L’interesse per il Mar Rosso “allargato” prescinde dal governo in carica

IL RISCHIO DI UN CRESCENTE COINVOLGIMENTO DELL’ITALIA
Dalla seconda metà degli anni sessanta del 19° secolo, in coincidenza con l’apertura del Canale di Suez, tutti i governi italiani sia di destra che di sinistra hanno mostrato interesse per ciò che accadeva nel Mar Rosso ed aree limitrofe. La colonizzazione italiana di quell’area iniziò a Novembre del 1869 con l’insediamento di Assab in Eritrea. Già allora articoli in lingua tedesca manifestavano timore per un possibile “ rifiorire dei commerci con l’Oriente attraverso il mediterraneo”. La rilevanza del Mediterraneo e della Via della Seta era stata fino ad allora depotenziata dal progressivo declino delle nostrane Repubbliche Marinare e l’affermarsi in oriente di potenze coloniali del Nord Europa. L’attuale guerra del Golfo Persico coinvolge anche attori non statuali, alleati degli Iraniani, in aree limitrofe. Tra questi gli Houthi yemeniti a ridosso del Mar Rosso, Stretto di Bab el Mandeb, sono il principale ostacolo alla libera navigazione e al commercio indo-euro-mediterraneo .
L’attività di contrasto, a fini difensivi, agli attentati che i terroristi Houthi compiono sul naviglio in transito lungo la rotta del Canale di Suez, è stata dall’Europa affidata alla “Missione Aspides”.
Alcune navi militari ed aerei costituiscono la forza di opposizione messa in campo e parecchi lanci di droni e missili ostili sono stati neutralizzati a partire dall’inizio del 2024. Il prolungarsi dello scontro tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran con i suoi proxy dall’altra rende concreto il rischio di un maggiore coinvolgimento delle forze armate italiane in coordinamento con altri paesi europei e con l’Egitto. E ciò non dipenderà dal “colore” del governo in carica.