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Intervista a Federica De Benedittis interprete di Teresa nel dramma “Firma” di Claudio Fava

Al  Piccolo Teatro di Catania è stata in scena  la “Firma”, pièce teatrale tratta dal libro di Claudio Fava “ Non ti fidare”, in uscita in tutte le librerie il prossimo 14 Marzo, spettacolo con Regia e adattamento dello stesso Giornalista-Scrittore figlio dell’indimenticabile Pippo Fava. C. Fava con la “Firma” ha voluto mettere in scena uno dei capitoli più significativi del suo libro “ Non ti fidare”, pubblicato da Fandango.  Il plot è incentrato in un carcere , su un dialogo serrato tra Teresa, interpretata da una straordinaria Federica De Benedittis, e quello che fino a quel momemto aveva creduto fosse suo padre, interpretato da un eccellente Ninni Bruschetta ( da poco interprete su RAI 1 -dell’ Invisibile- La Cattura di Matteo Messina Denaro- per la Regia di Michele Soavi e al cinema di – Cena di Classe- Regia di Francesco Mandelli). Storia di verità sepolte che vengono a galla improvvisamente, sullo sfondo del dramma dei Desaparecidos  Argentini, ben conosciuto da C. Fava che in quegl’anni fece tante inchieste sull’argomento, raccontando come nello spettacolo , gli orrori contro i dissidenti politici, detenuti in centri clandestini, dove venivano spesso drogati, torturati e lanciati ancora vivi dagli aerei nell’ Oceano Atlantico per essere divorati dagli squali e fare in modo che dei loro corpi non ci fosse più traccia. Storia di quest’ex militare ora in attesa di giudizio, che vorrebbe ricostruire il rapporto affettivo con la figlia Teresa,ormai vacillante da parte della ragazza che si sente tradita, ingannata, per non aver da subito saputo la verità sui suoi veri genitori, prigionieri politici del regime, uccisi subito dopo la sua venuta al mondo.

Padre adottivo che le vuole veramente bene ma che non riesce a riconoscere le sue colpe in ambito militare, convinto di avere agito nel giusto placando i disordini anche se con metodi non convenzionali, perchè ognuno si costruisce le sue convinzioni, e nel caso del padre di Teresa, convinzioni manipolate da una dittatura che ti fa credere che tutto ciò che fai per suo conto rientra nelle regole  dei giusti. Una scenografia volutamente essenziale, composta solo da un tavolo del parlatoi del carcere, che metaforicamente rappresenta la distanza che si è venuta a creare fra i due protagonisti, due sedie e due porte  una dalla quale entra la “nuova” Teresa, quella che vuole capire,che vuole spiegazioni per ritrovarsi , e l’altra che accoglie un padre senza responsabilità morale che può essere considerato sia carnefice che vittima nell’evolversi del confronto. Al centro del palco, per dare al pubblico un importante impatto emotivo, un Video Wall dove si proiettano le immagini dei volti di alcuni veri Dasaparecidos. Sul finire il gesto che dà il titolo alla pièce teatrale, una – Firma- su un documento giudiziario che Teresa dovrebbe mettere per condannare suo padre a morte, riconoscendo che non è il suo vero padre, ristabilendo la verità e punendo il colpevole. Ma a Fava non piacciono le soluzioni morali troppo semplici e mette il pubblico nella condizione di porsi una domanda : “ che cosa definisce davvero la nostra identità ? Il sangue, la memoria, o l’amore costruito negli anni ? E comunque alla fine Teresa rivendica il diritto di scegliere, non sarà nè il tribunale nè il passato a farle decidere chi essere, finalmente la sua storia se la scriverà lei. Altro elemento che arrichisce questo spettacolo, nettamente da non perdere, il monologo di Ninni Brischetta che ci ricorda che è vero, le dittature Sudamericane appartengono alla storia, ma purtroppo le logiche autoritarie e le guerre tra i popoli spesso anche della stessa Nazione non sono affatto scomparse, anzi  prosperano. Lo spettacolo che ha debuttato in Prima Nazionale ad Ancona, è coprodotto da Teatro Della Città- CPT di Catania- e Marche Teatro e dopo la mini tournèe Siciliana, riprenderà il suo percorso durante la prossima Stagione a Roma al Teatro Delle Indie.

 DI SEGUITO VI PROPONGO L’INTERVISTA ALLA PROTAGONISTA FEDERICA DE BENEDITTIS

Tu e Ninni Bruschetta, siete stati in scena al Piccolo Teatro di Catania, con la “FIRMA”, spettacolo tratto dal libro di C. Fava “ Non Ti Fidare”. Quali sono le differenze tra il libro e la pièce teatrale ? -Che tipo di adattamento ha fatto C. Fava che ne ha curato anche la regia-

Il libro si sviluppa in un lasso temporale maggiore quindi ci sono cambiamenti di tempo e di spazio, mentre lo spettacolo è ambientato solo nel parlatoio di un carcere, e solo in quel momento, non ci sono salti temporali. Il tutto si svolge nel momento in cui la figlia, Teresa, decide di andare a parlare con il padre, di sapere la verità e di capire cosa deve fare, se firmare queste carte che lo condannerebbero a morte. Io ho letto il testo in anteprima, nel libro ci sono tanti personaggi in pù, Teresa addirittura decide di andare in Argentina a scoprire le sue origini, poi ritorna, e c’è il ruolo molto importante di un avvocato che l’aiuta ad avere contatti con il padre il libro in confronto allo spettacolo è molto più ampio. A me è stato molto utile leggerlo per avere un background maggiore del mio personaggio e poterlo approfondire di più, infatti leggendo il libro ho scoperto molte più sfaccettature e sfumature di Teresa.

Questo spettacolo parla di verità sepolte che improvvisamente vengono a galla- del rapporto padre-figlia- e di guerra civile. Quale terremoto emotivo si crea tra i due personaggi?

   A Teresa è come se le crollasse il mondo addosso. Fino a trentacique anni pensava che quest’ex militare fosse suo padre , poi scopre non solo che non è il suo vero padre, ma che è anche complice di tutti quei reati di guerra accaduti in Argentina negli anni dei Desaparecidos, lei subisce una sorta di annientamento emotivo perchè scopre che addirittura suo padre forse ha ucciso i suoi veri genitori, magari non è stato proprio lui ma sicuramente era consapevole e complice. Fino ad allora era cresciuta in una bolla di vetro in cui tutto le sembrava che andasse bene e invece c’erano delle verità nascoste tremende.

Questo spettacolo parla anche del cofronto tra il male e il bene che si identificano nel tradimento del padre verso la figlia e nella rabbia della figlia tradita 

 Certo, la figlia, Teresa è una vittima e il padre un carnefice però poi nel corso della storia questi ruoli a volte si alternano perchè Teresa a un certo punto quasi non ha pietà del padre, non accettando ovviamente tutti quegli orrori.

Quant’è stato faticoso emotivamente e fisicamente interpretare questo spettacolo ogni sera?

 Abbastanza, perchè Claudio mi ha chiesto delle cose lontane da me. Io non conoscevo bene questa storia, mentre lui che che ha passato tra l’altro diversi anni in Argentina nel periodo del dramma dei Desaparacidos per fare inchieste giornalistiche, era molto addentrato nei fatti, per me invece era una cosa molto lontana. Andarmi a informare, vedere filmati su questi avvenimenti è stato un processo non semplicissimo, cercare di essere lì ogni sera in quel momento e vivere quella cosa non ti lascia indifferente. Ogni sera proiettiamo su un Video Wold le facce di veri Desaparacidos di quegl’anni , un collage di persone che non ci sono più e averli lì ci ricorda che non stiamo raccontando una favola, cioè la storia è inventata di per sè però quello è successo davvero.

A un certo punto il padre da carnefice si può trasformare in vittima a causa della “ Firma” della figlia che può decidere se farlo condannare a morte oppure no. Questo padre fino a che punto è carnefice?  E cosapevole di essere carnefice?

Lui considera tutto quello che è stato fatto come una cosa che andava fatta, quindi lui quasi non si sente colpevole, perchè per lui era la cosa giusta da fare in quegl’anni e questo lo rende vittima di sè stesso e non si redime , non se ne pente fondamentalmente questa è l’assurdità di tutte le guerre, chi è carnefice pensa che sia giusto esserlo.

Prima d’interpretare “ la FIRMA” conoscevi qualche testo di C. Fava?

 Di leggere non avevo letto nulla, avevo visto un paio di spettacoli non diretti da lui ma scritti da lui. Amo il modo di scrivere di Claudio perchè ha una verità nel linguaggio che per noi attori è un valore aggiunto incredibile, recitare un testo scritto bene ti agevola il compito, e lui scrive benissimo. Avevo visto “ Il Mio Nome è Caino “ interpretato da Ninni, e un altro spettacolo di Claudio dove Ninni era il regista, conoscevo questo di lui. Ora mi sono ripromessa di leggere altri suoi libri perchè la sua scrittura è superlativa.

Com’è Claudio Fava come regista?

  Malgrado è alle sue prime regie ha le idee molto chiare, va molto a fondo alle cose, sapendo quello che ha scritto è molto esigente è pignolo. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro insieme perchè io mi sono completamente affidata a lui e lui non è stato per niente lascivo anzi ci ha tenuto fino all’ultimo a darci tutte le sue note. Mi è piaciuto molto fare una cosa ben distante da quello che faccio io normalmente in maniera comoda , questo spettacolo non mi è per niente comodo sono uscita dalla mia confort-zone e questo è un motivo di crescita quindi è una cosa bella.

Stai facendo un bellissimo percorso teatrale. Chi è che ti ha dato fiducia la prima volta facendotelo iniziare?

  Io mi sono diplomata alla Silvio D’Amico e quando sono stata presa ho pensato “ Oh Dio che miracolo!” , perchè prima dell’Accademia avevo fatto solo qualche piccolo corso di recitazione in maniera molto amatoriale. Uscita dall’ Accademia ho avuto la fortuna di essere stata presa da Franco Però che era il Direttore dello Stabile del Friuli Venezia Giulia, mi ha preso stabile nella sua compagnia e per tre anni abbiamo fatto spettacoli continuamente, avevamo questo contratto da Settembre a Maggio e abbiamo fatto tounèe su tournèe con Branciaroli, Paravidino, lo stesso Però è stata una gavetta super fortunata capita molto raramente. Mi sono ritrovata a Trieste fra tutti Triestini, in realtà io ero stata presa solo per uno spettacolo e invece poi una ragazza della compagnia si è assentata perchè aveva preso un altro lavoro e io l’ho sostituita in tutti gli spettacoli avendo questa grande fortuna di essere fissa in compagnia potendo così sfruttare tante opportunità una dietro l’altra.

Federica De Benedettis 

Tu eri già stata a Catania con il “ Birraio di Preaston” tratto dal romanzo di Camilleri con l’adattamento e la regia di un altro grande regista G. De Pasquale e anche lì eri bravissima

Si, sono profondamente grata a Giuseppe. Avevo lasciato un pò il teatro perchè mi ero dedicata di più alla televisione, grazie a Giuseppe sono ritornata in teatro con il –Birraio- e con la “ FIRMA”, perchè se sono qui lo devo anche a lui che ha parlato di me a Claudio. Con Ninni ci conoscevamo perchè avevamo già lavorato insieme proprio in uno spettacolo di Giuseppe, era un testo di Jonesco che avevamo ripreso subito dopo la Pandemia i qell’occasione ho conosciuti sia Giuseppe che Ninni e quando si è ripresentata l’occasione di interpretare un padre e una figlia a Giuseppe sono subito venuta in mente io e a come c’eravamo trovati bene io e Ninni a lavorare insieme e ha riproposto questa coppia artistica.

Nel – Birraio di Preaston- entravi e uscivi in modo eccellente da più personaggi. Per raggiungere in teatro questo risultato ottimale,ti è servito conoscere i ritmi recitativi della televisione?

Al contrario forse è il teatro che mi è servito per la televisione non tanto la televisione per il teatro.  E’ il teatro che serve per recitare bene e seza problemi in televisione.  Ci sono dei casi in cui le scene non si possono fare e rifare in Tv , quindi se tu sei abituata al teatro dove le devi fare per forza bene in quel momento quando in TV deve essere , buona la prima, riesci a cavartela molto meglio di chi non fa teatro.

Tu e tuo marito per alcuni anni avete dato vita a due personaggi di grande successo del “ Paradiso delle Signore”- Roberta Pellegrino e Antonio Amato- . Come sei arrivata ad interpretare Roberta che ti ha dato tanta popolarità?

Il nostro lavoro è fatto d’incontri ed io anni prima avevo già lavorato con Daniele Carnacina con cui avevo fatto “ Sacrificio D’Amore” un’altra serie TV per Canale 5. E’ stato lui in Tv a darmi la mia prima grande responsabilità perchè in questa serie avevo un ruolo molto importante. Quando si parlava che lui avrebbe preso la Direzione Artistica del –Paradiso–  mi ha detto :- A me piacerebbe molto che facessi uno dei personaggi, c’è di mezzo la RAI quindi il provino te lo devo assolutamente far fare e vediamo se piaci anche a loro – “ . Alla fine è andata bene,  in più è coinciso anche col fatto che Daniele Carnacina aveva conosciuto Giulio, mio marito, per un film che avevano girato a Torino e mi ha ancora detto : “ – Mi piacerebbe che facesse il provino anche Giulio. –“ , quando abbiamo scoperto di essere stati presi tutti e due eravamo al settimo cielo.

Tu romana, tuo marito palermitano penso che in Sicilia vieni spesso anche in vacanza.

Tantissimo io sono sempre qua, pensa che qualcuno mi chiede se sono un’attrice siciliana, perchè non solo ho sposato un palermitano ma mi è capitato di lavorare molto spesso con attori siciliani, sono sempre contornata da siciliani e mi sento fortunatissima per questo. Ho partecipato anche ad un episodio di Montalbano, il mio personaggio parlava pochissimo però era abbastanza centrale nella storia e le persone vedendomi spesso recitare con attori siciliani e in sicilia, sposata con un palermitano  pensano : -sarà siciliana pure lei-.

Se dovessi suggerire al pubblico tre motivi per vedere in teatro la “ Firma” cosa gli diresti?

Gli direi innanzitutto che è una storia incredibile che non tutti conoscono, quindi sarebbe bene che tutti la conoscessero soprattutto i giovani, questo secondo me è uno spettacolo giusto da far vedere ai giovani, perchè come me non saranno così informati, a un giovane a mio avviso farebbe molto bene conoscere meglio questa storia. Un altro motivo è che il testo è scritto benissimo e poi Io e Ninni siamo una coppia super affiatata quindi è giusto che vengano a vederci.

Dal punto di vista storico come ti sei preparata al personaggio?

Mi sono andata a informare sui fatti veramente accaduti in quegl’anni, ho visto film , filmati, ho ascoltato quello che mi ha raccontato C Fava che è stato lì in Argentina in quel periodo.

La tournèe della “FIRMA” dopo Catania dove Prosegue?

Queste tappe siciliane sono state un piccolo assaggio di repliche, perchè in realtà la tournèe si svilupperà di più il prossimo anno già sappiamo che andremo al Teatro India di Roma e poi è ancora tutto da decidere, stanno organizzando un piccolo tour attorno a quelle date.

Prossimamente in Televisiione e al cinema dove ti possiamo vedere?

  Prossimamente, spero aq brevissimi in : – ALEX BRAVO- POLIZIOTTO A MODO SUO-, una serie di Canale 5 che ho girato quasi un paio di anni fa con Marco Bocci, dove siamo due poliziotti, lui è quello più scafato, meno tipico poliziotto classico, un pò sopra le righe, invece io sono quella più secchiona che lo riprende sempre e c’è anche una trama sentimentale legata a questa coppia. Adesso sto girando un’altra serie per Netflix ed è una commedy che vira sul romantico.

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Sono Fausta Testaj’ diplomata e abilitata come maestra di scuola dell’infanzia , con conoscenze basi della lingua inglese e della Patente Europea. Sin dall’adolescenza le mie passioni sono state tre : i bambini, infatti mi sono diplomata alla Maria Ausiliatrice e abilitata alla Parini di Catania, il mondo della cultura in generale con particolare attenzione verso il teatro e il cinema, e la scrittura. Crescendo ho deciso di assecondarle queste passioni, andando a insegnare all’ Istituto comprensivo di Certaldo in provincia di Firenze, dal 2001 al 2005, organizzando al Teatro Metropolitan di Catania due spettacoli, nel 2007 “Romana” interpretata dalla cantattrice Tosca meglio conosciuta come Tiziana Tosca Donati per la Regia di Massimo Venturiello,bellissimo omaggio a Gabriella Ferri, e nel 2008 “Delitto Perfetto”, dall’omonimo film di Alfred Hitchcok con la regia di Jeppy Gleijeses e l’interpretazione di Stefano Santospago, Marianella Bargilli, Massimo Cimaglia e Raffaele Pisu. Dal 2016 sono articolista, scrivendo di cinema, teatro e libri, per il SUDONLINE. Oggi la mia professione è gestire case vacanza, cosa che peraltro amo molto fare, ritenendola stimolante e arricchente, come il mondo della cultura.
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