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Il re che ritrovò l’anima e la vita in Sicilia

Può il destino di un sovrano di un antico casato nordico compiersi sotto la luce abbacinante del Mediterraneo? La storia, che spesso ama farsi romanzo, risponde affermativamente nel nome di Luigi I di Baviera. 

Dalla malattia alla rinascita: cronaca di un amore quarantennale nato per caso

Nel 1817 il rampollo della dinastia Wittelsbach giunse in Sicilia non per ambizione di conquista, ma per curare una grave polmonite. Non sapeva che le luci, i colori e i sapori quella terra, prescritta come terapia medica, si sarebbero trasformati in una folgorazione esistenziale e culturale. 

Il giovane principe, che a vent’anni si era distinto combattendo al fianco di Napoleone, era un uomo di straordinaria erudizione. In Sicilia egli non cercò i fasti della corte, ma le tracce del passaggio dei  popoli antichi e quei luoghi ameni che facessero bene all’anima. Accompagnato da un pittore paesaggista, il sovrano intraprese un lungo e silenzioso pellegrinaggio in groppa a un mulo, ha vinto dalla bellezza dei luoghi e desideroso di quiete. 

Dalle geometrie sacre della Cappella Palatina di Palermo fino alle solitudini archeologiche di Selinunte, Segesta, Siracusa e Taormina, Luigi I si immerse in una dimensione totalizzante. I diari dei suoi segretari descrivono un monarca colto dal dubbio e dalla meraviglia, capace di confondersi tra la folla sanguigna e verace  del Sud e di lasciarsi affascinare dalle processioni popolari, dalle tradizioni e dai panorami. Tornò altre sei, sette volte. Desideroso di immergersi nella classicità, di lasciarsi trascinare dalla storia. Forse  alla ricerca di un’identità comune, come quando nel 1842 volle recarsi nella cattedrale di Palermo per visitare la tomba di Federico II di Svevia, lo “stupor Mundi”, suo fratello nell’animo, disceso anch’egli dal nord Europa per perdersi gioioso nei vicoli del cuore  pulsante di Palermo. L’amore per l’isola non rimase un idillio privato. Il re tradusse la sua devozione in versi, componendo liriche ispirate ai paesaggi e ai miti isolani. Ma il tributo più grandioso si estrinsecò a Monaco di Baviera.

Rientrato in patria, il sovrano volle ricreare nella sua capitale le suggestioni monumentali e la luce delle rovine classiche ammirate in Trinacria. Monaco divenne così, per sua volontà, una “Atene sull’Isar”, un riflesso nordico di quella bellezza mediterranea che gli aveva ridonato la vita. Quali sono i suoi meriti sotto il profilo archeologico?

Anzitutto l’importanza della monetazione e della scultura antica: Luigi l, grande collezionista e mecenate (artefice della Glyptothek di Monaco), si dedicò a un’attenta ricognizione delle testimonianze greche, in particolare a Siracusa e Agrigento. Poi arrivò la rivalutazione dell’architettura medievale: fece scoprire al mondo la grandezza e l’originalità dell’arte siculo-normanna, intuendo come le influenze bizantine, arabe e latine avessero generato una sintesi artistica unica al mondo. A Palermo valorizzò i mosaici della Cappella Palatina e della Zisa, che lo affascinarono così tanto da spingerlo a tentare di replicarne il misticismo e l’architettura nelle sue residenze bavaresi. A Monaco di Baviera l’influenza del viaggio siciliano lasciò tracce profonde nel nell’affidare varie commissioni al suo architetto di fiducia, Leo von Klenze, che portarono alla costruzione della Allerheiligen-Hofkirche (la corte delle Ognissanti nella Residenz di Monaco), fortemente ispirata allo stile romanico-bizantino siciliano. Il viaggio in Sicilia, pertanto, non fu solo una tappa del Grand Tour, ma rappresentò una vera e propria geminazione spirituale. Un esempio di come l’arte e la natura possano abbattere i confini geografici e linguistici per perdersi e poi ritrovarsi nell’orizzonte senza tempo dell’isola del sole.

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Nata a Catania nel lontano 19..(il tempo è solo uno stato d’animo!), dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Catania. Si laurea in Lettere classiche con votazione di 110/110 “cum laude” e si immerge nel mondo del lavoro. Dopo aver vinto il Concorso a cattedra nel 2001 inizia ad insegnare presso i Licei. Partecipa a diversi convegni come corsista e come relatrice, cercando di tenersi costantemente aggiornata. Si occupa di temi e problemi della sfera umanistica, collaborando con diverse riviste. Appassionata di libri, ama dipingere, recarsi a teatro, ascoltare musica e suonare il pianoforte. Ama viaggiare, e la sua valigia è sempre pronta!
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