Ieri Brexit oggi Brentry.E se fosse l’Unione Europea a salvare Londra e il Regno Unito?

È ormai alle viste, pare entro qualche anno, la possibilità di tenere un referendum nell’Irlanda del Nord. Dove i cattolici repubblicani sono, ora, più numerosi dei monarchici e protestanti Orangisti. A meno di improbabili sorprese, esso dovrebbe sancire il distacco di questa regione dal Regno Unito. Tale evento, previsto dagli accordi del Venerdì Santo”, farebbe diventare tutta l’isola irlandese una indivisa repubblica.
“Ieri”, la BREXIT,sostenuta da politici inglesi, mirava, in realtà, a contenere le spinte centrifughe delle regioni celtiche (Scozia, Galles e Nord Irlanda). Nell’intento di preservare la centralità politica , e legislativa, della regione inglese. I risultati non sembra siano stati quelli sperati. Le stesse nazionalità, scozzese e nord irlandese in primis, che votarono per rimanere nell’Unione Europea aspirano con ancor più forza all’indipendenza. Londra corre ai ripari. I suoi influenti ambienti politici alimentano, costruttivamente, il dibattito sulla BRENTRY (Brexit re-entry). Con questo neologismo si rappresenta e definisce un percorso la cui finalità sarebbe quella di riportare il Regno Unito in Europa. Depotenziando le spinte indipendentiste dei “celti” del Regno. Gallesi compresi. L’influente, e per certi versi dominante, componente celtico-germanica a declinazione anglofona dell’America, di cui Trump e il predecessore Biden fanno parte, non sembra preoccuparsi più di tanto. Il ridimensionamento territoriale del Regno non farebbe paura agli Americani. Ma a Londra sì. E, paradossalmente, potrebbe essere l’Unione Europea a salvare l”Inghilterra e il suo “Regno”.