John Stuart Mill, moderno pensatore del liberalismo e dell’utilitarismo

John Stuart Mill (1806–1873) è una figura centrale del liberalismo ottocentesco e uno dei filosofi politici più influenti della modernità. Dotato di una capacità intellettiva e di apprendimento straordinaria, riusciva a leggere greco a tre anni, anche per una precisa volontà del padre James Mill, sviluppò nel corso della sua vita un pensiero che tenta di tenere insieme empirismo, utilitarismo e una profonda sensibilità per la libertà individuale, spesso in tensione tra loro.
L’utilitarismo riformato e il principio di utilità è stata l’eredità culturale che Mill apprese da Jeremy Bentham che si esplicitava nel criterio del bene come la massima felicità del maggior numero. Infatti Bentham trattava i piaceri come quantitativamente comparabili: ciò che conta nel suo modo di vedere è l’intensità e la durata. Mill introduce invece una distinzione qualitativa: esistono piaceri superiori e piaceri inferiori al punto che il piacere intellettuale e morale vale più di quello puramente corporeo. Si ricorda a tal proposito la celebre formula: meglio essere Socrate insoddisfatto che uno stolto soddisfatto.

Jeremy Bentham
Questa mossa tutela l’utilitarismo dall’accusa di volgarità edonistica, tuttavia apre una tensione che potrebbe apparire contrastante: chi decide quali piaceri siano superiori? Mill risponde semplicemente chi li ha sperimentati entrambi. Può essere una risposta di tipo aristocratico che viene mascherata da empirismo fattuale.
On Liberty (Sulla libertà) (1859) è sicuramente il suo capolavoro politico ,dedicato alla moglie Harriet Taylor, con cui ebbe una collaborazione intellettuale intensa. Il nucleo del libro è il cosiddetto principio del danno (harm principle), che afferma che il solo fine per cui è legittimo esercitare il potere su un membro di una comunità civile, contro la sua volontà, è impedire danno agli altri.

L’individuo diviene sovrano su se stesso sia sul proprio corpo, che sulla propria mente. La società non può interferire con le azioni che riguardano esclusivamente chi le compie, nemmeno in nome della morale maggioritaria o del bene dell’individuo stesso. Milla ritiene che il paternalismo è una forma di tirannia.
Mill amplia il concetto di tirannia oltre quello politico-istituzionale. La minaccia più insidiosa alla libertà moderna non viene dal dispotismo dei governi, bensì dalla pressione della conformità sociale intendendo con questa definizione l’opinione pubblica, il costume e la rispettabilità. La sua idea è che una società può opprimere senza leggi, attraverso il peso dell’opinione collettiva che soffoca la deviazione e l’originalità.
Per questo Mill difende non solo la libertà legale ma quella culturale e, in conseguenza di ciò, bisogna tollerare e difendere il diritto all’eccentricità, alla sperimentazione nei modi di vita, alla diversità come valore in sé.
Mill elabora una delle più potenti difese mai elaborate della libertà di espressione, su basi epistemologiche solide. Per lui sopprimere un’opinione è un errore per varie motivazioni. In via prioritaria perché l’opinione soppressa potrebbe essere vera e dunque non può essere sacrificata alla nostra fallibile certezza.

John Stuart Mill
Poi anche se fosse falsa, contiene spesso una parte di verità che l’opinione dominante trascura.
Infine una verità non contestata diventa un dogma morto, ripetuto senza comprensione, se non è costantemente messa alla prova dall’opposizione.
In buona sostanza per il filosofo la libera discussione non è solo un diritto, è una necessità epistemica per la salute intellettuale di una società.

Harriet Taylor e John Stuart Mill
Mill non è un democratico senza riserve. Egli teme la mediocrità collettiva che in una democrazia di massa può livellarsi verso il basso, soffocando le voci eccellenti nella mediocrità numerica. E tal proposito sostiene soluzioni controverse quali il voto plurimo (più voti agli istruiti), rappresentanza delle minoranze, valorizzazione dell’expertise. Mill rimane un liberale elitario, distante dall’egualitarismo puro, convinto che la democrazia vada guidata e temperata dalla qualità intellettuale.
The Subjection of Women( La servitù delle donne) (1869) è un testo anticipatore e coraggioso. Mill argomenta che la subordinazione delle donne non ha basi razionali ed è pura convenzione storica travestita da natura. Prende posizione in modo radicale affermando che l’uguaglianza tra i sessi è un’esigenza di giustizia e, insieme, un vantaggio civile. Non si può escludere in una società metà del suo potenziale intellettuale perché in tal modo la si impoverisce. L’influenza della moglie, Harriet Taylor su questo testo fu, secondo Mill stesso, fondamentale e determinante.

Nel pensiero di Mill è pervaso da contrasti e tensioni che non si chiudono mai del tutto, tra utilitarismo (il bene è la felicità collettiva) e liberalismo (l’individuo è sovrano su se stesso), che di fatto sono due principi possono confliggere.
In lui permane la preoccupazione che il progresso posso essere rallentato dalla tirannia democratica.
Milla lascia il segno di un pensatore che affronta con onestà la complessità del reale, senza cercare soluzioni sistematiche artificiosamente coerenti.
La sue eredità ideale rimane il riferimento fondamentale per il liberalismo politico contemporaneo. Il dibattito su dove tracciare il confine tra autonomia individuale e intervento statale, tra libertà di espressione e tutela dei gruppi vulnerabili, tra democrazia procedurale e qualità deliberativa è ancora oggi una questione reale e aperta del nostro tempo.