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Alleanze internazionali in discussione, nuovi allineamenti e lo Stretto di Hormuz come punto nevralgico

Lo scenario internazionale ormai da tempo registra un clima di profonda instabilità, in cui si presentano difficili le aperture verso la pace e la riconciliazione e, di converso, sono costanti le gravi fratture tali da mettere a repentaglio i valori fondamentali che dovrebbero caratterizzare il vissuto delle odierne civiltà nel mondo.

Si tratta di una questione complessa che fonda le proprie radici sul piano sociale, economico e, soprattutto, politico. Infatti, ciò che si invera in questi tempi è un cambiamento epocale del cosiddetto “ordine internazionale”, destinato a riscrivere gli attuali assetti planetari, senza che, tuttavia, si riesca a scorgere con chiarezza quale sia la direzione verso cui tale processo risulterà orientato.

Nella scheggia impazzita di relazioni internazionali non più definite, il sistema tradizionale delle “alleanze” vacilla pericolosamente. Diviene sempre più complicato sostenere un percorso di condivisione basato su valori e ideali comuni; pertanto, sembrerebbe, secondo lo stato attuale caratterizzato da profonda incertezza sia per il momento presente che per quello futuro, orientarsi piuttosto verso “allineamenti” dettati da ragioni di mera opportunità, destinati a mutare velocemente, secondo una logica di migliore interesse che, conducendo da una parte all’altra, conferma la presenza di una grave schizofrenia che interessa l’agire degli Stati nell’attualità di questi tempi così critici.

Non deve stupire quanto si osservava in relazione alla sussistenza di interessi di parte, giacché questi vi sono sempre stati nell’ambito delle relazioni tra i Paesi nel mondo, ed è altrettanto pacifico sostenere che in materia di politica estera le Superpotenze abbiano da sempre esercitato una influenza nei confronti dei Paesi “minori” che ruotano intorno alla loro orbita.

Ciò che muta, sensibilmente, è una ridefinizione degli assetti generali che “spacca”, ad esempio, l’Occidente, nella misura in cui l’America Trumpiana adotta atteggiamenti non giustificabili a supporto di un altro leader – su cui pende, peraltro, una condanna internazionale – il cui nome corrisponde a quello dell’attuale capo dello Stato di Israele, tale Benjamin Netanyahu.

L’asse Usa-Israele mette in evidenza la presenza di un’amicizia storica, ma, allo stesso tempo, ribadisce la precaria strategia di allineamenti sottesi a distorte logiche di interesse, a tal punto da compromettere amicizie storiche e l’intero equilibrio internazionale, prescindendo dalla serie di conseguenze che da questi accadimenti si manifestano turbando la quotidianità del vivere civile.

E allora non stupisce l’attacco diretto e virulento di Trump nei confronti di Papa Leone XIV, le vignette dissacranti con le quali il presidente americano si atteggia alla stregua di un dio, od ancora il disallineamento che coinvolge gli States rispetto al Regno Unito che, per bocca del suo primo ministro Starmer, non intende partecipare a nessun conflitto in Medio Oriente e in particolare alle operazioni militari da condurre presso lo Stretto di Hormuz.

La sostanza non meraviglia più di tanto, perché il capo della Casa Bianca ha sempre riservato giudizi durissimi e a volte sprezzanti nei confronti degli alleati. Lo ha fatto non sappiamo più quante volte in queste sette settimane di guerra e fragile cessate il fuoco con l’Iran.

Utilizzare l’impeto di questi toni destinati al Santo Padre, piuttosto che a leader tradizionalmente vicini, vale a significare qualcosa di profondamente diverso nella misura in cui, il terreno dello scontro, non si riduce a quelli già noti con alcuni presidenti come quello francese, Emmanuel Macron, o a quello spagnolo, Pedro Sanchez.

Nel frastuono generale, giunge, all’improvviso, il “no” dell’Italia alle richieste d’oltreoceano, e quindi apriti cielo! Stavolta, interessata da gentili convenevoli – per usare un eufemismo – è la premier italiana, che, verosimilmente per la prima volta, si scansa dalla egemone postura americana, causando veemente lo sdegno del capo americano.

Quest’ultimo, infatti, si pronuncia con parole pesanti, “sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”. L’attacco del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni rappresenta, quindi, una crepa clamorosa fra Usa e Italia.
Il sogno dei ponti fra le due sponde dell’Atlantico era già tramontato da tempo, ma questo è qualcosa di diverso e di ulteriore, anche se potrebbe scommettersi che, nell’immediato, la fragorosa presa di distanza di Trump dalla Meloni potrà solo portarle giovamento nell’opinione pubblica.
Detto questo, nel breve e medio termine è un problema a cui il governo italiano dovrà cercare di porre rimedio, una volta superata la fase acuta nella crisi con l’Iran. Tuttavia, nel frattempo, può realmente accadere di tutto, ma i percorsi sono tutti orientati verso quel “lembo” di mare rappresentato dallo Stretto di Hormuz, che costituisce oggi l’inevitabile centro del mondo.

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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