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Augusto Del Noce tra secolarizzazione e modernità

Augusto Del Noce (Pistoia 1910 – Roma 1989) è un filosofo con un profilo di pensatore scomodo e corrosivo ,la cui opera è dominata dall’interesse filosofico e politico per la modernità, analizzata e giudicata nei suoi vari aspetti anche complessi e variegati.  La sua posizione nel panorama culturale italiano del Novecento è assai singolare e, per certi versi, anche paradossale poiché è un pensatore cattolico che si confronta con Marx con rigore interno, rarità nel panorama culturale italiano. Egli è molto critico della modernità che non indulge nel semplice tradizionalismo, diviene interprete della secolarizzazione che non si rassegna all’immanentismo come destino necessario. Le sue tesi, come egli stesso riconosce, lo separano da gran parte degli studiosi( marxisti, laici, neoscolastici )e persino dalle forme di progressismo temperate o estremiste che la cultura cattolica tende prevalentemente a professare.
Il contributo più originale di Del Noce sta nel  fatto che per lui la secolarizzazione è uno stimolante problema filosofico, non sociologico . Ed è tale visione modo in cui rilegge la secolarizzazione: non come un processo sociologico di marginalizzazione del religioso, ma come un evento filosofico di prima grandezza, radicato nelle opzioni metafisiche della modernità.
Augusto Del Noce 
Del Noce problematizza radicalmente la visione del pensiero moderno come processo necessario e irreversibile verso la secolarizzazione  attraverso il ripensamento dell’inizio cartesiano del moderno.
Mentre rifiuta in modo netto l’interpretazione del moderno come irreversibile secolarizzazione del cristianesimo, Del Noce rielabora un differente concetto di secolarizzazione, intesa anche sotto l’influsso del pensiero di Voegelin come laicizzazione di temi gnostici. La modernità non secolarizza il cristianesimo nel senso di tradurlo in forme mondane, piuttosto riattiva strutture gnostiche antiche e, quindi,  la divisione tra mondo vero e mondo presente, l’attesa di un’emancipazione radicale in forme storicamente nuove.
Il corpo centrale dell’opera delnociana è un confronto serrato con Marx e il marxismo, condotto non come polemica politica bensì come diagnosi filosofica.
Del Noce partiva dal riconoscimento della novità epocale introdotta dal pensiero di Marx: concependo la sua come filosofia della praxis, Marx non separava teoria e pratica, ma cercava le condizioni di possibilità di realizzazione della rivoluzione. Per questo il marxismo doveva ritenersi inseparabile dal suo esito storico.
La conseguenza è decisiva: poiché l’ateismo è coessenziale al marxismo, la storia contemporanea diventa storia del processo di espansione dell’ateismo, e l’epoca contemporanea può essere definita “epoca della secolarizzazione”. L’ateismo non è per Del Noce un fenomeno accidentale né meramente sociologico, ma la conclusione rigorosa di una direzione del pensiero moderno che si è cristallizzata storicamente nel marxismo.
Nel suo lavoro Del Noce vuole dimostrare che l’ateismo non è una “necessità” del progresso filosofico-scientifico, bensì un “problema” della modernità  intenso come  un problema aperto, frutto di una scelta metafisica, non di un’inevitabilità storica.
Una delle intuizioni più audaci di Del Noce riguarda la parabola storica del marxismo e il suo paradossale esito: la rivoluzione si suicida trasformandosi in ciò che voleva abbattere.
Il “suicidio della rivoluzione” avviene quando il marxismo fa propria la lettura “borghese” e materialista della vita e il comunismo diventa una componente sconsacrata della società radicale, che consente allo spirito borghese di realizzarsi allo stato puro.
Il punto di arrivo di questa parabola è ciò che Del Noce chiama “società opulenta” sorta con l’americanizzazione del mondo, il primato dell’individualismo di massa, il predominio della tecnica e dello scientismo, il dilagare della società consumista e permissiva, il sorgere dell’industria culturale di massa.
Questa società non è affatto una negazione del marxismo, invece, secondo la sua concezione, ne raccoglie l’eredità più profonda accettando tutte le negazioni del marxismo riguardo al pensiero contemplativo, alla religione e alla metafisica, accettando dunque la riduzione marxista delle idee a strumento di produzione; ma d’altra parte rigetta gli aspetti rivoluzionari e messianici del marxismo, ossia ciò che in esso rimaneva di religioso. L’ateismo di massa non è dunque un frutto del liberalismo borghese, ma dell’ideologia borghese imbevuta delle negazioni marxiste.
Nella lettura delnociana, i totalitarismi del Novecento (fascismo, nazismo e marxismo sovietico ) sono interpretati e valutati come espressioni storico-politiche dell’immanentismo moderno e di un processo generale di secolarizzazione. I tre totalitarismi appartengono alla fase “sacrale” della secolarizzazione che apparvero religioni politiche e ideologie messianiche proiettate nell’avvenire, fondate sulla mobilitazione delle masse, animate da una passione etica e comunitaria protesa a modificare la storia attraverso la politica e la militanza.
Vi è anche un filo gnostico che lega queste esperienze: nei testi gnostici troviamo l’idea di due mondi ognuno dei quali ha il suo Dio, e quella che il vero Dio è il Dio del mondo nuovo, del tutto contrario al mondo presente in cui l’uomo vive come straniero. Il futuro o l’avvenire dei rivoluzionari sembra la traduzione moderna del vero Dio degli gnostici.
Si scontra con una  visione unilineare della modernità come destino immanentistico, Del Noce propone la riscoperta di una linea alternativa, che viene ampiamente influenzata da Cartesio, Malebranche e Rosmini.
La secolarizzazione, con i suoi differenti significati legati all’idea di rivoluzione e a quella di società opulenta, non è necessariamente unita al destino immanentistico della modernità; poiché è possibile, sulla scorta del retaggio ellenico-cristiano, riprendere la via di una possibilità di realizzazione nel presente dei temi della filosofia della storia cattolica.
Per dare respiro a questo progetto, Del Noce doveva decostruire l’intero quadro del pensiero moderno codificato da Hegel e dall’idealismo, accettato dal marxismo e condiviso, sia pure nell’opposizione, dalla neoscolastica tomista — per cui il moderno è il tempo della secolarizzazione in cui l’emancipazione e la libertà dell’uomo viaggiano di pari passo con il suo allontanamento da Dio.
Vi è una grande attualità nel pensiero di  Del Noce che si sviluppa tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Ottanta che appare in molti aspetti anticipatorio della contrapposizione tra laicismo e religione, la secolarizzazione, il relativismo e il nichilismo che attraversano la società opulenta, il potere della tecnologia.
La sua diagnosi della società opulenta come forma di totalitarismo “morbido” è forse il contributo più inquietante. Intravedeva in tal modo  il nuovo totalitarismo che non costruisce né gulag né campi di sterminio, ma opera in forma silenziosa nello spirito umano, riducendo l’uomo a mero corpo operativo che si adatta a un sistema strumentale, in cui le domande metafisiche, filosofiche e teologiche non soltanto sembrano irrazionali, ma sembrano prive di senso.
Del Noce rimane così un pensatore difficilmente classificabile: cattolico che non cede all’integrismo, critico del marxismo che lo comprende dall’interno, interprete della modernità che non vi si oppone in blocco ma la interroga nelle sue contraddizioni più profonde.
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Nato a Catania nel 1990. Attualmente ricopre il ruolo di capo di gabinetto dell'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana. Militante politico e appassionato di giornalismo sin dalla prima giovinezza ha collaborato con il Settimanale I Vespri e con il Secolo d’Italia. Ha ricoperto ruoli di amministratore pubblico nella sua città d’origine, Mascali, come consigliere comunale e assessore. È dottore in Scienze della Difesa e della Sicurezza e in Scienze Politiche. Autore di un saggio su Kelsen e la politica contemporanea "Pensiero forte" edito da Bonfirraro Editore.
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