Presentato a Catania il libro “La Rosa Inversa” di Maria Attanasio

Il 12 marzo a Catania, nei locali della Libreria Cavallotto di Corso Sicilia, ha avuto luogo l’incontro con Maria Attanasio per la presentazione del suo ultimo libro, La Rosa inversa. La conversazione è stata ottimamente guidata da Dario Stazzone che si è confermato il già noto fine conoscitore dell’opera della scrittrice e poeta calatina.
Fin dal titolo, intrigante e suggestivo, si può comprendere l’invito a guardare alla radice delle cose , poiché la bellezza è solo il frutto ultimo della radice e del terreno in cui questa è radicata.
E così la bellezza della scrittura di Maria Attanasio nasce dalla cultura e dalla ricerca, e il suo scritto è bello anche in quanto colmo di un senso che richiede impegno per la comprensione , come è lecito attendersi dalla legittima discendente di quella meravigliosa stagione di scrittori siciliani che nel ‘900 hanno rinnovato la letteratura italiana e internazionale.
Ma non è solo tradizione novecentesca , perché nella “Rosa inversa”, la scrittura è parabola e metafora del ruolo che oggi la parola, la letteratura ma anche i media, assume, deragliando dal suo dovere etico, quando si fa strumento volontario, succube e viscido, del potere. Ancora di più quando pretende di addomesticare la storia amputandola della verità per lasciare in vista solo ciò che al potere è servo e complice.

Maria Attanasio fa il contrario. Da uno spunto datole da un “fake news” d’epoca, rivelatosi tale solo dopo numerose e accurate ricerche, fabbrica un affascinante romanzo dove restituisce a Caltagirone, trasfigurata in Calacte ( uno dei possibili antichi nomi della città ), una storia intellettuale per lungo tempo negata, crea una cornice essa stessa romanzesca, e vi pone al centro due principali figure, il nobile massone Ruggero Henares ed il religioso Saverio Crisafulli che compare come gesuita e poi viene , per le reali vicissitudini dell’ordine, dopo rocambolesche avventure, arruolato fra i domenicani sotto nuovo nome, portando con sé i risentimenti ma anche la straordinaria cultura. I due personaggi si fronteggeranno in tutto l’arco del racconto in uno scontro fra titani che non avrà alla fine vincitori. Fra i personaggi minori spicca Amalia, bellissima e sensuale , ma soprattutto indipendente e determinata a conservare la propria indipendenza di ricca vedova, almeno finché la prolungata separazione dall’amato non la condurrà a cercare espiazione e riscatto dai propri peccati. Anche i personaggi minori , emersi dalla storia anche solo per una frase, assumono contorni epici, come Isidoro Diliberto. A parte vanno le considerazioni su Cagliostro, il cui coinvolgimento nella storia di Ruggero Henares trova la sua ragione storica nell’avere realmente egli studiato a Caltagirone al Fatebenefratelli, e la motivazione letteraria nell’esserci stata la sua biografia tramandata solo attraverso le parole del suo inquisitore.
Ecco che il cerchio infine si chiude con la vicenda del discendente di Ruggero, che dopo avere fortuitamente ritrovato, all’inizio del libro, il manoscritto della Rosa inversa, nome altresì della Loggia Massonica da Ruggero fondata, decide che la storia della sua città non può essere macchiata da un così sconvolgente personaggio, e liberatosi di qualsiasi cosa possa condurre altri alla riscoperta del passato, darà alle stampe la “sua” storia della città, condannando la verità ad una damnatio memoriae.
L’incontro con la scrittrice è stato anche vivificato dalle sue personali osservazioni sul ruolo del potere e della informazione, sull’importanza di difendere la libertà e la democrazia, che nella separazione dei poteri trova la sua garanzia , confermando altresì che la letteratura non può e non deve essere mero intrattenimento ma essere latrice di une messaggio civile.