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Dopo la famiglia nel bosco, parte la corsa all’emulazione. Tante famiglie in cerca di casali nelle foreste

L’esperienza della famiglia nel bosco non è passata invano. Soprattutto, dopo che il Presidente del senato, Ignazio La Russa, ha ricevuto a Palazzo Giustiniani, nei suoi uffici, i genitori, Catherine e  Nathan, dei bambini allevati e cresciuti in pieno bosco, novelli “Crusoe” oppure, con Rousseau, giovani educati secondo il mito del “buon selvaggio”: buono, pacifico e felice.   

E siccome, come è noto, la pubblicità è l’anima del commercio e su questo caso si è fatta tanta propaganda, perfino durante il referendum sulla giustizia, è accaduto che ora sono tante le famiglie che stanno tentando una simile avventura, quella appunto di andare a vivere nel bosco, tanto che è nato un nuovo vocabolo, “boscaiolo”, con significato diverso rispetto a quello classico, cioè di lavoratore del bosco, ma in quanto di essere che vive in simbiosi col bosco medesimo e dunque con la legna che gli alberi producono, senza riferimento però al legno, da cui l’altro termine: testa di legno.

Sembra infatti, e a questo scopo aspettiamo dati certi, mentre prepariamo un prossimo sondaggio su questo portale, che molti nuclei familiari delle città più ingolfate di traffico e smog, di vita frenetica e incontri, talvolta pericolosi, starebbero cercando case in campagne selvagge o nelle più sperdute periferie dei piccoli centri, purchè prossimi a querceti o abetaie, per trasferirsi.

Da molte delle grandi metropoli italiane, infatti,  sarebbero tante le famiglie, con a carico anche tre, ma anche quattro, bambini in età scolare, a prender la via della foresta, spinti in questo anche dai figli che hanno in mente le immortali  fiabe di Cappuccetto Rosso o di Hansel e Gretel o dei Sette nani e perfino dei Suonatori  di Brema che, fra le foreste e le brume nordiche, passarono per arrivare nella città che li rese famosi. 

Starebbe fra l’altro, questo fenomeno, mettendo in crisi le agenzie immobiliari che, se per un verso si vedono sotto pressione per la vendita degli gli appartamenti lasciati vuoti in città, dall’altro invece non riescono a procacciare ai loro clienti casette nel bosco, poiché insufficienti a questo improvviso fabbisogno. E sembra pure che tali sempre più numerose clientele le vogliano, le case nel bosco, così come sono state descritte dai giornali e dalle fiabe, non già solo perché hanno avuto l’esempio dalla famiglia inglese, ma anche per via delle fantasie degli scrittori di racconti popolari.

Ma non solo, riferisce il titolare di una società immobiliari, che alcune famiglie vogliono per forza il wc all’addiaccio, l’acqua fredda per lavarsi e le lanterne al posto della luce elettrica: nessun frigorifero e nessuna lavabiancheria, figurarsi l’aspirapolvere e la lavastoviglie, mentre la doccia la vogliono rigorosamente fuori, all’aria aperta e perfino d’inverno, e possibilmente in vicinanza di rovi, purchè di sera abbia a vista le stelle e la luna.

Un ritorno alla natura? Forse, ma l’idea è quella di lasciarsi alle spalle, come hanno raccontato i giornali, la vita frenetica delle città e affidare alle cure domestiche l’istruzione dei figli, alla homeschooling, nota meglio come “istruzione parentale”: crescono meglio, più educati e più preparati. Vuoi mettere, dico, le sapienze genitoriali con quelle dei prof?  

Anche se, viene riferito da taluni tabloid locali, si sarebbe aperto un certo conflitto fra chi, dei genitori, debba coprire il ruolo del docente, mentre, di contro, alcuni presidi già lamentano carenze improvvise di iscrizioni.

In ogni caso, è all’orizzonte una sicura inflazione di queste abitazioni agresti, bucoliche, pastorali, seppure precarie, mentre il traffico delle auto, al di là degli aumenti dei carburanti dovuti alla guerra in Medioriente, si starebbe intensificando proprio lungo quelle direttive stradali, prima pochissimo frequentate,  mentre tante mamme, che hanno ancora il lavoro in città, non riescono a persuadersi come riconoscere i funghi simili a quelli regalati dalla coppia inglese al presidente del senato, temendo, fra l’atro, di rimanerci secchi, nel senso non del fungo essiccato, ma secchi nel senso della loro esistenza.

P.s in tempi di fake news con spirito goliardico e graffiante ironia il nostro amico ci propone un pezzo per il primo d’aprile davvero significativo 

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Nato a San Cono (CT) nel 1951, già docente di lingua e civiltà tedesca presso i licei, è iscritto all’albo dei giornalisti di Sicilia dal 1985. Collabora con il quotidiano “La Sicilia” di Catania e con la testata online “La Tecnica della Scuola”, mentre come giornalista è stato chiamato a scrivere per “I Vespri”, “Etna Territorio”, e altre riviste indipendenti, compresi periodici d’arte applicate e di artigianato, come D’A, Bomboniera Italiana. È stato inoltre direttore responsabile del quindicinale “Il Bivio Gigliotto” e del portale internet Aetnanet.org. Vive a Trecastagni Ha scritto - Omaggio a San Cono, Catania, Brancato Editore, 1989; - San Cono. Il 900 nel 2000, Caltagirone, Pro Loco San Cono, 2000; - Immagini San Cono, Catania, Cuecm, 2007; - Da Pasquale a Giorgio Almirante. Storia di una famiglia d’arte, Venezia, Marsilio, 2016; - Il bandito e Margherita, Acireale, A&B, 2019; - I racconti del barbiere, Catania, Emil Edizioni, 2022; - I racconti della Piazza Grande, Zafferana Etnea, Algra, 2023; - Il teatro siciliano attraverso le lettere di Antonio Teodosio Almirante a don Lionardo Vigo Calanna di Acireale- 1859-1873, Zafferana Etnea, Algra, 2025.
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