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Non dimentichiamo Pietro Scaglione, magistrato integerrimo in un’epoca oscura

Pietro Scaglione, è un giudice spesso dimenticato nella memorialista della lotta alla criminalità organizzata e mafiosa, eppure la sua figura è di straordinaria importanza storica. Proprio in questi giorni, il 5 maggio 1971, ricorre il cinquantacinquesimo anniversario del suo assassinio.
Nato a Palermo il 2 Marzo 1906 Pietro Scaglione, figlio di un possidente agricolo, si  laurea giovanissimo ed entra in magistratura nel 1928. Dopo essere stato Vicepretore e Pretore, approda alla Procura di Palermo, dove gli vengono affidati i processi molti delicati e incandescenti per la strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947, che danno inizio ad una stagione torbida del dopoguerra inaugurando la strategia della tensione.
Il caso Pisciotta è una delle vicende più cariche di mistero della sua carriera di magistrato. Nel febbraio del 1954, Gaspare Pisciotta, luogotenente di Salvatore Giuliano e condannato all’ergastolo, chiede di parlare con un magistrato. In quel momento è di turno Scaglione e, quindi, Pisciotta ricostruisce a lui i particolari e la dinamica della strage di Portella. Il magistrato assicura che tornerà l’indomani con un cancelliere. Ma l’indomani Pisciotta muore dopo aver bevuto un caffè “avvelenato”.  Scaglione rimase così l’ultimo ad averne raccolto la testimonianza anche se non riuscì mai a verbalizzare le sue confessioni portando con sé un peso enorme, tra verità e segreto.
Gaspare Pisciotta 
Diventato procuratore capo nel 1962, Scaglione indagò sulla strage di Ciaculli e inquisì Salvo Lima, Vito Ciancimino e altri politici locali e nazionali. Fu tra i primi magistrati a intuire e denunciare le connessioni e le collusioni tra mafia e politica. Si battè per l’introduzione di nuove norme di contrasto della criminalità organizzata ed divenne un implacabile accusatore di Luciano Liggio(Leggio) e di tutti gli affiliati alla cosca mafiosa di Corleone.
Scaglione fu anche l’ultimo ad aver visto il giornalista Mauro De Mauro, scomparso nel settembre 1970 mentre indagava sulla misteriosa morte di Enrico Mattei e sul Golpe Borghese. De Mauro sarebbe stato ucciso dalla mafia per coprire questi eventi e possibili connessioni politiche. Questa prossimità a troppi segreti irrisolti ha alimentato per anni ombre sulla sua figura, poi con il tempo dissolte.
Scaglione viene assassinato, come detto,  a Palermo il 5 maggio 1971, mentre percorre in auto via dei Cipressi, viene affiancato da una Fiat 850 dalla quale alcuni killer esplodono due raffiche di mitra. Scaglione e il suo autista Antonio Lo Russo muoiono sul colpo. Il magistrato, come ogni mattina, si era recato al cimitero dei Cappuccini per far visita alla tomba della moglie Concetta. Una triste circostanza del destino ha voluto che Pietro Scaglione sia stato il primo giudice siciliano ucciso dalla mafia.
Il luogo dell’agguato dove fu ucciso il magistrato 
Per conoscere la verità su questo omicidio bisognerà attendere il 1984 e le rivelazioni di Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone: Scaglione era un magistrato integerrimo e spietato persecutore della mafia. Secondo Buscetta, l’omicidio fu materialmente eseguito da Luciano Leggio e Salvatore Riina. Tuttavia, nel gennaio 1991, i presunti responsabili non furono portati a giudizio per insufficienza di prove. Nessun colpevole è mai stato condannato.
La sua figura è stata a lungo offuscata da sospetti strumentali che di chi tentò di delegittimarlo con il collaudato meccanismo della calunnia tipico di Cosa Nostra. Come scrisse Giovanni Falcone, l’uccisione del Procuratore Scaglione ebbe sicuramente lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa Nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino.
Negli atti giudiziari e nelle testimonianze degli storici Scaglione è descritto come un magistrato “integerrimo e di grande capacità professionale”. E’ stato definito dallo storico Giuseppe Carlo Marino “protomartire dell’antimafia istituzionale”.
La sua dimenticanza è in parte il risultato di quella stessa opera di delegittimazione postuma che Cosa Nostra ha praticato sistematicamente contro i magistrati che osava uccidere. Recuperarne la memoria significa anche capire meglio la storia dell’antimafia prima di Falcone e Borsellino.
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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.
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