“Il doppio e l’eterno. L’archivio di Giovanna Brogna Sonnino, regista e artista visiva”, la monografia di Cristina Costanzo

Cristina Costanzo, ricercatrice in Storia dell’arte contemporanea presso l’università degli studi di Palermo, scrive, per Carocci, una interessante monografia attorno a una delle artiste catanesi più sensibili e prolifiche nel panorama culturale italiano, dal titolo: “Il doppio e l’eterno. L’archivio di Giovanna Brogna Sonnino, regista e artista visiva”. Che è saggio dalle mille connotazioni, sia per la puntuale biografia sull’artista, sia per la decifrazione delle sue opere, sia per il contesto creativo siciliano e nazionale nel quale si inserisce, sia per i risvolti culturali e narrativi delle arti visive dentro cui Brogna è immersa, sia per i riferimenti letterari che coinvolgono la sapienza più studiata dell’Europa, sia per le naturali incursioni persino sul cinema per il quale la catenese ha una predilezione elettiva. La riscoperta, allora, in sapienti termini, di una artista che servendosi soprattutto di una macchina fotografica, ricevuta in regalo per la prima volta quando aveva 24 anni, riprende con sensibile introspezione, non solo l’intimità umana, ma anche quella della Natura, attraverso immagini e pure composizioni, per assembramenti e collage, anche di scarti marini, che trascendono l’osservazione diretta, al fine di interrogare l’umanità nei suoi risvolti meno accademici. Artista poliedrica, certamente, lascia Catania per Roma e poi di nuovo per il mondo etneo, portandosi appresso gli squarci della sua terra che combatte d’amore con la Montagna selvaggia e materna, che Brogna riprende con le sue foto, e pure di tenero affetto per la Santuzza, come d’altra parte dimostra la sua casa-museo in via Plebiscito, dove sono raccolte i frammenti più vari della sua vita e delle sue impressioni artistiche. Una esplorazione allora, questo volume, nella sua poetica, per immagini e per scrittura, per avventure tra la Rai e il cinema, tra visionarietà e terapie d’urto, dentro il suo archivio, per lenire arcane frenesie care al Tasso, mentre l’autrice, con puntuali digressioni, non manca di sottolineare persino i progetti “irriverenti, intimisti e antiretorici” di Brogna, compresa la sua “altarinizzazione” degli oggetti collezionati, in somiglianza, in qualche modo, degli altarini che la pietà popolare allestisce per ricordare la sacralità della fede.