Le Donne della Resistenza

Il 25 aprile segna in modo indelebile la storia dell’Italia, percorre, dal quel lontano 1945, un Paese intero e grida forte, ancora oggi, l’impegno della nostra Nazione in difesa della Libertà, valore indiscusso contro ogni forma di oppressione e di dittatura.
Una volontà ferma e determinata, mai scemata negli anni, ma consapevole così come la volontà dei nostri nonni, gli Italiani di ieri che, durante la Seconda Guerra mondiale, si sono opposti al regime nazi-fascista, sacrificando la propria vita.
Il 25 aprile è un giorno carico di significato, fortificato dalla memoria e dal ricordo dell’inusitato coraggio dei nostri partigiani. Dal 1943, da poche migliaia di uomini, divennero sempre più numerosi: operai, contadini e tantissimi giovani fino a trasformarsi in un grande movimento di rivolta e opposizione.
Un ribollire degli animi, pronti a resistere per una nuova rinascita, un sentire profondo che coinvolse non solo uomini, ma anche numerosissime donne.
Quelle donne poi dimenticate e volutamente abbandonate nell’oblio dalla storiografia ufficiale.
Ma, seppur timidamente, dalla polvere del passato, cominciano a riemergere i loro volti, i loro occhi determinati che sembrano brillare ancora nelle fotografie ingiallite che le ritraggono fiere accanto agli uomini, con lo stesso orgoglio di chi sa di avere assolto al proprio dovere di patriota.
Queste foto di donne che avanzano con i fucili in mano rende giustizia al loro grande contributo e testimonia nel presente il coraggio delle donne italiane.
Partigiane coraggiose che hanno combattuto insieme agli uomini e, come loro, hanno perso la propria vita.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha documentato circa 70.000 attiviste.
Di queste, 35.000 hanno combattuto sul campo, circa 1000 sono state uccise mentre più di 7.000 sono state arrestate o deportate.
La consapevolezza della morte non le ha fermate, oltre a dedicarsi alla cura dei feriti, non sono rimaste da parte e in molte sono diventate staffette e hanno sfidato il fuoco nemico pur di portare a destinazione documenti, armi, vestiti e viveri alle forze partigiane nascoste.
Ma non solo staffette, anche combattenti armate e soprattutto militanti attive dei Gruppi di Difesa della Donna creati dalle donne per le donne come una struttura di formazione partigiana pluripartitica.
Non solo un supporto marginale ma una collaborazione attiva e presente nella lotta comune contro il fascismo.
Nati a Milano e a Torino nel 1943, su iniziativa del partito comunista, questi Gruppi di Difesa hanno sostenuto la Resistenza italiana aiutando le famiglie dei partigiani, dei fucilati e dei carcerati non senza rivendicare i propri diritti di donne per una maggiore parità e per contrastare ogni situazione di sfruttamento e di oppressione femminile.
Donne armate o disarmate, di ogni fascia sociale, giovani e meno giovani, di ogni professione, del Sud come del Nord, hanno tutte scelto consapevolmente di essere antifasciste e di lottare per affermare se stesse e la libertà del proprio Paese.
Non donne in secondo piano, ma patriote combattenti, elementi essenziali dell’intero ingranaggio della Resistenza italiana.
Dopo, solo il silenzio, un lungo silenzio durato decenni.
La società ingabbiata in archetipi maschilisti, le ha volutamente messe da parte, i loro meriti silenziati. Le loro azioni, se pur coraggiose e decisive, considerate disdicevoli e in contrasto con la visione della donna “angelo del focolare”
A guerra finita, solo in poche hanno visto riconosciuto il proprio valore, il proprio contributo, e, a fatica, sono riuscite a mantenere una posizione di rilievo in ambito sociale e politico.
Oggi non si può più negare la loro esistenza di donne nella Resistenza.
Donne italiane ma anche tante siciliane.
Come le due staffette Alongi Francesca, di Marsala uccisa appena diciassettenne e Benincasa Beatrice di Catania, torturata e uccisa.
O la combattente di Gela Crapanzano Angela, così come Lo Manto Salvatrice di Mussomeli che combatté in Piemonte con il nome di battaglia “Salvatrice”.
E ancora Montuoro Maria, di Palermo, nome di battaglia “Mara” che fu deportata nel lager di Ravensbruck e Muscarà Maria Antonietta una casalinga di Messina che venne arrestata con l’accusa di aver offeso al re e il duce e venne rinchiusa nel carcere di Alì a Messina.
In ultimo, la partigiana Vittone Giuseppina, nata a Torino ma venuta in Sicilia nel 1945 per collaborare nel movimento di riscatto delle donne nei quartieri popolari. Nel 1955 divenne deputato regionale con il Pci, ma rifiutò lo stipendio della Regione siciliana.
Donne: madri, mogli, figlie e sorelle che hanno scelto consapevolmente di resistere, di combattere con lo stesso slancio patriottico dei loro uomini.
Donne che, oggi, meritano di essere ricordate, alla stessa stregua degli uomini!
Il 25 aprile non rievoca solo la storia di una Nazione liberata dalla dittatura, ma la lotta di un popolo unito, fatto da donne e uomini che, insieme, come patrioti italiani, hanno lottato per la propria libertà e per la propria identità.