“Mandorlo in Fiore”, tra simbolismo antico e messaggio di rinascita moderna

In questi giorni, ad Agrigento, nella meravigliosa Valle dei Templi, si sta svolgendo la 78 edizione del Mandorlo in Fiore, una manifestazione che celebra il risveglio della Natura e l’armoniosa bellezza della primavera che rinasce in una esplosione di colori e di odori che riempiono l’aria e la profumano di essenze.
I prati brillano nell’incanto dei fiori che sbocciano e questa suggestiva festa esalta, da tempo immemore, la splendida fioritura degli alberi di mandorlo.
Oggi è diventata un grande evento internazionale che attira e affascina ogni anno migliaia di turisti. Una festa di rinascita ma anche portatrice di un messaggio di pace e di fratellanza che accomuna tutti gli esseri umani in un unico percorso di rinnovamento e di comunione in armonia con la rifioritura della Natura.
La festa del Mandorlo in Fiore ha origini che si perdono nella memoria popolare e ci riporta indietro in un tempo antico in cui l’albero di mandorlo aveva una valenza simbolica molto profonda presso le diverse culture.

Storicamente è stato portato qui in Sicilia dai Fenici per poi diffondersi in tutto il Mediterraneo.
Nella mitologia greca il mandorlo aveva un duplice simbolismo.
Da un lato rappresentava la speranza e la delicatezza con i suoi fiori bianchi, insieme al coraggio e alla determinazione poiché è il primo albero a fiorire evidenziando, così, tutta la sua forza.
Dall’altro lato era considerato simbolo di fragilità poiché i suoi fiori, bianchi e rosati, appena sbocciati, poco prima di cadere, diventano completamente bianchi, simboleggiando la finitezza della vita e il suo stesso ciclo che si conclude con la vecchiaia e i capelli bianchi.
Un simbolismo così peculiare, che, secoli dopo, venne fatto proprio dalla religione cristiana.
Essendo il primo albero a fiorire, simboleggia la resurrezione di Gesù che è stato il primo fra i risorti.
Il Mandorlo, che fiorisce in primavera sotto il segno dei Pesci, è sempre stato legato al significato esoterico del suo seme: la Mandorla o Vesica Piscis (Vescica di pesce).
Negli antichi portali delle chiese, Cristo risorto era raffigurato dentro una forma ovoidale di mandorla, poiché, come Cristo nasconde la sua natura divina in quella umana, così il frutto è racchiuso nel guscio.
La mandorla, il seme custodito all’interno, rappresenta il segreto.
Appena aperta, si svela e da mistero si tramuta in verità, conosciuta solo da chi è capace di spaccare la scorza.
Guscio e Seme rappresentano, simbolicamente, il percorso da compiere per arrivare alla comprensione della verità che si nasconde dietro ciò che appare, per comprendere la vera essenza della vita.
Questi significativi simbolismi hanno attraversato i secoli e hanno reso l’albero di mandorlo, un albero magico, protagonista di una struggente leggenda di amore, di morte ma anche di rinascita, ancora oggi rievocata nella tradizione locale.

Una leggenda che narra dell’origine mitica del mandorlo, scaturita dalla sfortunata storia d’amore tra Fillide e Acamante.
Acamante, un valoroso eroe greco, figlio di Fedra e Teseo, durante il viaggio per andare a Troia, si fermò qualche giorno in Tracia. Lì conobbe la principessa Fillide e, innamoratisi sin dal primo istante, i due si amarono perdutamente. Ma la loro felicità durò poco perché Acamante dovette ripartire per Troia per combattere nella famosa guerra scatenata dal tradimento di Elena e Paride.
Fillide attese il suo innamorato per dieci anni, ma quando venne a sapere che Troia era caduta, e non scorgendo alcuna nave di ritorno, pensò che Acamante fosse morto in battaglia.
Disperata e non volendo vivere senza il suo grande amore, decise di lasciarsi morire di dolore.
La dea Atena impietosita dalla loro storia, trasformò Fillide in un mandorlo, così quando Acamante ritornò poté riabbracciarla nella sua nuova trasformazione.
L’eroe si recò nel luogo dove sorgeva questo magnifico albero e lo abbracciò con amore sincero.
Fillide, sentendolo scorrere dentro il tronco come linfa vitale, fu pervasa da una nuova vitalità che le permise di far spuntare sui suoi rami nudi dei piccoli fiori bianchi che ricoprirono di candore e purezza tutte le fronde dell’albero.

In questo modo riuscì a far sentire il suo profondo amore all’amato ritrovato.
Ogni anno, quando i primi timidi raggi di sole intiepidiscono l’aria, assistiamo al meraviglioso incanto di quell’abbraccio eterno, simbolo dell’amore senza tempo.
Simbolo dell’amore universale e di risveglio profondo in un mondo che, ogni giorno sempre più, è soffocato dalla pesantezza della materialità degli interessi politici ed economici e abbrutito dalla disumanizzazione della guerra.