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Le carenze della scuola Italiana? Hanno origini addirittura dalla “Scuola poetica siciliana e da Federico II” 

Pare che tutti i mali della scuola italiana, secondo dei pareri raccolti dai nostri più attenti collaboratori e storici del pensiero, derivino nientepopodimeno che da Federico Ruggero di Hohenstaufen (1194 – 1250), re di Sicilia, duca di Svevia, Imperatore dei Romani e re di Gerusalemme, meglio noto come Federico II di Svevia, “stupor mundi”, discendendo, per parte di padre, dalla famiglia germanica degli Hohenstaufen e, per parte di madre, dalla famiglia siculo-normanna degli Altavilla, conquistatori di Sicilia e fondatori del Regno di Sicilia.

Può essere si dirà, che dopo quasi 800 anni i mali che vengono attribuiti alla odierna istruzione, quella del Terzo millennio, si riferiscano a periodi così lontani, bui, e, in qualche modo, poggiati sul ventre molle, ma ora in sfacelo a causa dell’età, del Medioevo?

E pare di sì, considerando appunto che tutto ciò che di negativo viene registrato nella nostra scuola, da parte della attuale Ministero dell’Istruzione e del Merito, abbia avuto inizio sempre da più lontano e ancora più lontano nella storia, per concludersi con lo sfascio ultimo dei governi di sinistra, i quali, secondo quanto leggiamo giornalmente, hanno governato senza diligenza, avvedutezza, discernimento la scuola, dopo la scomparsa di Federico II, fino ai nostri giorni.

E se infatti, nonostante dopo la nascita delle Repubblica e fino al crepuscolo del 1900, abbia tenuto le redini della carrozza della istruzione italiana il partito della Democrazia Cristiana, e poi, con fasi alterne, del centrodestra, a cominciare da Letizia Moratti, Mariastella Gelmini, Marco Bussetti, tutte le negatività sono da attribuire, comunque e senza incertezze, alla sinistra o al Sessantotto.

E se questa teoria è sostenuta dalla attuale amministrazione del Mim (Ministero istruzione e merito)  dove ci sono, come sosteneva Antonio sul cadavere di Cesare, uomini d’onore, non c’è da dubitare che così sia così, dimenticando che fu proprio un governo di centro destra, a guida Berlusconi, a togliere, d’un colpo solo, otto miliardi dal budget  del Ministero e fare fuori un pugno di materie, come la geografia e la storia dell’arte, e di ore curriculari dai tecnici e dai licei.

Ma questa è la causa di un’altra storia, mentre quella scatenante e principale della deriva della nostra scuola inizia, a parte le deregulation estemporanea del “68, dritta dritta dalla “Scuola poetica siciliana” voluta, appunto, da Federico II, e dentro la quale ebbero inizio gli svarioni più potenti, tanto da indurre il povero e incolpevole Pier delle Vigne al suicidio.

Il quale si tolse la vita, non per accusa di tradimento e corruzione, come Dante (che subì le ingiurie delle arti liberali del Trivio e del Quadrivio) vuole dimostrare, ma per i fallimenti che incominciò a registrare tra i banchi di quella primitiva istituzione, implementata dalla Scuola poetica siciliana.

Ma non solo. Odo Delle Colonne quando scrive “Oi lassa ‘namorata”, non aveva in mente la rievocazione dell’amore abbandonato, ma proprio l’abbandono dell’istruzione, e infatti aggiunge: “che m’ha conquisa… ma tolto m’ha gioco e risa”, quelli che appunto sono stati soppressi dai ministeri di sinistra.

Lo steso dicasi per Giacomo da Lentini, la cui invenzione del sonetto, il matrimonio cioè tra strambotto e sestina, avrebbe innescato una reazione a catena, per cui il mancato studio a memoria, che oggi la scuola invece riscopre e rivendica, diede un colpo decisivo al decadere degli studi classici.

Ma non finisce qui. Quando Rinaldo D’Aquino manda in stampa “Il lamento per la partenza del crociato”, in effetti vuol dire, sotto sotto,  che non ha senso studiare nella scuola di Federico le storie orientali, oltre Gerusalemme e la Palestina, come invece si ostinava a imporre l’imperatore Hohenstaufen, ma occorre puntare tutta l’attenzione verso lo splendente sole europeo, ovvero verso “il Sacro romano impero”, inventato, come il futuro motore a scoppio, da Carlo Magno, germanico per germinazione mitteleuropea, tant’è che la sua tomba si trova  ad Aachen, in Germania.

E fra l’altro, lo stesso Cielo (o Ciullo) d’Alcamo, lo certifica, quando fa riferimento proprio ai duemila agostari che, dandoli all’Amministrazione, scagionavano il reo di stupro da ogni accusa: “Viva lo ‘mperadore, grazie a Deo”.

E in ultimo, ma solo per farla breve,  Ibn Jubayr (1145-1217), viaggiando in Sicilia, ma come prigioniero, parlando di Al-madina o Balarma o Palermo, scrive che la città, col suo re  Guglielmo II (1153-1189), dovrebbe lasciare le manie occidentali per concentrarsi sulle sponde orientali, mentre il conterraneo, Muhammad al-Idrīsī, dividendo la Sicilia in Tre Valli: Demone, Mazzara e Noto, non poteva immaginare giammai che quasi un millennio dopo,  ci sarebbe stata, ma dalle parti della Roma,  pure una Val Ditara. Dentro i cui lussureggianti boschi si rivendica la fine di ogni sopruso nei confronti della istruzione italiana e l’inizio di una nuova era, contrassegnata da Rinascimento delle lettere e delle arti, in netto contrasto con quella Scuola poetica siciliana da cui tutto lo sfascio avrebbe avuto inizio.

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Nato a San Cono (CT) nel 1951, già docente di lingua e civiltà tedesca presso i licei, è iscritto all’albo dei giornalisti di Sicilia dal 1985. Collabora con il quotidiano “La Sicilia” di Catania e con la testata online “La Tecnica della Scuola”, mentre come giornalista è stato chiamato a scrivere per “I Vespri”, “Etna Territorio”, e altre riviste indipendenti, compresi periodici d’arte applicate e di artigianato, come D’A, Bomboniera Italiana. È stato inoltre direttore responsabile del quindicinale “Il Bivio Gigliotto” e del portale internet Aetnanet.org. Vive a Trecastagni Ha scritto - Omaggio a San Cono, Catania, Brancato Editore, 1989; - San Cono. Il 900 nel 2000, Caltagirone, Pro Loco San Cono, 2000; - Immagini San Cono, Catania, Cuecm, 2007; - Da Pasquale a Giorgio Almirante. Storia di una famiglia d’arte, Venezia, Marsilio, 2016; - Il bandito e Margherita, Acireale, A&B, 2019; - I racconti del barbiere, Catania, Emil Edizioni, 2022; - I racconti della Piazza Grande, Zafferana Etnea, Algra, 2023; - Il teatro siciliano attraverso le lettere di Antonio Teodosio Almirante a don Lionardo Vigo Calanna di Acireale- 1859-1873, Zafferana Etnea, Algra, 2025.
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