A Catania si è insediato Antonino Liberto Porracciolo,nuovo presidente della Corte d’Appello

Si è svolta lo scorso 28 febbraio 2026, nell’Aula delle Adunanze del Palazzo di Giustizia di Catania, la cerimonia di immissione in possesso del nuovo presidente della Corte d’Appello etnea, Antonino Liberto Porracciolo, chiamato a guidare uno dei distretti giudiziari più complessi e strategici del Mezzogiorno.
Alla solenne cerimonia hanno preso parte autorità civili, religiose e militari, magistrati, rappresentanti dell’avvocatura, esponenti delle istituzioni locali e numerose personalità del mondo accademico e professionale. Tra i presenti il procuratore generale Carmelo Zuccaro, il sindaco di Catania Enrico Trantino, l’arcivescovo metropolita mons. Luigi Renna e i rappresentanti dei Fori del distretto, che comprende anche le province di Siracusa, Ragusa e Caltagirone.

Ad aprire e moderare la cerimonia è stato il presidente facente funzioni della Corte d’Appello, Giovanni Di Pietro, che ha accolto il nuovo presidente con parole di stima e di fiducia. Richiamando un noto verso musicale – «si fanno giri immensi e poi si ritorna» – Di Pietro ha sottolineato il significato simbolico del ritorno di Porracciolo nella sua città d’origine, dove ebbe inizio il suo percorso professionale dopo il concorso in magistratura negli anni Novanta. In più, si riferisce che Di Pietro viene descritto come il presidente reggente traghettatore, dal distinto garbo istituzionale.
«Catania ha una tradizione di presidenti di Corte d’Appello di eccellente livello – ha affermato Porracciolo nel suo intervento – e questo significa poter contare su una macchina rodata, sia nella gestione degli uffici amministrativi sia nella professionalità dei magistrati addetti alla giurisdizione». Il nuovo presidente ha espresso gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per il clima di stima e collaborazione manifestato dalle istituzioni presenti.
Nato a Catania nel 1963, Porracciolo ha svolto gran parte della sua carriera fuori dal distretto etneo, operando a Caltanissetta e successivamente a Palermo, dove ha ricoperto l’incarico di presidente di sezione presso la Corte d’Appello. Ora torna nella sua città natale per guidare l’ufficio giudiziario dopo il pensionamento del presidente Filippo Pennisi.
Nel suo intervento il neo presidente ha sottolineato la qualità del lavoro svolto nel distretto catanese, evidenziando come i dati relativi alle pendenze civili mostrino risultati incoraggianti rispetto ad altri contesti giudiziari. Un risultato, ha ricordato, frutto dell’impegno dei magistrati e della capacità organizzativa degli uffici.
Inoltre, nel prendere la parola, Antonino Liberto Porracciolo ha innanzitutto ringraziato per l’accoglienza ricevuta e per la presenza delle numerose autorità istituzionali intervenute alla cerimonia. Il suo intervento si è progressivamente trasformato in una riflessione ampia e articolata, quasi una lectio magistralis dai tratti antropologici sul significato della giustizia e sul ruolo delle istituzioni nella società contemporanea. Un saluto particolare è stato rivolto anche agli organi di stampa, definiti presidio fondamentale della comunicazione e del servizio alla comunità. Lo stesso Porracciolo, del resto, è giornalista pubblicista.

Il subentrante presidente ha inoltre richiamato il valore del dialogo e della collaborazione istituzionale, ricordando le relazioni presentate negli ultimi anni giudiziari e il clima di cooperazione tra magistratura e avvocatura. A tal proposito ha citato il giurista Piero Calamandrei, che ricordava come «guardarsi negli occhi» resti un momento fondamentale dell’esperienza umana e della giustizia, anche in un tempo segnato dal progresso tecnologico.
Tra i passaggi più significativi dell’intervento del nuovo presidente è emerso il richiamo alla necessità di preservare il dialogo tra le diverse componenti del sistema giustizia, nel rispetto delle rispettive autonomie. Porracciolo ha evocato il sentimento di responsabilità che accompagna l’esercizio della funzione giudiziaria, un equilibrio delicato tra “onore e onere” che richiede decisioni concrete e orientate al bene comune. Un impegno che, nelle sue parole, trova fondamento nella ricerca della verità e nel rispetto della legalità quale presidio essenziale della convivenza civile.
Il nuovo presidente ha infine ribadito l’importanza di mantenere vivo il contatto umano nell’amministrazione della giustizia, pur nel contesto delle innovazioni tecnologiche e delle nuove sfide legate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale. «Quando un cittadino affida alla giurisdizione le proprie ragioni e i propri diritti – ha osservato – il dovere del magistrato è studiare, comprendere e decidere con senso di responsabilità».
Parole di apprezzamento sono giunte anche dal procuratore generale Carmelo Zuccaro, che ha ricordato l’impegno e lo scrupolo professionale che da sempre contraddistinguono Porracciolo, chiamato ora a guidare un distretto complesso, segnato da contraddizioni sociali, ma anche da grandi potenzialità.
Analogo augurio di buon lavoro è stato espresso dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catania, Antonino Guido Distefano, che ha assicurato la piena collaborazione dell’avvocatura del distretto, sottolineando come la capacità di ascolto e la cordialità del nuovo presidente rappresentino elementi fondamentali per un sereno svolgimento dell’attività giudiziaria.
In una breve dichiarazione, l’arcivescovo metropolita di Catania, mons. Luigi Renna, ha rivolto un pensiero ai detenuti, richiamando l’importanza di uno sguardo umano verso chi vive la condizione della reclusione. Ha quindi espresso stima per l’alto compito della magistratura, ricordando come l’esercizio dell’autorità debba sempre mantenere saldo il riferimento alla dignità della persona.
In conclusione, l’insediamento di Antonino Liberto Porracciolo segna, dunque, un passaggio importante per la giustizia del distretto etneo, chiamata ad affrontare sfide organizzative e sociali rilevanti. L’auspicio condiviso dalle istituzioni presenti è che il nuovo presidente possa guidare la Corte d’Appello nel segno della continuità, rafforzando il dialogo tra magistratura, avvocatura e società civile e contribuendo a rendere il servizio della giustizia sempre più efficiente e vicino ai cittadini.