrante delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite”. Intendendo così riferirsi alla “aggressione illegale” operata da Americani e Israeliani nei confronti dell’Iran. A dispetto di ciò, resta tutto da dimostrare, nei fatti, il coinvolgimento della NATO e dell’Italia nell’attacco all’Iran. È invece di tutta evidenza l’ingerenza dell’Iran negli affari interni del Libano attraverso l’alleato partito Hezbollah. Gli Sciiti libanesi sembrano aver scelto la già pesantemente devastata Nazione dei Cedri per farne l’agone, ormai pluridecennale, del loro martirologio a spese, se necessario, di una incolpevole popolazione civile. Non è superfluo, per di più, ricordare il peccato delle origini della Repubblica Islamica dell’Iran. La violazione dell’Ambasciata degli Stati Uniti di Teheran nel 1979 e il sequestro del personale diplomatico americano. Ma gli Ayatollah persiani mostrano di avere una memoria capziosamente corta. E’ chiaro che sia sempre giusto appellarsi al Diritto Internazionale. E quest’ultima Guerra del Golfo ha molti colpevoli al riguardo. Israele incluso. Tuttavia nessuno ha il diritto di dichiararsi più innocente degli altri. Nemmeno il Regime iraniano.