La cultura dell’Odio prevarica la nostra Umanità

Homo Homini Lupus!
L’antica massima usata per la prima volta dal commediografo latino Plauto e poi ripresa dal filosofo Hobbes, oggi, riassume perfettamente le dinamiche che improntano i nostri comportamenti.
Dal quotidiano alle relazioni ufficiali e istituzionali tra Stati, l’odio è l’unico sentimento prevaricante che riesce a condizionare azioni e comportamenti, calpestando ogni altro sentire.
Affermare che la nostra modernità sia determinata da una imperante cultura dell’odio, crea un ossimoro stridente, ma significativamente reale. La cultura genera bellezza, empatia e integrazione, l’odio, di contro, individualismo, sopraffazione e distruzione.

Due termini che racchiudono significati profondi, che aprono a direzioni opposte, ma che si sono fuse in un fenomeno collettivo. Un moderno virus che infetta sempre più coscienze.
La cultura dell’odio permea ogni aspetto delle nostre esistenze, è accettata quasi con rassegnazione, come un male inevitabile dei nostri tempi, di fronte al quale non possiamo che soccombere. La convinzione sempre più diffusa che non esista alcun modo per contrastare questa incessante valanga di odio che, ogni giorno di più, ci sommerge, sembra essere l’escamotage con cui ci si scrolla di dosso ogni responsabilità personale, e non ci si accorge che, invece, si contribuisce ad alimentarla.
Ogni interazione, sia privata che pubblica è un solido e ineliminabile conflitto.
Viviamo in una società in cui i codici essenziali di convivenza sono stati risucchiati dagli egoismi e dagli interessi individuali, dissolti nella bolgia melmosa dentro cui precipitiamo rovinosamente senza riuscire a trovare una via di risalita.
“Nel mondo milioni di uomini tutti uguali che però vivevano tenuti separati da mura di odio e di bugie, eppure quasi gli stessi”.
Questa frase profetica di George Orwell scritta nel suo romanzo “1984” sembra descrivere alla perfezione questa nostra odierna società.
Tolleranza, solidarietà, coesione umana sono state trasformate in parole vuote, in segni semantici senza significato. La loro profondità svilita a banali concetti di un passato che non ci appartiene più.
Il nostro presente è impregnato dalla prevaricazione singola e collettiva. La dignità umana, sepolta sotto le macerie della disumana arroganza della violenza.
Il linguaggio dell’odio ne è la sua più esemplare manifestazione.
Complici i social che hanno catapultato in una dimensione svincolata dalla realtà, all’interno della quale gli istinti più nascosti trovano piena affermazione.

Le espressioni verbali si nutrono di aggressività e di ostilità.
La religione, l’etnia, il genere sono pretesti socialmente diffusi per discriminare e disumanizzare l’altro.
Il dibattito pubblico è sempre più polarizzato da un pensiero dominante che esclude ogni posizione discordante, che omologa impedendo ogni giudizio critico.
L’interessante saggio di Carolin Emcke “Contro l’Odio” pubblicato qualche anno fa, vincitore del Premio della Pace dei librai tedeschi nel 2016, analizza questa nostra cultura dell’odio e pone l’accento sulla volontà individuale di contrasto e opposizione, una riflessione profonda che dovrebbe coinvolgere ogni coscienza.
E’ l’unica via per riappropriarci della nostra umanità più vera.
L’unico percorso per assicurare e garantire quella pace che, oggi, sembra essere diventata un miraggio nell’arido deserto delle guerre che, in questi ultimi anni, stanno sconvolgendo interi Paesi.
Pace, rispetto e unione sembrano essere solo ideali obsoleti, appartenenti a un passato da ammirare, un’utopia impossibile da riproporre.
Parole quasi imbarazzanti, come se perseguirle e lottare per esse sia una ignominevole ammissione di inferiorità. Una debolezza non ammessa.
E’ la prevaricazione l’unico e indispensabile strumento con cui poter gestire le dinamiche relazionali in modo vittorioso, sia a livello individuale che collettivo.

Nazioni e uomini di governo, servi fedeli di questa cultura dell’odio, travestono i simboli di pace e di democrazia, li piegano a interessi economici e politici e li deformano per ammantare di legalità e di giustizia le loro azioni di guerra e i loro crimini umanitari.
I popoli si dividono in fazioni contrapposte, si additano come nemici esecrabili, vittime inconsapevoli di questa manipolazione.
L’odio separa, uccide senza pietà, disumanizza gli animi e le coscienze
L’odio si nutre di morte e di distruzione, si propaga in un incendio inesorabile fino a divenire quell’immenso rogo in cui sta bruciando la nostra umanità.
Una mostruosa testa di Medusa che, con il suo sguardo, ha pietrificato i nostri animi e ogni nostra possibilità di sentirci Esseri Umani.