Nessuno è innocente (o quasi) nel dramma contemporaneo “Il dubbio” di John Patrick Shanley

La nuova produzione del Teatro Stabile di Catania è un dramma contemporaneo, Il dubbio di John Patrick Shanley , portato in scena a New York la prima volta nel 2004 e sullo schermo nel 2009, che, pur sembrando ancorato ai fatti di cronaca, in realtà mette in scena un dilemma profondamente filosofico. Siamo abituati a considerare il dubbio fondamento della ricerca della verità ma cosa avviene se il dubbio diviene una convinzione, una presunzione di colpevolezza che non accetta prove a discarico e non chiama a testimoniare neanche la presunta vittima? La piece è ambientata in una scuola cattolica di Brooklyn nel 1964, subito dopo il Concilio Vaticano II che aveva portato una ventata di modernità e freschezza anche nelle file del clero; qui giunge padre Flynn, moderno, alla mano , pieno di novità pedagogiche e di carisma e per questo subito inviso alla preside, sorella Aloysius, una donna già esperta della vita e del mondo, avendo preso i voti dopo la vedovanza, che sospetta immediatamente che dietro il calore umano mostrato da padre Flynn nei confronti di un giovane allievo, il primo di colore ad essere ammesso in questa esclusiva scuola, vi siano delle mire oscure. La preside coinvolge sorella James, giovane insegnante, innocente ed entusiasta, nella ricerca di indizi contro padre Flynn, turbandola profondamente. Le indagini pur sembrando dimostrare la buona fede del sacerdote, coinvolgono la madre del ragazzo, che pur irritata dalle indagini della preside, essendo consapevole delle tendenze omosessuali del figlio e della mancanza di accettazione da parte della società e del padre stesso, preferirebbe accettare la mano che gli viene tesa per permettergli di completare l’anno nella stessa scuola. Alla fine la prosecuzione delle indagini indurrà padre Flynn a chiedere il trasferimento , convincendo ancora di più sorella Aloysius della giustezza delle sue convinzioni. Ma è davvero così? E’ fuggito perché ha pensato di essere stato scoperto o si è arreso alla persecuzione, avendo compreso che sorella Aloysius gli stava facendo terra bruciata intorno, come nella parabola della maldicenza e del cuscino di piume che lo stesso Flynn racconta a sorella James?
Il dramma ci lascia nel dubbio e soprattutto ci sollecita a cercare risposta a quanto sia lecito dubitare e fino a che punto la ricerca della verità abbia come scopo la verità e non la conferma delle proprie convinzioni.
L’eccellente regia di Andrea Chiodi, che si conferma una delle firme più valide del panorama teatrale attuale , valorizza i bellissimi dialoghi e porta in scena non solo i caratteri e una vicenda intensa ma il dilemma morale e filosofico, grazie anche ad un cast notevolissimo, prima fra tutti una straordinaria Elena Ghiaurov nei panni rigidi e autoritari sotto una parvenza di bonomia, di sorella Aloysius, con Luigi Tabita, carismatico padre Flynn; Irene Tetto è una spontanea e innocente sorella James, forse solo a tratti un po’ troppo vezzosa, ma encomiabile contrappunto all’austerità della preside, e infine Caterina Sanvi, efficacissima nel tratteggiare la madre del ragazzo. Ottime le scene, di Guido Buganza come i costumi, che nella loro essenzialità si trasformano con un minimo gioco di pannelli, di volta in volta in chiesa, palestra, ufficio. Le luci di Gaetano La Mela e le musiche di Ferdinando Baroffio sono funzionali alla messa in scena.