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Amazon e il monopolio dei corrieri: la crisi silenziosa che strangola le piccole imprese

A Bologna e in tutta Italia, l’egemonia del colosso dell’e-commerce nella logistica sta creando un effetto dumping che lascia senza servizi librerie, enoteche e piccoli commercianti. Un fenomeno di cui nessuno parla, ma che rischia di cambiare per sempre il volto del commercio locale.

C’è una guerra silenziosa che si combatte ogni giorno nelle strade delle nostre città, e Bologna ne è diventata un osservatorio privilegiato. Non si tratta di una competizione sui prezzi o sulla qualità dei prodotti, ma di qualcosa di più sottile e potenzialmente devastante: il controllo della logistica. Amazon, con la sua capacità di attrarre, assorbire e monopolizzare i servizi di corrieri e trasportatori, sta creando un vuoto intorno alle piccole imprese che non riescono più a trovare chi consegni la loro merce.

Daniela (nome di fantasia) gestisce una libreria indipendente da oltre vent’anni. Fino a qualche anno fa, ricevere le forniture dai distributori era questione di routine: due, tre consegne a settimana, puntuali come un orologio. Oggi, invece, le scatole di libri arrivano in ritardo, a volte saltano intere settimane. “I corrieri che lavoravano con noi sono spariti”, racconta. “Quando chiamo il distributore, mi dicono che non riescono a trovare autisti disponibili. Tutti lavorano per Amazon”.

Non è un caso isolato. Enoteche, negozi di alimentari biologici, piccoli e-commerce locali: in tutta Bologna si moltiplicano le segnalazioni di imprenditori che faticano a trovare servizi di consegna affidabili. Il problema non riguarda solo la distribuzione al dettaglio, ma risale l’intera filiera: anche i magazzini all’ingrosso, che riforniscono negozi e ristoranti, denunciano difficoltà crescenti nel reperire autisti e corrieri.

Per comprendere il fenomeno occorre analizzare il modello operativo di Amazon. Il gigante di Seattle ha costruito negli anni una rete logistica capillare, fatta di centri di smistamento, flotte proprietarie e migliaia di corrieri che operano come “liberi professionisti” attraverso il programma Amazon Flex o piccole società di consegna che lavorano in esclusiva per il colosso.

Le condizioni offerte da Amazon ai corrieri sono aggressive: paghe relativamente competitive (almeno sulla carta), volumi di lavoro garantiti, tecnologia avanzata per ottimizzare i percorsi. Ma c’è un rovescio della medaglia che gli analisti economici definiscono “dumping interno”: Amazon può permettersi di pagare i corrieri a tariffe che le piccole imprese non possono sostenere, non perché il servizio sia più redditizio, ma perché le perdite nel settore logistica vengono compensate dai profitti generati in altri segmenti del business.

In pratica, Amazon utilizza la sua potenza finanziaria per alterare il mercato della logistica, creando condizioni insostenibili per i concorrenti. In tutto ciò ha cominciato pian piano a dismettere la propria logistica facendo riferimento ad aziende di logistica esterna che a parità preferiscono il colosso americano per la mole di consegne rispetto a quelle che dovrebbero avere le piccole imprese cittadine. In territorio americano ad esempio la Federal Trade Commission USA e 17 Stati hanno citato Amazon in giudizio per monopolio illegale, accusandola di soffocare la concorrenza mentre l’Antitrust italiana ha multato Amazon per 1,1 miliardi di euro (ridotti poi a 752 milioni) per abuso di posizione dominante nella logistica.

Le conseguenze di questo squilibrio sono molteplici e interconnesse. Innanzitutto, le piccole imprese vedono aumentare i costi e diminuire l’affidabilità dei servizi. Un’enoteca che non riesce a ricevere regolarmente le forniture di vini pregiati perde clienti. Una libreria che impiega settimane a ricevere i libri ordinati non può competere con la consegna in 24 ore di Amazon.

Ma c’è un secondo livello, più insidioso: l’erosione della biodiversità commerciale. Quando le piccole imprese chiudono, non scompare solo un negozio, ma un tessuto di relazioni, competenze, cultura locale. Bologna, con il suo centro storico ricco di botteghe storiche e attività familiari, rischia di trasformarsi in una vetrina vuota, dove l’unica alternativa allo shopping diventa ordinare online dal monopolista.

I magazzini all’ingrosso denunciano un problema ulteriore: la difficoltà di pianificare le forniture crea inefficienze che si traducono in sprechi. “Se non posso garantire consegne regolari ai miei clienti”, spiega Marco, che gestisce un deposito di prodotti alimentari biologici, “devo aumentare le scorte, con il rischio che la merce deperisca. Oppure riduco l’offerta, ma così i negozi si rivolgono altrove”.

Eppure, di questa crisi si parla poco. I riflettori mediatici si concentrano sulle condizioni di lavoro nei centri Amazon, sulle battaglie sindacali, sulla fiscalità del colosso. Tutti temi rilevanti, ma che lasciano in ombra questo effetto collaterale: lo svuotamento del mercato della logistica per tutti gli altri operatori economici in un’ottica che spesso guarda alla politica estera ed internazionale e poco alla realtà nazionale e locale.

È una forma di concorrenza sleale mascherata da efficienza si vince non perché si offre un servizio migliore, ma perché il colosso può permettersi di operare in perdita in un settore per dominarlo completamente.

Di fronte a questo scenario, quali sono le possibili risposte? Interventi normativi? Regolamentare il mercato della logistica per evitare pratiche di dumping, obbligare le piattaforme a garantire l’accesso ai servizi di consegna anche a operatori terzi, creare cooperative di corrieri che lavorino per il territorio anziché per un unico committente.

Iniziative dal basso? La nascita di piattaforme collaborative che mettono in rete piccoli commercianti per condividere i costi della logistica, o progetti di “ultimo miglio sostenibile” che utilizzano cargo-bike e mezzi elettrici per le consegne urbane.

La verità è che senza una presa di coscienza collettiva da parte della politica che conta o dovrebbe contare, il rischio è l’aggravamento del fenomeno e di tutto ciò che da questo consegue.

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Alessandro Sorace classe 1988, nato a Catania. Giurista, giornalista pubblicista, appassionato di arte, storia ed amante della cultura, del gusto e del buon vivere. Collabora da cinque anni col quotidiano online "Clessidra 2021".
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