A Napoli la FISDIR celebra l’inclusione con la ll^edizione dell’Open Day regionale

Lo sport che cambia la vita: a Napoli il 10 Maggio la FISDIR celebra l’inclusione con la seconda edizione dell’Open Day regionale
Esistono mondi che procedono in silenzio, paralleli a quello che consideriamo “normale”. Mondi abitati da ragazzi e ragazze con disabilità intellettiva e relazionale, spesso relegati ai margini del discorso pubblico, delle politiche sociali e persino delle opportunità di crescita. Persone a cui la società riserva troppo facilmente pietà o indifferenza, ma raramente spazi veri di realizzazione e di riconoscimento. In questo panorama, la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali (FISDIR) rappresenta una risposta concreta, seria e appassionata. Non un semplice ente sportivo, ma una realtà che ha scelto di prendersi cura di chi viene troppo spesso dimenticato, offrendo non solo attività motoria, ma un autentico progetto di vita e di inclusione. Nata nel 2009 dal Comitato Italiano Paralimpico, la FISDIR ha il compito di organizzare e sviluppare lo sport per atleti con disabilità intellettiva (categorie II1, II2 e II3). Non si tratta di “gioco terapeutico” o di occupazione del tempo libero.
La federazione promuove uno sport vero, con regole, classifiche, allenamenti, campionati e obiettivi agonistici, adattati solo quanto necessario. Perché lo sport, quando è autentico, diventa uno straordinario strumento educativo, relazionale e di crescita personale. Attraverso lo sport questi ragazzi e queste ragazze imparano a conoscersi, a superare i propri limiti, a stare con gli altri, a gestire emozioni, a vincere e a perdere, a sentirsi parte di una squadra e di una comunità. Diventano atleti a tutti gli effetti. E le loro famiglie trovano finalmente un luogo in cui non sono sole, ma accompagnate da tecnici preparati, volontari motivati e una struttura che crede nelle loro potenzialità. La disabilità intellettiva resta una delle forme di fragilità meno comprese e più isolate nella nostra società. Molte famiglie si sentono abbandonate dopo la fine del percorso scolastico. Pochi spazi aggregativi, scarsa attenzione mediatica, opportunità di lavoro limitate. In questo deserto, la FISDIR ha costruito negli anni una rete di società sportive, delegazioni regionali e progetti territoriali che prova a colmare il vuoto. Non promette miracoli, ma offre qualcosa di altrettanto prezioso: dignità, visibilità e possibilità.
Domenica 10 maggio 2026, al Centro Ester di Barra a Napoli, la Delegazione Regionale FISDIR Campania organizza la seconda edizione dell’Open Day regionale. Un appuntamento doveroso, concreto e carico di significato. Una giornata aperta a tutti – atleti già tesserati e soprattutto chi si avvicina per la prima volta – in cui sarà possibile provare diverse discipline: atletica leggera, calcio, canottaggio, ginnastica ritmica e artistica, equitazione e pallacanestro. Un momento pensato non solo per “fare sport”, ma per far toccare con mano cosa significa inclusione vera: tecnici qualificati, un ambiente protetto e accogliente, la possibilità di scoprire talenti nascosti. Nel corso della mattinata si terrà anche un triangolare di pallacanestro categoria II2 (atleti con sindrome di Down) di livello nazionale, che vedrà scendere in campo formazioni provenienti da Lazio e Campania. Non è solo agonismo: è la dimostrazione visibile che questi atleti possono raggiungere livelli tecnici notevoli e regalare emozioni autentiche. Eventi come questo Open Day hanno un valore che va molto oltre la singola domenica. Sono ponti gettati tra le famiglie e il mondo dello sport, tra le periferie e le istituzioni, tra chi ha bisogno di opportunità e chi può offrirle.
Sono momenti in cui la società può finalmente vedere questi ragazzi non come “persone con disabilità”, ma come persone con capacità, desideri e diritto a esprimersi. In un’Italia che invecchia e che troppo spesso fatica a prendersi cura delle proprie fragilità, esperienze come quella della FISDIR ricordano un principio fondamentale: nessuno deve essere lasciato indietro. Lo sport diventa qui strumento di giustizia sociale, di educazione alla diversità e di costruzione di comunità più umane. Perché ogni ragazzo o ragazza che indossa una pettorina, che fa canestro, che taglia un traguardo o che semplicemente prova per la prima volta uno sport in un contesto accogliente, sta compiendo un piccolo grande atto di riscatto. Non solo personale, ma collettivo. La FISDIR dimostra che è possibile pensare a loro. E non solo pensarli, ma accompagnarli, valorizzarli, farli brillare. È un lavoro silenzioso, costante, fatto di allenamenti, sacrifici e tanta passione. Un lavoro che merita di essere conosciuto, sostenuto e raccontato. Perché lo sport, quando è davvero inclusivo, non è solo movimento del corpo. È movimento di civiltà.