Si è svolta una conferenza su Catania Barocca e la strada di San Benedetto, oggi via Crociferi

“Catania Barocca: La strada di San Benedetto, oggi via Crociferi”
Si è svolta a Catania la conferenza sulla via più suggestiva di Catania.
Via Crociferi, simbolo storico della città di Catania e cuore pulsante dell’arte barocca, è stata protagonista della preziosa relazione dell’Ing. Salvatore Maria Calogero, tenutasi mercoledì pomeriggio, 27 maggio, all’interno della splendida Chiesa San Francesco Borgia.
Una interessante e dettagliata ricerca storico-artistica, che ha dato vita al volume “Catania Barocca: la strada di San Benedetto, oggi via Crociferi”.

Il secondo di una serie di sei saggi che l’Ingegnere ha realizzato, di cui due, già pubblicati, il primo “la Marina, oggi via Dusmet” e il terzo “La Strada della Porta di Aci, oggi via Etnea”.
Così come evidenziato, nel suo intervento d’inizio per i suoi saluti istituzionali, dal Dott. Giuseppe D’Urso Direttore del Parco Archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, la cui presenza ha testimoniato la particolare attenzione che l’Ente mostra nei confronti di questo prezioso lavoro sulla storia di Catania nel solco del constante impegno di rivalutazione e valorizzazione dei siti archeologici presenti nel territorio, in modo da diffondere nella collettività un rinnovato interesse per il passato tramite una più presente cultura archeologica.
E il volume dell’Ingegnere Calogero si attesta a notevole esempio di questo obiettivo riscoprendo luoghi e vie della Catania di un tempo, soffermandosi in particolare sugli edifici e chiese commissionate dalle famiglie più influenti del tempo.
Attraverso antiche carte topografiche, frutto di un accurato studio d’archivio, e preziose foto d’epoca, l’Ingegnere Calogero ha riportato in luce l’impianto urbanistico di via Crociferi e zone limitrofe, con particolare attenzione alle trasformazioni avvenute nel Settecento, in una Catania in fase di ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1693.
Trasformazioni edilizie e architettoniche che hanno reso via Crociferi il simbolo dell’arte tardo barocca siciliana del ‘700.
In questo meritevole percorso storico sulla via Crociferi definita da Cesare Brandi, nel suo libro Sicilia mia: “Via settecentesca pari in bellezza alle strade più famose…” citato dall’Ingegnere in apertura, è emersa la sua importanza artistica “In via dei Crociferi non si avrà l’effetto di interno….ma le più impensate composizioni di spazi…”.

Ricostruita dopo il terribile terremoto del 1693, in stile tardo barocco agli inizi del ‘700 su quella che era la collina di Montevergine, questa via deve il suo nome alla Chiesa di S. Camillo dei Padri Crociferi, così come era denominato l’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi.
Tramite l’indagine toponomastica, dedotta dai documenti e dai verbali di ricostruzione della città, l’Ingegnere è risalito ai nomi precedenti.
Nel 1690 era chiamata Strada Nova, per poi diventare Strada delli Tre Santi nel 1694 Nel 700 cambia ancora in Strada Olim delli Tre Santi per divenire Strada di San Benedetto nel 1761.
Solo nel 1876 prenderà il nome definitivo di Via Crociferi.
Costruita in origine per collegare la Porta del Re, sopra piazza Stesicoro, con il piano di S.Filippo, odierna piazza Mazzini, ospita la chiesa di San Benedetto, la chiesa di San Francesco Borgia, il Collegio dei Gesuiti, la chiesa di San Giuliano, considerata il simbolo più rappresentativo del barocco catanese e il convento dei Crociferi e annessa chiesa di San Camillo.
Attraverso analisi dettagliate, il Relatore ha ricostruito le diverse fasi di evoluzione e trasformazione architettonica di via Crociferi: le monache benedettine si insediarono nel 1355 nelle case del conte di Adrano, costituendo il primo nucleo dell’edificio religioso. E ripercorre, attraverso i diversi documenti di committenza, le diverse fasi di costruzione della chiesa di San Benedetto e i rapporti con gli artisti e relativi pagamenti in onze come il pittore Stefano Volpe o il maestro di stucco Geronimo Beragioli e il maestro Giovan Maria Amato.

Rapporti che attestano il particolare fervore artistico che ha coinvolto artisti locali e provenienti da fuori ma operanti a Catania come Giovan Battista Piparo, recentemente riscoperto grazie alla pregevole monografia curata dalla Dott.ssa Leda Vasta “Giovan Battista Piparo, un maestro del Settecento siciliano”.
Così come riscopre anche i legami tra il monastero e la famiglia Asmundo, che portano alla concessione da parte del convento delle Benedettine, di una cappella di famiglia a D. Consalvo Asmundo marchese di Villasmundo in cambio di una donazione per delle opere da effettuare all’interno della chiesa.
Emerge anche la vicenda dell’Arco di San Benedetto costruito per collegare la Badia Grande con la Badia Piccola e creare un passaggio sopraelevato per permettere alle monache di clausura, denominate dalle suore della chiesa di San Giuliano “Teste ‘nfasciate”, di spostarsi tra i due edifici senza scendere in strada.
Una questione che nei secoli ha alimentato diverse leggende, la cui storia viene confermata nella epigrafe marmorea posta sopra l’arco barocco che attesta che con questo grande arco, le monache hanno vinto la ferocia del terremoto, nonostante il divieto del Senato Cittadino di costruire nuovi ponti dopo il terremoto.

Un excursus storico-artistico che è stato completato dal Dott. Gaetano Bongiovanni Storico dell’Arte del Parco Archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, studioso della cultura artistica siciliana in particolare del Settecento tardo-barocco e neoclassico.
Si è soffermato in particolare sull’analisi storico-pittorica dei dipinti del 700 barocco presenti all’interno delle chiese di Via Crociferi.
Come lo splendido affresco che caratterizza la cupola della chiesa di San Francesco Borgia, affrescata dal pittore catanese Olivio Sozzi, che glorifica l’opera di evangelizzazione dei Gesuiti nel mondo: nei pennacchi, le figure allegoriche rappresentano i quattro continenti conosciuti allora: Europa, Asia, Africa e Americhe.
Significativo anche l’affresco del figlio Francesco Sozzi, sito nella sagrestia che rappresenta l’apparizione di Sant’Agata a Santa Lucia e che è stato possibile ammirare alla fine della conferenza.
Un tema ripreso anche dal pittore Gaspare Serenario nel suo dipinto nella sagrestia della chiesa Sant’Agata al Borgo.
Con le sue dettagliate e ricche spiegazioni ha evidenziato le particolarità di molti altri dipinti, “Madonna con Bambino e i santi Giuseppe e Benedetto” di Olivio Sozzi nella chiesa di San Giuliano; “Martirio di Sant’Agata” di Giovanni Tuccari nella chiesa di San Benedetto; “Transito di San Giuseppe” di Giuseppe Guarnaccia nella chiesa di San Francesco Borgia.
Opere che si inseriscono nella tradizione pittorica del tempo e che attestano i fruttuosi rapporti e le influenze stilistiche e cromatiche tra gli artisti, come tra Olivio Sozzi e Piparo che riprende i modelli pittorici del primo. Quest’ultimo reso fruibile grazie alle accurate ricerche documentarie della già citata Dott.ssa Leda Vasta.
Dipinti riportati alla dignità del presente grazie alla nota professionalità del Dott. Gaetano Bongiovanni ma soprattutto grazie alla sua intrinseca passione che anima e nutre i suoi studi, così come da lui stesso affermato subito dopo il suo intervento.
Una passione che ha accomunato tutti i relatori intervenuti, consapevoli che l’arte è un ponte di cultura che lega in un nodo indissolubile memoria storica e presente e costituisce un patrimonio prezioso da custodire e da proteggere.