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Parla Ida Nicotra “La Costituzione non è un testo notarile e immagina una Repubblica da riscoprire”

Ida Nicotra è professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Catania ed è un’autrice prolifica con oltre duecento pubblicazioni.

Nel dicembre 2025 è stata nominata presidente della Scuola Superiore di Catania. La nomina è avvenuta per volere del rettore Enrico Foti e segna il ritorno di una figura già profondamente legata all’istituzione, di cui era stata coordinatrice scientifica della Classe di Lettere e Scienze Sociali dal 2011 al 2015 e consigliera di amministrazione dell’Ateneo nel triennio 2021-2023.

Nel corso della carriera ha ricoperto incarichi di direttrice di Dipartimento, presidente di corso di laurea e membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti. È stata inoltre coordinatrice scientifica nazionale di progetti PRIN su tematiche ambientali (2006 e 2008).

Ida Nicotra(terza da sn) Presidente della Scuola Superiore di Catania

Nel luglio 2014 è stata nominata con decreto del Presidente della Repubblica componente del Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), incarico che ha ricoperto per l’intero mandato sessennale non rinnovabile, fino al 2020. Durante il mandato si è occupata in particolare della prevenzione della corruzione nel settore degli appalti pubblici e nel sistema universitario. Nel 2013, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, era stata nominata componente della Commissione per le Riforme Costituzionali.

Nel 2021 le è stata conferita l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; è entrata inoltre a far parte del consiglio di amministrazione del Teatro Giovanni Verga di Catania ed è stata nominata sostituto procuratore della Procura Federale della FIGC.

Attivissima nel panorama culturale e civico catanese, sempre disponibile nel dibattito pubblico ha recentemente introdotto il convegno “La Sicilia nel mondo che cambia”, organizzato in occasione degli ottant’anni dello Statuto speciale della Regione Siciliana, guidando il confronto tra rappresentanti delle istituzioni, del sistema economico, del mondo ecclesiastico e del terzo settore. Pochi giorni fa ha partecipato alla tavola rotonda “L’umano al centro”, dedicata alla lettura dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, insieme ad altri docenti dell’Ateneo catanese. Ha manifestato grande disponibilità e ineguagliabile garbo nell’accettare di rispondere alle domande che le ho posto.

Come è nata la sua passione per la disciplina del Diritto Pubblico? C’è stato un momento, una persona, un libro che ha acceso la scintilla?

E’ stata una passione a prima vista. Mi ha conquistato l’idea che la Costituzione non sia un testo notarile, bensì una promessa: nasce dalle macerie del dopoguerra e immagina una Repubblica da riscoprire. Studiando ho capito che il diritto pubblico non si limita a disciplinare il potere, ma svolge una fondamentale funzione pedagogica e culturale. Per una ragazza che credeva nel valore civile delle istituzioni, era il terreno più vivo che potessi immaginare. Nella mia formazione di giurista hanno avuto un peso decisivo gli anni del liceo e gli studi della storia e della filosofia e poi il percorso universitario presso l’allora facoltà (oggi corso di studi) di Giurisprudenza in cui mi resi conto dell’importanza della dimensione costituzionale delle libertà che permea ogni settore dell’ordinamento. Studiare il diritto, e in particolare, il diritto costituzionale, costituisce un modo di prendersi cura del bene collettivo.

Nella sua carriera ha attraversato l’università, le istituzioni nazionali, l’anticorruzione. Guardando indietro, c’è una scelta che considera decisiva anche se all’epoca sembrava rischiosa?

Accettare la nomina all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Per chi viene dal mondo accademico, lasciare la “comfort zone” dello studio per svolgere una funzione molto esposta, e per certi aspetti anche controversa, sotto i riflettori, non è scontato. Significava mettere alla prova le proprie idee dove le decisioni hanno conseguenze immediate e dove l’errore si paga in pubblico. Era un rischio, e lo sapevo. Ma sono convinta che il giurista non possa limitarsi a commentare le istituzioni dalla finestra: a un certo punto deve abitarle. Rifarei quella scelta senza esitazioni perché mi ha consentito di sperimentare sul terreno della concretezza concetti e istituti che vanno praticati per poter essere compresi nelle loro numerose sfaccettature. È stata un’esperienza che mi ha molto arricchita sul piano professionale e che ho vissuto con il massimo impegno.

Ha percorso strade non sempre facili per una donna. Ha incontrato ostacoli legati al genere? Come li ha affrontati?

Sì, anche se spesso in forme silenziose. Per molti anni sono stata tra le poche donne in contesti in cui gli uomini erano la stragrande maggioranza, e ho imparato presto che a una donna si chiede sempre una prova in più di competenza, mai data per acquisita. La risposta che mi sono data è stata non chiedere il permesso e lavorare tanto con rigore e determinazione in modo da non lasciare spazio a obiezioni. Ho cercato di evitare due tentazioni opposte: vittimizzarmi e, all’inverso, fingere che il problema non esistesse. Oggi sento il dovere di tenere aperta la porta che ho dovuto spingere io: il modo più concreto di affrontare quegli ostacoli è fare in modo che le più giovani non li trovino sul loro cammino.

 Ida Nicotra( ph A.Parrinello)

Sei anni all’Autorità Nazionale Anticorruzione sono stati anche anni di grande turbolenza nella vita pubblica italiana. Cosa ha portato via da quell’esperienza sia sul piano umano, che su quello professionale?

Sul piano professionale, la consapevolezza della distanza che spesso separa la legalità formale dalla legalità praticata: avevamo regole avanzate sugli appalti e sulla trasparenza, ma la prevenzione autentica si gioca nelle prassi, nella cultura amministrativa, nei comportamenti quotidiani. Mi sono occupata in particolare di appalti pubblici, del sistema universitario e della trasparenza, toccando con mano quanto il presidio dell’integrità e dell’etica pubblica richieda tenacia più che nuove regole. Sul piano umano, ho imparato il prezzo dell’indipendenza: chi esercita una funzione di garanzia deve mettere in conto la solitudine, perché la propria credibilità si sperimenta nello svolgimento indipendente delle funzioni. È un’esperienza che mi ha resa, credo, più consapevole e più libera.

Poteva scegliere strade diverse dopo l’ANAC. Ha scelto di tornare e di guidare la Scuola Superiore. Perché?

Perché credo che il futuro del Mezzogiorno si costruisca trattenendo e formando il merito qui, non altrove. Alla Scuola Superiore sono legata da decenni: ne sono stata coordinatrice della classe di scienze umanistiche e ho vissuto da vicino la sua missione, che è scommettere sui giovani capaci e dar loro strumenti per essere competitivi nel mondo del lavoro. Dopo anni dedicati alle istituzioni nazionali, tornare a investire sulla formazione delle nuove generazioni mi è sembrato il modo più utile per restituire ciò che ho imparato. Guidare un’eccellenza è anche un atto di fiducia nei confronti del territorio e dell’istituzione universitaria: un modo per dire che da Catania si può puntare in alto.

Molti ragazzi siciliani talentuosi se ne vanno e non tornano. Cosa direbbe loro, non come presidente di una scuola, ma come persona che ha vissuto questa tensione tra radici e ambizione?

Direi loro di partire, se è questo che desiderano: andare, misurarsi, imparare altrove è una forma di rispetto verso il proprio talento. Ma direi anche che le radici non sono una zavorra, ma indicano una direzione. Io ho scelto di costruire qui, e non per ripiego: perché un luogo cambia solo se qualcuno decide di restarci a lottare per renderlo migliore. La domanda vera non è “andare o restare”, ma “che cosa lascio dove passo”. A chi parte chiedo di non recidere il filo; a chi resta, di non rassegnarsi. La Sicilia non è un ripiego, ha bisogno di persone che la curino immaginando un futuro più roseo.

Cosa fa Ida Nicotra quando chiude la porta dell’ufficio? C’è qualcosa che la nutre al di fuori del lavoro?

Osservare in silenzio i tramonti è la mia passione; leggere i libri di geopolitica mi ricorda che il mondo è immenso, fatto di mille sfumature e in continua evoluzione. Catania mi nutre molto; i suoi teatri, la sua vita culturale, una città che sa essere aspra e generosa allo stesso tempo. Mi rilassa e mi diverte seguire lo sport, soprattutto il calcio, anche l’edizione dei mondiali 2026, sebbene ancora una volta senza la nostra Nazionale. Mi ricorda i momenti felici di me bambina accanto a mio padre, appassionato tifoso.  E poi il mare e gli affetti, che sono il contrappeso necessario a giornate intense di lavoro. Sono convinta che si lavori meglio quando si custodisce una parentesi al riparo dai ruoli.

C’è qualcosa che avrebbe voluto le chiedessero e che invece nessun intervistatore le ha mai chiesto?

Forse questa: non che cosa ho realizzato, ma che cosa ancora mi inquieta. Mi avrebbe fatto piacere parlare della fragilità dello Stato di diritto, di quanto sia più facile da scrivere che da difendere, e di quanto poco basti a logorarlo. A cominciare dall’uso dei social per odiare, insultare e deridere chi la pensa diversamente, chi è fragile e indifeso. Mi piacerebbe essere ricordata per aver tenuto insieme precisione e libertà, e per aver trasmesso anche solo a qualche giovane l’idea che le istituzioni si servono, non si usano. È la domanda a cui, in fondo, cerco di dare risposta ogni giorno nella mia vita lavorativa.

 

 

 

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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.
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