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La leggenda senza tempo di Federico II di Svevia e la storia del suo sosia siciliano

La figura di Federico II Di Svevia, lo Stupor Mundi, è legata alla nostra terra in modo particolare non solo perché è stato Re di Sicilia dal 1198 al 1250, ma soprattutto per il suo legame affettivo e per la sua profonda ammirazione per le bellezze naturali dell’isola.

Federico a differenza dei suoi predecessori, dopo aver ereditato il Regno di Sicilia dalla madre Costanza D’Altavilla, stabilì la sua residenza principale a Palermo, dove era cresciuto, e la rese il centro propulsore del suo impero.

Sovrano illuminato diede vita alla Scuola Siciliana e trasformò il dialetto siciliano in una lingua  colta e poetica.

All’attività letteraria e culturale, affiancò quella militare e rese la Sicilia una terra inespugnabile con la costruzione di numerosi castelli e fortezze come il celebre Castello Ursino a Catania.

Non sorprende che la sua figura abbia alimentato tantissime leggende come quella che lo lega alla patrona di Catania Agata e alla misteriosa scritta: Nopaquie, incisa sulla facciata sinistra della Cattedrale.

Le leggende si sono moltiplicate soprattutto dopo la sua morte che, circondata da un alone di mistero, nel corso dei secoli, lo ha reso un personaggio leggendario al di sopra della stessa realtà.

Si narra che nel momento in cui morì, l’intera Puglia fu scossa da terremoti e tempeste furiose che scurirono il cielo e flagellarono tutto il territorio.

Le Sibille urlarono a gran voce il suo nome, predicendo che Federico, dopo essere disceso negli Inferi, sarebbe ritornato trionfante alla fine dei tempi.

Così in tanti, non accettando la sua dipartita, affermarono con sicurezza di aver visto il suo spirito aggirarsi per l’amata terra come se volesse continuare a proteggerla in eterno.

Affermazioni che alimentarono tantissime leggende sulla sua immortalità.

Venne anche diffusa una presunta predizione fatta da un’antica veggente: la Sibilla Eritrea:

“Vivit, non vivit”: vive, non vive. 

Secondo questa profezia Federico sarebbe e non sarebbe vissuto, cioè avrebbe continuato a vivere oltre la morte.

In molti iniziarono a credere che l’Imperatore fosse riuscito a ingannare veramente la morte, inscenandola e poi svanendo grazie all’aiuto del leggendario anello di Prete Giovanni, altra figura mitica. 

O che l’Imperatore si fosse nascosto in Sicilia, al centro del cratere dell’Etna. Essa era, da sempre, considerata una porta dell’inferno che l’Imperatore, poiché era morto scomunicato, avrebbe potuto attraversare con facilità.

 

Ed è proprio qui alle falde dell’Etna, che un mendicante siciliano, Giovanni de Coclearia, dieci anni dopo la morte di Federico, nel 1261, si presentò al mondo come il vero Imperatore, approfittando dei numerosi casi di impostori che si spacciavano in ogni parte d’Italia, come tali.

Si narra che era un semplice eremita, di animo buono e rispettato da tutti e che, mentre lavorava nei campi, trovò una piccola chiave d’oro a terra.

La notte, in un sogno, una voce angelica gli rivelò che la chiave apriva un tesoro nascosto in una grotta segreta sull’Etna.

Giovanni, cercò la grotta e quando la trovò, con la chiave aprì una porta nascosta e vi trovò un grande specchio.

Riflettendosi capì che era Federico II e che aveva perso la memoria.

I seguaci dell’Imperatore andarono a trovarlo e gli credettero.

Giovanni raccontò di essere scomparso per così tanto tempo per compiere un pellegrinaggio e purificarsi dai suoi peccati.

Per nove anni aveva così tanto sofferto ed espiato che aveva dimenticato chi fosse, ma lo specchio fatato glielo aveva ricordato.

Il popolo, felice di aver ritrovato il suo amato Imperatore, lo acclamò con entusiasmo.

Papa Urbano IV, lo sostenne solo per trarne vantaggio nella sua guerra contro Manfredi, il figlio di Federico.

Manfredi, però, sostenuto dalla madre Bianca, lo considerò come una minaccia per il suo potere. Per eliminarlo escogitò un tranello. Lo invitò a cenare al castello Ursino, ma quando Giovanni arrivò, lo fece catturare e lo fece impiccare immediatamente, insieme a dodici dei suoi seguaci, sui pali che aveva fatto porre davanti al piazzale antistante.

Giovanni fu ucciso, ma con lui non morirono le numerose leggende sull’immortalità di Federico II, che continuarono ad essere alimentate dalla convinzione che fosse ancora vivo e che, non solo in Sicilia, ma anche in Germania, in Renania e in Olanda ispirarono numerosi sosia.

Nonostante tutti siano stati smascherati e condannati a morte, il mito dello Stupor mundi è sopravvissuto intatto per duecento anni ancora.

Tra il XIV e il XVI secolo, altre profezie e leggende hanno continuato a raccontare del tanto atteso ritorno dell’Imperatore, mai morto ma ancora vivente qui in Sicilia all’interno del nostro vulcano Etna, luogo sacro e rifugio degli eroi mitici.

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Laureata in Lettere moderne, per alcuni anni ho insegnato, ma la passione per la scrittura ha prevalso e ho collaborato con diverse riviste locali e pubblicato tre romanzi giallo-storici. Il mistero mi affascina e ho collaborato come saggista per il Blog Sicilia Arcana. Sono anche speaker radiofonica su Radio CRT Catania con un programma di pillole di cultura e di storia. Ha pubblicato tre romanzi gialli: “L’Ombra della Verità”, “L’Impercettibile Sussurro del Silenzio”, “Il Respiro profondo del mare”.
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