1946, De Nicola alla guida di una Repubblica da costruire

Il 29 giugno 1946 il quotidiano “La Sicilia” apriva la sua prima pagina con il titolo: “Enrico De Nicola Presidente della Repubblica”.
A ottant’anni dalla sua elezione, la figura di Enrico De Nicola torna al centro della riflessione storica e istituzionale come quella del primo Capo dello Stato dell’Italia repubblicana.
La sua nomina, maturata nel delicato passaggio tra la fine della monarchia e l’avvio del nuovo ordinamento democratico, assunse un valore che andava oltre la persona: rappresentò infatti un punto di equilibrio in una fase segnata da profonde trasformazioni politiche, giuridiche e sociali.
Eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946 dall’Assemblea costituente, De Nicola fu chiamato a incarnare, con misura e autorevolezza, la continuità dello Stato nel momento in cui il Paese ridefiniva le proprie istituzioni dopo il referendum del 2 giugno.
In questa prospettiva, la sua presenza contribuì a conferire credibilità e stabilità a una Repubblica ancora nascente, accompagnando il processo che avrebbe condotto all’entrata in vigore della Costituzione e alla piena definizione delle nuove magistrature repubblicane.
Secondo le cronache parlamentari dell’epoca, il deputato Andrea Finocchiaro Aprile, del Movimento indipendentista siciliano, chiese di sospendere l’elezione finché l’Assemblea non si fosse pronunciata sulle funzioni da attribuire a chi avrebbe dovuto reggere le sorti della Repubblica.
Umberto Terracini (PCI) si oppose alla richiesta del leader indipendentista, respinta dall’Assemblea con voto per alzata di mano. Subito dopo, 501 deputati parteciparono alla votazione che portò all’elezione di De Nicola con 396 preferenze. Nella stessa seduta, Ottavia Penna, prima donna candidata alla Presidenza della Repubblica, raccolse 32 voti.
Conclusa questa fase, fu letta anche un’interrogazione presentata da alcuni deputati, che chiedevano al Governo chiarimenti sulle notizie di stampa relative alla decisione, “che sarebbe stata presa a Lussemburgo di assegnare alla Francia le zone di Briga, Tenda e Moncenisio”.
Alcide De Gasperi affermò che togliere all’Italia Briga, Tenda e il Moncenisio sarebbe stato non solo un atto ingiusto, ma anche un grave errore nei rapporti di amicizia con la Francia.
Con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947, Tenda e Briga, nell’Alta Val Roja, insieme a parte del Moncenisio, furono cedute alla Francia; ben più gravi, tuttavia, furono le perdite territoriali subite dall’Italia lungo il confine orientale.
Profilo biografico e politico
Nato a Napoli nel 1877, Enrico De Nicola si affermò molto presto come avvocato penalista di grande prestigio (si era laureato in legge a 19 anni) prima di intraprendere una lunga carriera parlamentare nell’area liberale di orientamento giolittiano.
Eletto deputato nel 1909, ricoprì incarichi di governo come sottosegretario alle Colonie e al Tesoro, per poi assumere, il 26 giugno 1920, la Presidenza della Camera dei deputati, ruolo nel quale si distinse anche per l’attenzione ai regolamenti e agli equilibri istituzionali. Dopo gli anni del fascismo, durante i quali si mantenne in posizione più defilata, tornò sulla scena pubblica nella fase della ricostruzione democratica, imponendosi come figura di garanzia per autorevolezza, sobrietà e senso dello Stato.
Furono proprio queste qualità a favorirne l’elezione a Capo provvisorio dello Stato, carica che assunse il 1° luglio.
Il 25 giugno 1947 De Nicola si dimise da Capo dello Stato per motivi di salute, ma il giorno successivo la Costituente lo rielesse. Il 27 dicembre dello stesso anno promulgò la Costituzione della Repubblica Italiana e, con la sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948, assunse il titolo di Presidente della Repubblica Italiana.
Negli anni successivi fu inoltre senatore a vita, Presidente del Senato e primo Presidente della Corte costituzionale, confermando un profilo pubblico strettamente legato ai momenti fondativi e agli equilibri più delicati della storia repubblicana.