La Nato islamica e la non terzietà dei mediatori pakistani

Nel 2025 è si è formalmente costituita una alleanza militare tra potenze islamiche sunnite. Il primo nucleo di una comunemente definita “NATO Islamica” con due contraenti. Il Pakistan, potenza media e nucleare, e l’Arabia Saudita, egemone della Penisola Arabica. A Gennaio di quest’anno la Turchia ha chiesto di farne parte. E a ruota, anche l’Egitto sembra voler aderire. L’obiettivo, dichiarato, è difendersi dall’aggressività di Israele. L’ulteriore fine, vero, parallelo e non gridato, è provare a creare un bastione anti sciita, quindi anti persiano, in Medio Oriente. A riprova di ciò aerei da combattimento pakistani sono già schierati sul suolo del Regno Saudita. E nel frattempo, i vertici del regime iraniano, indecisi, si frammentano sul nodo dell’uranio. Dal destino del materiale radioattivo pare dipendere la permanenza o meno del controblocco(americano) di Hormuz. Se le frange più pragmatiche dei Pasdaran decidessero di (con)cedere sul nodo dell”uranio è poco probabile che ne deleghino la custodia, pur senza privarsi della proprietà nominale, al Pakistan. È purtuttavia recente il violento e reciproco attacco missilistico, del Gennaio 2024, tra Iraniani e Pakistani sullo sfondo del frontaliero separatismo beluci. Una sorta di residuo polveroso che si è deciso,al momento, di mettere sotto il “tappeto”. Impossibile poi che il materiale radioattivo vada a finire in America. E allora? Si vedono farsi avanti “ombre cinesi” e l’ombra, “provvidenziale” e gradita (anche a Trump) di Putin. In molti, in Europa e in Israele, segretamente ci sperano.