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Georg Wilhelm Friedrich Hegel, gigante del pensiero politico e della filosofia moderna

Georg Wilhelm Friedrich Hegel è stato un gigante della filosofia moderna e il suo pensiero politico non può essere compreso al di fuori della sua filosofia della storia, perché per Hegel la politica non è una scienza normativa e  non dice come dovrebbe essere lo Stato  ma è la comprensione razionale di ciò che è: il reale è razionale, il razionale è reale. Questa identità non è una resa acritica al presente, ma l’affermazione che la ragione si dispiega nella storia, e che lo Stato moderno ne è l’espressione più compiuta fino a quel momento.

Il concetto centrale del pensiero politico hegeliano è la libertà, intesa non come arbitrio individuale, nel senso della libertà negativa del liberalismo lockiano, ma come autodeterminazione razionale. L’uomo è libero non quando è lasciato solo, ma quando riconosce nella legge, nell’istituzione, nella comunità, la propria stessa volontà razionale oggettivata.

Hegel muove una critica radicale al pensiero di Kant e al contrattualismo rifiutando l’etica formale e l’idea che la moralità possa fondarsi su un imperativo categorico astratto, privo di contenuto storico e sociale. La Moralität kantiana ( la coscienza interiore del dovere ) è per Hegel un momento necessario ma astratto dello spirito: la soggettività morale esiste, ma rimane vuota finché non si incarna nelle istituzioni concrete.

Contro il contrattualismo sostenuto con varie sfumature da Rousseau, Locke, Hegel , rifiuta l’idea dello Stato come contratto tra individui preesistenti. Lo Stato non è uno strumento che gli individui costruiscono per tutelare i propri interessi: è la condizione stessa della loro realizzazione come persone libere. Prima del polis, l’individuo non è un soggetto compiuto, ma una potenzialità informe.

L’opera sistematica del pensiero politico hegeliano è i Grundlinien der Philosophie des Rechts, in cui lo spirito oggettivo — la libertà che si oggettiva nel mondo — si articola in tre momenti dialettici. In primis il diritto astratto che è quello della persona giuridica: l’individuo come portatore di diritti sulla proprietà. È il mondo del diritto privato, della libertà formale. Ma è un momento astratto: la persona è qui pura volontà isolata, senza contenuto etico.

In secundum vi è la  Moralità (Moralität) che è la soggettività morale: l’individuo che agisce secondo intenzione e responsabilità, che si interroga sul bene. Anche questo è un momento necessario ma insufficiente: la coscienza soggettiva, portata all’estremo, rischia di diventare arbitrio : Hegel la chiama “la coscienza morale ipocrita” o, nel caso estremo, il terrorismo giacobino della Rivoluzione francese, in cui la volontà generale divora i singoli in nome di un principio astratto.

In tertium vi è un momento più alto che è  l’ Eticità (Sittlichkeit): la libertà che si realizza nelle istituzioni storiche concrete. Qui la volontà soggettiva e quella oggettiva si riconciliano. L’eticità si articola a sua volta in tre sfere che sono la famiglia intesa come unità immediata fondata sull’amore, primo nucleo di vita etica; poi un’altra sfera è la società civile con  il sistema dei bisogni, il mercato, le corporazioni: luogo della particolarità, dove gli individui perseguono i propri interessi ma attraverso relazioni di dipendenza reciproca.

Per finire lo Stato, sintesi superiore, in cui la particolarità della società civile viene assunta e riconciliata nell’universale

Hegel è tra i primi pensatori a teorizzare la società civile come sfera autonoma, distinta dallo Stato. Essa è il regno della particolarità economica e sociale, governata dal bisogno e dall’interesse: un sistema di dipendenze reciproche che produce ricchezza ma anche polarizzazione sociale. In tal senso Hegel anticipa con lucidità il problema della povertà come contraddizione strutturale del mercato, che la società civile da sola non sa risolvere.

 

Le corporazioni invece sono corpi intermedi tra individuo e Stato, le quali sono chiamate a svolgere una funzione di mediazione etica: esse educano il singolo a identificarsi con un’appartenenza collettiva più ampia, preparandolo alla vita statale.

Lo Stato hegeliano non è un apparato di coercizione né uno strumento di classe: è la forma in cui lo spirito di un popolo ( il Volksgeist) si oggettiva e si riconosce. In esso la libertà soggettiva e la necessità oggettiva si identificano: il cittadino obbedendo alle leggi dello Stato obbedisce alla propria stessa volontà razionale.

La costituzione ideale che Hegel elabora è una monarchia costituzionale che si articola in tre poteri:il potere legislativo, rappresentato da un sistema bicamerale che include la nobiltà terriera (con seggio ereditario) e i rappresentanti della società civile; il potere governativo (esecutivo), affidato alla burocrazia statale che Hegel chiama la “classe universale”, perché non ha interessi particolari ma solo l’interesse generale

Il potere del principe, il monarca che decide con un ruolo apparentemente modesto, quasi formale, ma necessario per chiudere il sistema istituzionale in un punto di volontà unitaria

Questa architettura non è liberale nel senso moderno: Hegel è diffidente verso la democrazia diretta e il suffragio universale, che vede come meccanismo dissolutivo dell’eticità organica dello Stato.

Il pensiero politico hegeliano culmina in una filosofia della storia universale: gli Stati non sono entità statiche ma momenti del dispiegarsi dello Spirito nel tempo. Ogni grande civiltà che sia orientale, greca, romana, germanico e cristiana ,incarna un principio della libertà a un dato stadio di sviluppo.

La storia è il “tribunale del mondo” (die Weltgeschichte ist das Weltgericht): i popoli e gli Stati vengono giudicati non da una norma esterna, ma dalla logica interna del divenire storico. Lo Stato che non riesce più a incarnare il principio della libertà del proprio tempo è destinato a cedere a quello successivo.

Questo porta Hegel a una visione eurocentrica della storia che è stata aspramente criticata già da Marx  e a identificare lo Stato prussiano del suo tempo come l’espressione più compiuta dello spirito moderno: una tesi che gli è valsa l’accusa di conservatorismo, ma che va letta nel quadro del sistema: non come apologia del presente, ma come affermazione che lo spirito si conosce sempre a posteriori, come la civetta di Minerva che spicca il volo al tramonto.

Il pensiero politico hegeliano ha generato letture radicalmente opposte:la Sinistra hegeliana (Marx, Feuerbach) ha ereditato la dialettica e la critica alla società civile, rovesciando però il sistema: non è lo Stato a realizzare la libertà, ma la sua abolizione

La Destra hegeliana ha valorizzato il momento istituzionale e organico, in chiave conservatrice.

Il liberalismo (da Popper a Berlin) ha visto in Hegel il precursore intellettuale dei totalitarismi novecenteschi che oggi è una  una lettura  ritenuta storicamente imprecisa

Il repubblicanesimo civico contemporaneo (Taylor, Honneth) ha invece riscoperto in Hegel una teoria del riconoscimento e della libertà sociale irriducibile sia all’individualismo liberale che al collettivismo.

Hegel rimane il pensatore in cui il problema della libertà moderna che significa come conciliare autonomia individuale e appartenenza comunitaria, particolarità e universalità, mercato e politica e che con il suo pensiero ha ricevuto la sua formulazione più ambiziosa e più controversa.

 

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Nato a Catania nel 1990. Attualmente ricopre il ruolo di capo di gabinetto dell'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana. Militante politico e appassionato di giornalismo sin dalla prima giovinezza ha collaborato con il Settimanale I Vespri e con il Secolo d’Italia. Ha ricoperto ruoli di amministratore pubblico nella sua città d’origine, Mascali, come consigliere comunale e assessore. È dottore in Scienze della Difesa e della Sicurezza e in Scienze Politiche. Autore di un saggio su Kelsen e la politica contemporanea "Pensiero forte" edito da Bonfirraro Editore.
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